Come riconoscere un’orientista

“Ehi, ma questo post è vecchio!” – diranno subito i Piccoli Lettori di RunLovers.
Prestate attenzione: c’è un apostrofo, che in questo non c’era. Significa che oggi parliamo di un altro esemplare dell’Homo Orientantis: la femmina.
La femmina di orientista è una creatura senza dubbio piena di fascino, ma – come tutti coloro che sono stati folgorati dalla bussola – può nascondere delle stramberie, che è opportuno affrontare preparati.
… e così hai conosciuto questa tipa. L’hai notata mentre correvate: è atletica, scattante e ha le scarpe semisfasciate, con evidenti tracce di fango. Non è una fighetta da color-run.
A giudicare da come è vestita, potrebbe avere pescato la sua mise da corsa dal cassetto del suo ragazzo, ma pensi che magari è il tuo giorno fortunato e si è solo servita da quello del fratello, e la abbordi.
È amichevole. Vi incontrate qualche volta. È interessante, sveglia, alla mano, ma… attento! Potrebbe essere un’orientista.
Ecco sette indizi per smascherarla.

1. Non teme gli invertebrati

La vedi correre la sera, e non è disgustata dalle falene che svolazzano intorno ai lampioni. Di giorno, non batte ciglio se un insetto le arriva in faccia. Se piove, scansa le lumache solo per non scivolare.
Quando è in auto, prende con le mani il ragno entrato da chissà dove e lo posa delicatamente sulla siepe.
Pulisce con nonchalance le suole dai resti di un lombrico.
Non solo sono pronta a scommettere un’orientista, ma oserei ipotizzare che venga da una stirpe di orientisti e sia stata prima in un bosco che in un’aula di scuola, perché tutta questa familiarità con la natura una normale donna del ventunesimo secolo non ce l’ha.

2. Non porta anelli

Almeno, non porta anelli in modo stabile.
Magari ogni tanto indulge a un monile su qualche dito, ma d’abitudine tiene le dita libere, infatti non ci sono segni di abbronzature o pieghe della pelle.
In gara gli anelli danno fastidio, sono continua fonte di preoccupazione perché possono essere smarriti e possono impigliarsi nella vegetazione.
Peggio ancora, possono impigliarsi nella Si-Card, che è quel pirulicchio di plastica colorata che ha sostituito i punzoni di plastica collocati sulle lanterne, con cui forare il cartellino-testimone, che probabilmente hai usato anche tu quando hai fatto orienteering alle medie.
La Si-Card non serve a orientarsi, ma dice quanto tempo ci hai messo a trovare una lanterna e quanto tempo ci hai messo a fare la gara. Niente Si-Card, niente classifica.
Nessun orientista – né uomo né donna – rischierebbe di perdere la Si-Card in gara per la sciocca abitudini di portare un anello, tanto vale eliminarli del tutto dalle proprie mani.
Naturalmente, gli orientisti sposati portano la fede nuziale (che per le gare talvolta tolgono o incerottano), ma vogliamo sperare che tu non stia facendo il filo a una ragazza maritata.

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3. Reca con sé del nastro adesivo

Certo, le donne sono strane e nelle loro borsette si può trovare davvero di tutto, a cominciare da piccoli flaconi di costosissimo bitume che spalmano sulle ciglia, e il rinvenimento di un rotolino di scotch non deve allarmare.
Più significativo è se si tratta di un rocchetto di nastro isolante da elettricista, conservato scrupolosamente nell’astuccio con specchietto, lenti a contatto ed elastici per capelli.
Se, poi, dal fondo del suo zaino da corsa fa capolino un rotolo di nastro da pacchi trasparente, ridimensiona le tue aspettative: non pratica il bondage, ma l’orienteering.
Con il nastro da elettricista fissa i lacci delle scarpe, affinché non si sciolgano impigliandosi in qualche arbusto o rametto vagante, mentre con quello trasparente assicura al braccio la descrizione punti, che è un utilissimo foglietto che ti dice con precisione – se sai leggere la simbologia – dov’è collocata la lanterna da trovare (tipo: “fra due alberi”, “al piede sud di una scarpata”, “al termine di un fragile spuntone di roccia, sospeso su un lago di lava”) e da quale codice è contrassegnata, così, quando ci arrivi, sei sicuro che sia quella giusta.
In genere si usano, per portare questo foglietto con sé, i “portadescrizione punti” (sulla migliore grafia di questo terribile sostantivo, chi scrive si è arrovellata a suo tempo), una sorta di astuccio piatto e trasparente con dei lacci per indossarlo sopra al polso, ma la scuola dell’avambraccio plastificato fa ancora molti proseliti.
Facci caso: se ha il braccio sinistro più depilato di quello destro, è una di loro.

4. Mangia come un portuale

Solitamente le ragazze sono molto attente alla linea, che giurano di conservare faticosamente. Questa non disdegna hamburger e panini con la salsiccia, meglio se guarniti con tanta cipolla e un tocco di senape.
Se ti invita a cena, ti fa assaggiare la sua specialità: il gulasch, rigorosamente preparato con lo strutto.
Come ogni sportivo, è attenta a ciò che mangia e non sarà certo questa la sua dieta quotidiana, tuttavia è abituata a nutrirsi di quel che passa il convento, poiché le gare di orienteering raramente sono organizzate in piazza del Duomo a Milano e quando, al termine, si può pranzare in sagra anziché succhiare la clorofilla dagli alberi come al solito, è – letteralmente – grasso che cola.
Anni di frequentazioni delle multi-days estive in Slovenia, Croazia e Ungheria, poi, l’hanno iniziata al culto della gastronomia asburgico-balcanica, facendo di lei una fiera estimatrice di sapori forti e delle pietanze ricche di intingoli.

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5. Fa la cacca

Abbastanza conseguentemente al fatto che mangia, questa ragazza si ritrova alle prese con processi metabolici che periodicamente le impongono di evacuare.
Ciò fa di lei una femmina molto atipica.
Sfido chiunque, infatti, a trovare una donna che ammetta di fare la cacca; la maggior parte di loro, solitamente, nega addirittura di avere un intestino. Le ragazze non vanno di corpo, lo sanno tutti.
La femmina di orientista, invece, probabilmente per via di una totale comunione con la natura che la libera dai ridicoli pudori che ancora tormentano le femmine di altre specie, non fa mistero delle sue funzioni corporali.
Non le sbandiera, certo, ma avendo ben presente la necessità di svolgerle prima di una gara, per non inficiare la prestazione, non si formalizza più di tanto e non si lascia inibire dalla presenza delle persone.
Se rifiuta il tuo invito a un Nutella-party dicendo che il giorno dopo ha una gara, non è una scusa per respingerti, ma puoi star sicuro che si sta riferendo a una gara di orienteering.

6. Ha gli stinchi scarnificati

Certo, potrebbe avere avuto uno scontro con un Silk Epil impazzito, oppure potrebbe vivere in una colonia di gatti in calore, ma se la ragazza che hai appena conosciuto si presenta all’appuntamento in gonna, ostentando fiera stinchi percorsi da un reticolo di sangue rappreso, la spiegazione più probabile è che si sia cacciata a tutta forza fra i rovi; e, se lo ha fatto, o è Biancaneve in fuga dal cacciatore o è un’orientista.
Esistono le ghette. Si tratta di un accessorio specifico dell’orienteering, un piccolo indumento più simile ai parastinchi dei calciatori che ai copriscarpe di Zio Paperone, in cui infilare le gambe per proteggerne la parte dal ginocchio in giù dai graffi della vegetazione. Chi le indossa ne è entusiasta, perché, eliminando il fastidio, invitano a procedere più spediti, e permettono anche di far durare di più i pantaloni.
Ma le ghette non sono per tutti.
Alcuni (chi scrive, per esempio) vedono le ghette come l’accessorio per l’atleta professionista, e non le comprano per non sentirsi ridicoli a bardarsi di tutto punto per un’uscita di un chilometro e mezzo alla patetica andatura di 20 min/km (quando va bene).
Per altri – e fra questi non poche ragazze – le ghette fanno rima con fighette, e non le portano perché “non ne hanno bisogno”, o perché tengono troppo caldo e rovinano la prestazione.
Perciò fidati: non tutte le orientiste hanno gli stinchi scarnificati, ma se ha gli stinchi scarnificati, è un’orientista. Cazzuta, per giunta.

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7. Ha più Salomon che Ferragamo

E così sei finito a casa sua. La serata promette bene, ti fa mettere comodo, ti indica la scarpiera dove puoi prendere delle ciabatte; e in quel momento la vedi.

Vedi la parete di scarpe da trail più fornita del mondo, di tutti i colori e le fogge (ma di un’unica misura).
In un angolo polveroso ci sono una decolléte col tacco alto che, se tu fossi capace di datare le scarpe dal loro stile, capiresti che è lì dal giorno della laurea, e una chanel un po’ più bassa, per quando proprio la situazione lo richiede.
Per il resto è un fiorire di Salomon, La Sportiva e Inov-8. Forse scorgi una pedula per il tempo libero e due Birkenstock per l’estate, ma tutta la scarpiera è zeppa di scarpe da trail, alcune talmente leggere che sulle prime le hai scambiate per scarpette da calcio.

Alcune marche ti sono addirittura nuove: pensavi di conoscere bene le scarpe da running, ma queste “Icebug” – colorate come un carro di Rio e con uno scarafaggio come logo – non le hai mai viste in un negozio, altrimenti te le ricorderesti.

Sei davanti alla scarpiera di un’orientista, non c’è dubbio.
Sono necessarie così tante scarpe per fare orienteering?
Certo che no, ma sono necessarie tutte le scarpe che normalmente ha una donna per camminare?

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Una ragazza resta una ragazza anche se sa leggere una cartina, e come tale è irresistibilmente attratta da tutto ciò che si può mettere ai piedi. Avrà un paio di scarpe più protettive per gli allenamenti; uno essenziale per le gare; uno in Gore-Tex per quando è piovuto e il sottobosco è bagnato; uno di mesh ultraleggero per quando piove che Dio la manda, così, anche se si bagna, non si inzuppa; uno che non mette mai perché lì per lì pareva che fossero comode, ma poi ha scoperto che fanno le vesciche e allora non le indossa, ma le tiene perché “non si sa mai”; uno perché era fucsia; due perché erano in saldo.

I commercianti di scarpe da trail o da orienteering conoscono questa debolezza, e si appostano con i loro stand alle principali manifestazioni, facendo sfracelli grazie al binomio letale “scarpa + bancarella”.

Anche per le orientiste femmine vale quello che vale per gli orientisti maschi: quando avrai avuto modo di riscontrare tutti gli indizi, probabilmente sarà troppo tardi e ti ritroverai, senza sapere come, nel gelo di una domenica mattina senza sole a noleggiare una Si-Card presso un tavolino da campeggio in una brumosa landa desolata, e a ripeterti come un mantra “clear e check alla partenza, clear e check alla partenza”.

Ma è un piccolo prezzo per la fortuna di stare con un’orientista.

(Photo Credits from Flickr by KROCKY MESHKIN)


Per questo contributo ringraziamo Larrycette:

Larry (@Larrycette), dopo numerosi tentativi di scansarsi, si è accostata all’orienteering e alla corsa a causa del marito. Sul blog larryetsitalia.net racconta come è diventata la peggiore orientista d’Italia, Austria, Slovenia, Croazia e Ungheria; il prossimo ottobre correrà per il titolo scozzese.
Ci tiene a ricordare a tutti che una volta ha finito una maratona.

 

 

 

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