Scrollate la neve dalle scarpe. Che si fa questa primavera?

Visto che qui su RunLovers abbiamo già battezzato di aver “scavallato”, penso sia anche giunta l’ora di decidere cosa vogliamo fare da grandi.

A parte tutto, a Marzo la gente seria, anzi, i runner seri hanno già ben chiare le idee su quali gare scegliere per la stagione che li aspetta . Come ho specificato i runner seri. Ma non tutti lo siamo.

C’è chi corre per il gusto di correre e basta, e non si metterà mai nelle condizioni di fare una gara. Per ansia da prestazione, per fobia di trovarsi in mezzo ad altri centinaia di fuori di testa in canotta e braghette, perché è convinto che la musica alle gare non gliela fanno usare perché elemento dopante. O semplicemente perché proprio non gliene frega niente.

Per carità, alzo le mani. Seconda regola*: vivi e lascia vivere.

Provo solo a buttarla là, e a suggerire di chiedere a un po’ runner “profani”, che hanno corso almeno una volta una gara, cosa hanno provato. Difficilmente ho sentito resoconti drammatici, persino da quelli che, come un’unica competizione della loro vita, si sono cimentati in *follie* pure come la Strongman Run.

Insomma, se proprio non vi siete mai lanciati/lanciate in una competizione, la primavera pare vi stia già acclamando a gran voce con un “Ave, runner!”

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LANCIATEVI, IL TRAGUARDO VI ASPETTA

Non importa che vi diate come primo obiettivo la maratona (cosa che in Italia va di gran moda, soprattutto quella di New York). Cioé, va bene anche quella, per carità, ma così esaurirete subito la competizione più bella e più sognata che possiate arrivare a fare, almeno questo è ciò che penso.

Per iniziare basta una 10km o se proprio volete sfidarvi, una 21km. L’avere un obiettivo davanti a sé, con una data e un giorno prestabilito, rivestirà tutti i vostri allenamenti  di un’aurea di sacralità e di “viaggio verso”. Vi incentiverà a uscire quando “No way, non ne ho voglia!”. Sarà la benzina di un motore che difficilmente poi si spegnerà, anzi vi dovranno spegnere. E il momento della gara, sarà un’impresa solo vostra ma condivisa con altri che rimarrà uno dei ricordi più belli delle vostre fatiche.

In questo momento in cui scrivo, giuro che ho davanti a me i volti di tanti che ho visto arrivare al traguardo in questi quasi 2 anni di gare. Ci sono alcune competizioni da groppone in gola, quelle più sfidanti e più impegnative, come le ultramaratone, le maratone e a volte anche le mezze (dipende sempre da che tipo di mezze sono :)). Ho in mente questo papà che lo scorso anno a Parma si fermo per prendere suo figlio in braccio e finire con lui la mezza maratona. Questo per dire, che davvero non sempre si gareggia per il tempo, ma per la sfida in sè e verso se stessi.

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Oppure l’esultanza di una signora (non proprio giovanissima, eh) nel momento in cui arrivò in fondo a una 10km lo scorso anno in Romagna. Ho visto cosa vuol dire sentire davvero di “avercela fatta” non si sa bene se contro di sè o con sè. Quella che a me sembrava una distanza di poco conto, terminata dalla sciura era stata un’impresa epica. E così lo stesso pochi giorni fa, quando ad una corsa di divertimento in notturna, di 7km, ragazzi e ragazze sono arrivati con uno di quei sorrisoni e una soddisfazione, che forse manco dopo un esame glieli vedi stampati così!

Insomma, io invito chiunque a partecipare a una qualsiasi competizione, scegliendo quella che più si intona con le proprie note. Non è obbligatorio, ma l’esperienza è consigliata, almeno per poter dire: “Ho provato e NO, grazie”.

 

Se invece non c’è verso, e proprio ve ne infischiate e per voi tutto ciò è poco allettante, nessuna preoccupazione. Il runner che cova dentro di voi sente che la primavera lo sta tirando fuori a prepotenza dal letargo invernale, e una volta rimesso su strada, sarete degli omini Duracell con i vostri obiettivi personali da raggiungere ogni volta che uscirete.

 

*La prima ricordo sempre che è: stare calmo.

(Photo from Flickr by jacsonquerubin)

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

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