Pane e corsa

Ho bruciato l’arrosto.
(ok, puó capitare ma…)
Ho COMPLETAMENTE bruciato un arrosto di oltre 1 kg., un taglio di girello che già prefiguravo nel piatto di portata.
Ho completamente ed inesorabilmente bruciato un arrosto e mi trovavo a 15 cm. dalla pentola.
Un disastro culinario.

(e per me, donnamogliemadrelavoratriceindefessa e, in ultimo ma non da meno, casalinga prossima alla disperazione, è quasi come un delitto di lesa maestà. Io, che già mi vedevo al cospetto dei giudici di Masterchef. Con un main course degno di questo nome. Invece, se mi presentassi ora Cracco mi fulminerebbe con lo sguardo – non che mi dispiacerebbe – Bastianich non oserebbe farlo assaggiare nemmeno al proprio cane e Barbieri probabilmente si lascerebbe scappare qualche espressione in bolognese stretto… non ripetibile).

Insomma, il danno é fatto e mo’ sono cavolini (di Bruxelles) amari… E non era nemmeno quello il contorno previsto.

Stavo pensando al mio ultimo anno. Il primo ‘di corsa’.
Come definirlo? Così, d’acchito, direi che è stato un “annus horribilis” ma è una locuzione ormai inflazionata e lascio il copyright ad una mia omonima decisamente più famosa…
Un anno ‘di cambiamento’, che mi piaccia o meno. No, decisamente non mi è piaciuto. Ma non si sceglie ciò che la vita ci riserva. Che ci piaccia o meno.
Ho iniziato a correre ‘tanto per’: tanto per fare qualcosa, per riprendere a fare un po’ di quello sport che prima di allora era molto ‘su carta’ e poco ‘dal vivo’, complice un cambiamento di vita, e una nuova vita.
Ho iniziato a correre tanto per restare in forma, ché l’aspetto fisico conta (per qualcuno un po’ di più). E poi, nello spazio di un weekend, è cambiato tutto. Mi è crollato il mondo addosso. Tutto ciò che ritenevo di avere, tutte le convizioni alle quali credevo, tutti i ‘piccoli mattoncini’ che, a fatica e con gioia, avevo messo ordinatamente uno sopra l’altro…
Pouf, crollati come carte.

La corsa mi ha salvata. Effetto terapeutico della corsa, se posso azzardare.
Salivo sul tapis roulant e piangevo. Lacrime amare e di rabbia. Correvo, e nella mia corsa c’era tutta l’incazzatura verso quel mondo, il mio mondo, che mi aveva tradita.
Altro che tabelle e programmi di allenamento: sono passata da zero a 1 km. E poi 2 e fino a 5 e oltre. E sempre con l’incazzatura come benzina, e le gambe, ed il cuore, come motore.
Poi ci ho preso gusto, e non mi sono piú fermata.

“Ciò che non uccide, fortifica”. Quanto é vero.
Sono ancora qui. Sono più forte? Certamente, perché la mia fragilità mi ha reso tale.
Sono consapevole che la vita non é mai bianca o nera… Ma tante sfumature di grigio (non 50 però!). Non perdono e non dimentico. Non potrei e non voglio.
Ma per crescere – e non si finisce mai di farlo – bisogna andare oltre le proprie convinzioni, e decidere chi si vuole essere, e come lo si vuole.
Ed io sono una vincente. Non ambisco a medaglie e corone di allore. Sono vincente perché ho deciso IO chi volevo essere.
La corsa mi ha reso vincente. La corsa mi reso una donna, una moglie ed una madre migliore. Sulla casalinga perfetta ci sto ancora lavorando.

E pazienza se l’arrosto è bruciato… adesso esco. A correre.

La We Own The Night si avvicina. Ed al ritorno, niente di meglio che un tozzo di pane e le emozioni della corsa: cibo per il corpo e nutrimento per l’anima.
(e per Masterchef… ci riprovo l’anno prossimo!).

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