Teoria della relatività

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Pensavo che vi avrei parlato del lunghissimo completato due settimane fa sotto una tempesta di neve e chiuso al ritmo programmato della maratona, senza mangiare né bere ma con ancora tantissima benzina delle gambe. E poi pensavo che avrei scritto anche qualcosa sull’ultima mezza di allenamento, che ho corso in solitaria e in cui ho limato di quattro secondi il mio personale sui 21 km. E invece sia per le vicende familiari sia per un periodo lavorativo di super impegno mi ritrovo con il computer sulle ginocchia a 8 giorni soltanto dalla Maratona di Roma. Quindi pazienza, i dettagli delle ultime due settimane di allenamento (una di mega carico e una di scarico) sono sul blog, caso mai interessassero a qualcuno.

Il nuovo Papa e una maratona. Una domenica qualsiasi.

Meglio guardare avanti allora, a una domenica che si preannuncia carica di eventi e imprevisti. Eggià, perché la mia seconda maratona si correrà in una giornata speciale, con probabile “intronazione” del nuovo Papa. Perché anche se io sono agnosticissimo rimane comunque un evento che segna la storia dell’umanità così come quella dei diecimila iscritti alla gara, visto che probabilmente cambierà il percorso e l’orario di partenza potrebbe essere spostato nel pomeriggio. Insomma, una rivoluzione, che tutto sommato non mi spiace perché metterà alla prova la mia capacità di adattamento, ed essendo questa nient’altro che un allenamento per l’Ironman cosa potrei chiedere di più? Maggiore la difficoltà, maggiore l’allenamento.

A proposito, sarà che la caccia grossa nel 2013 si chiama Ironman Florida, sarà che l’emozione della prima volta non è ripetibile, mi sento felice di andare a correre in mezzo a tutta quella bellezza ma non sono particolarmente agitato. Il pensiero ricorrente è “sei preparato” e “questo è uno scherzetto rispetto a quanto dovrai fare a novembre”, che va bene perché così non mi stresso inutilmente. A vederla in modo più oggettivo però non sarà di certo una passeggiata, se non altro perché l’obiettivo è comunque ambizioso, chiudere in 3h25’ cioè limando 12’ al tempo dell’esordio. Vedremo.

Un giorno questo dolore mi sarà utile.

Quello che so bene invece è che negli ultimi due mesi e mezzo come tutti quelli che preparano una maratona primaverile sono passato attraverso buio, gelo, pioggia, fango e neve. Che certe giornate le mie gambe erano leggere come piume e altre pesanti come piombo. Che a volte ho corso con il sorriso sulle labbra e altre con le lacrime agli occhi. Che mi sono esaltato a fare i combinati bici-corsa, sognando l’estate e l’Ironman, e depresso a correre ripetute da 3km sopra lastre di ghiaccio. Che ho maledetto l’impegno che mi sono preso e ringraziato per avere la fortuna di poter correre e il tempo di allenarmi. E che il sudore che ho versato, il dolore che ho attraversato non sono stati inutili perché mi hanno reso più forte.

Tutto è relativo.

E mica solo nello sport, anzi, soprattutto per affrontare le sfide che la vita ci mette di fronte, molto più difficili che una maratona. Quella serve soltanto a ricordarci quanto sia difficile essere uomini veri, mentre i 42 chilometri che ci attendono sono solo un simbolo, una metafora di questa vita, e per quanto potente alla fine maledettamente semplice se vista in prospettiva. Tutto dipende dal sistema di riferimento, come nella teoria della relatività di Einstein: una maratona, l’Ironman, un ultratrail, la lotta quotidiana per assicurarsi di che vivere, per la difesa dei diritti e della dignità delle persone, per difendere la vita. Basta allontanarsi un po’ e le cose riacquistano il loro giusto peso, alla fine.

Però adesso la palla passa alle gambe, al fiato, al cuore e alla volontà, almeno in corsa dipende tutto e solo da noi.

(By Jim Larson, from Flickr)

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