We. Will. Not. Stop.

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Mi trovo ancora a Boston dopo quanto accaduto all’arrivo della sua maratona. Non ho paura. Ho passato vari stati d’animo successivamente alle esplosioni ma la paura ha avuto uno spazio piuttosto breve via via che si apprendevano maggiori dettagli sulle esplosioni.
Il sentimento più forte è l’incredulità e la tristezza. Sono incredulo che si possa anche solo concepire un atto così terribile e vigliacco. E sono triste per la città e per la sua maratona, per la festa che è stata rovinata a tutti.

Chi ha paura muore ogni giorno.

La città ha risposto alla grande, le autorità si sono mosse con un ampio dispiegamento di mezzi e uomini. Non è bello vedere l’esercito e la polizia che presidiano la città ma c’è da dire che mi fanno sentire al sicuro.
È bello vedere invece la reazione degli abitanti di Boston. Chi intuisce che lunedì ho corso la maratona mi chiede come sto, se ho visto qualcosa e si dispiacciono per l’accaduto con sincera solidarietà. Buona gente.
È bello vedere, nei parchi cittadini, che i runners non sono intimoriti per nulla ed anzi si sono uniti ancora di più dopo gli eventi di lunedì. Fioccano iniziative di solidarietà come quella, lanciata da alcuni studenti del Boston College, di correre gli ultimi 5km tutti assieme in modo da far terminare la maratona a chi se l’è vista scippare dagli attentatori.
Ed è bello sentire la gente che mi chiede se tornerò a fare questa maratona. Io rispondo nell’unico modo possibile. Certo che ci torno, già l’anno prossimo.

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I’ll be back.

Torno per dimostrare che non bisogna aver paura di atti di questo tipo. Perché, come diceva qualcuno che, suo malgrado, con situazioni anche più gravi di questa ha dovuto convivere a lungo: “chi ha paura muore ogni giorno”.
Torno per non dare troppa importanza alla vigliaccheria di un atto di questo tipo che non merita di poter condizionare la vita della gente. Maratoneti e non.
Torno per la maratona che, tolti gli eventi tragici, sarebbe stata la più bella che ho mai corso, nonostante una prestazione da parte mia non ottimale. Il che la dice lunga su quanto sia bella questa gara.
Torno per Boston e per la sua buona gente alla quale voglio poter esibire la medaglia che consegnano a chi termina la maratona. E voglio poter girare per la città facendomi fermare dalle persone che mi fanno i complimenti per la maratona appena terminata e che mi chiedono il tempo con cui ho tagliato il traguardo. Perché a Boston ti chiedono che tempo hai fatto no quanto sei arrivato.
Sono un bel po’ di motivi. Sceglietene uno anche voi e uscite a correre che è la cosa più bella che si possa fare.

(credits immagine principale: ABCNEWS.com)

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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