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L’arrivo e la nuova partenza

La preparazione di un Ironman non è solamente un fatto fisico o mentale. È un percorso complicato che per il nostro Matteo arriva a compimento oggi e non conta il risultato finale perché il percorso di preparazione è stato un'esperienza straordinaria. Eccola.

Ciclista per caso

Cosa succede quando un triatleta prova a farsi accettare nel gruppo dei ciclisti con il coltello tra i denti?
Matteo Torre
Matteo Torre (detto Tower): Matteo è una creatura poliedrica come neanche le lame miracle blade. Nuota, pedala e corre come Bud Spencer, Luigi Malabrocca e Linus di Radio DeeJay. In seguito ad un incidente con il tapis roulant ha battuto la testa e si è persuaso di essere un uomo di ferro. Per dimostrarlo a se stesso, prima che a tutti gli altri, anziché provare a volare con l'ausilio di razzi propulsori e a sconfiggere i cattivi ha deciso di iscriversi ad un IronMan. Che è impresa molto più difficile, oltre che per niente aggratis! Ma lui ce la farà e noi godremo dei ricavati del suo successo scroccandogli il pass per la festa di fine gara.

Tempo di lettura: 3 minutiRitornare a una settimana da 6 allenamenti è stato piacevole ma ha richiesto anche una puntuale pianificazione delle sedute, da incastrare tra le giornate di lavoro e gli impegni sociali. Il modo si trova sempre, o quasi, è principalmente una questione di volontà e motivazione. Se abbiamo quella niente ci può fermare.

Vedere le opportunità anche se è buio

Facendo due conti ho dovuto programmare un lento, molto lento, di 1 ora martedi mattina. In inverno non amo correre presto perché uscire dal letto caldo mentre fuori ancora è buio per me è la tortura più grande che ci possa essere. Per di più lunedì sera avevo nuotato 3 km piuttosto intensi, quindi la prospettiva di mettere in fila due sedute a meno di 8 ore di distanza non è che mi sorridesse tanto. Ma un Ironman deve avere la forza per affrontare ben altro, per cui mi sono messo a impostare il piano “corsa alle 6 del mattino al freddo e al buio”.

Sono cose di cui parliamo spesso su Runlovers: tutti i vestiti vanno preparati in anticipo e riposti ordinatamente nella stanza in cui potete cambiarvi senza svegliare nessuno. Io poi sono maniaco e li metto impilati nella sequenza con cui li devo indossare, deformazione da zona di transizione triathlon. Che vi tengano caldi quanto basta a non farvi pentire di essere usciti ma non troppo, dovete avere un pochino di freddo per i primi 10/15′. Insomma, sveglia puntata alla 5:30 e poi via.

Lo ammetto, i primi chilometri non sono piacevoli ma poi tutti i muscoli si rilassano, la corsa diventa sciolta, i battiti del cuore si stabilizzano e le endorfine cominciano a scorrere. È a quel punto che ci si rende conto del privilegio, a poter vedere il mondo per primi, quando l’aria è pulita e il silenzio completo. A poter usare in totale solitudine la stradina in terra battuta del parco, e soprattutto dedicarsi per un po’ di tempo esclusivamente a se stessi. Al rientro una doccia calda e una mega colazione sono la ciliegina sulla torta per iniziare una giornata speciale che alla fine si rivela anche estremamente produttiva in ambito professionale. Arrivare in ufficio con mente e corpo già caldi è un gran vantaggio.

La ricompensa per i nostri sforzi

Da giovedì a sabato ho alternato nuoto, corsa e bici (indoor) in orari canonici arrivando a domenica con un’altra sveglia “da pazzi”, ore 6:30 per partecipare alla mitica “Galaverna di Pianoro”, una corsa non competitiva sui colli bolognesi che si contraddistingue per il gelo, l’altimetria (434 m di dislivello positivo sul percorso da 17k), le parti in sterrato e la gramigna con la salsiccia offerta al ristoro finale (sorvolando sul vin brule in quelli intermedi).

A parte che correre in salita è un allenamento eccellente per il potenziamento dei muscoli, sollecitando anche distretti di solito trascurati, la parte “mistica” è arrivata affrontando una discesa innevata, tagliando per i campi e immerso nel silenzio totale di una mattina piena di nebbia e pioggia gelata. Usando un po’ di immaginazione ho pensato di evitare il passaggio sui tratti già calpestati e resi scivolosissimi da un orrendo impasto neve-fango e di godermi semplicemente il manto bianco. Mi sono messo cosi a saltellare giù per il pendio, con la confidenza di un buon grip sotto le Wave Rider 15 e lavorando con busto e braccia per bilanciarmi. Un chilometro di pura perfezione nei movimenti, armonia corpo mente, controllo completo su me stesso. Un chilometro che non avrei mai potuto fare in quel modo se, superando i momenti di sconforto, di tanto in tanto non mi forzassi a fare quel primo passo che mi porta fuori di casa anche se ho sonno, anche se sono stanco, anche se sta piovendo.

La ricompensa per i sacrifici che ognuno di noi fa per poter correre è talmente densa di soddisfazione e autostima che ne vale sempre la pena, di questo non dobbiamo dubitare mai.

(Foto from Flickr by Ilja)

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