Non fermarti mai. Parola di Daniel Fontana

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“Argentino al 100%”, come lui stesso si definisce, Daniel Fontana dal 2004 è naturalizzato italiano.  Nato nel ’75 a General Roca nel Rio Negro, da quasi 10 anni vive in Italia a Settimo Milanese, dove si allena e allena a sua volta. Triatleta Azzurro olimpico ad Atene e Pechino, è fra i primi top 15 per 3 volte ai mondiali distanza olimpica (8° nel 2005, miglior italiano di sempre), ha vinto 4 titoli italiani individuali e 4 a squadre, 3 titoli Argentini, 1 titolo sudamericano e 1 di campione pan-americano.
Nel 2009 passa alle lunghe distanze e arriva secondo posto al Mondiale 70.3 a Clearwater. Nel 2010 esordisce nel mitico Ironman con il terzo posto in Sudafica stabilendo per di più la miglior prestazione italiana di sempre nell’Ironman con il tempo di 8h18’54′‘.
Nel 2011 chiude la finale mondiale Ironman a Kona-Hawaii al 12° posto assoluto e vince i 70.3 di Pucon e il primo 70.3 italiano, quello di Pescara.

Quando hai iniziato a fare sport? Qual è stata la tua prima disciplina?

Ho cominciato a nuotare quando avevo 6 anni, a General Roca, un paesino nel sud dell’Argentina, mia sorella aveva problemi di crescita e mia mamma ci ha portato tutti in vasca.

E l’incontro con il triathlon come è avvenuto?

Ho nuotato a discreti livelli fino a che la piscina chiuse. Non sapendo come occupare il vuoto che mi aveva lasciato il nuoto ho iniziato a correre, è stata la mia fine!

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Cosa ti ha spinto a passare dalle distanze brevi a quelle lunghe?

È un processo naturale, ho fatto del mio meglio nelle distanze corte, sono stato campione Americano nel 2001, due Olimpiadi e un’infinità di gare in giro per il mondo. I lunghi mi hanno dato motivazione e stimoli per continuare, sono due sport diversi.

Le gare di endurance richiedono “qualcosa in più” rispetto alle sprint? Più testa o più fisico?

Il triathlon richiede sempre il massimo, sia negli sprint che nell’Ironman. Negli sprint arrivi ai limiti del dolore e della fatica, mentre nelle lunghe distanze, all’esaurimento totale: Ho scoperto delle frontiere incredibili, il corpo si adatta a fare allenamenti di 7-8 ore. Per i lunghi ci vuole pazienza e tanto lavoro.

In carriera hai ottenuto vittorie e podi prestigiosi, qual è la tua gara più bella, al di là del risultato finale?

Forse il secondo posto ai mondiali 70.3 di clearwater, venivo da un anno difficile e con poco morale. Non sentivo la fatica, ero emozionato.

Com’è la tua giornata tipica di allenamento?

Di solito faccio 2 allenamenti al giorno, cerco di nuotare sempre al mattino presto, ma quando devo fare i lunghi di bici, parto al mattino… e arrivo al pomeriggio…

Ascolti musica mentre ti alleni?

Mai, la musica, oltre a essere pericolosa per il traffico,  motiva per 20’, le altre 5h40’ rompe le balle.

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Qual è il tuo trucco mentale con cui ti aiuti a superare i momenti difficili in gara?

Nessuno, penso che nei momenti duri bisogna muoversi, continuare a correre, forse rallentare, ma mai fermarsi, non pensare, solo correre.

Il concetto di limite, secondo Daniel Fontana.

È la barriera mentale e fisica della comodità e comfort, dove sotto il quale è facile rimanere. Noi atleti professionisti siamo sempre a ‘soglia’, scomodi, fino a che il limite si sposta in su, e si riparte…

Quanta disciplina serve in un IM (passo, alimentazione, strategia)?

Bisogna essere rutinario e noioso, non innovare, anche se sempre ci sono degli imprevisti e bisogna essere pronti a reagire. Mangiare sempre lo stesso e andare al proprio passo anche se le sensazioni sono ottime. Io sono di sangue caliente ed è un mio limite. È una gara che dura 8 ore, ma ti passa la vita davanti, un momento vai facile, subito dopo ti trovi a guardarti le spalle per vedere se hai qualcuno addosso.

A proposito di alimentazione: segui una dieta particolare o ti regoli da solo?

Cerco di seguire i principi della dieta Zona, con la consulenza di Elena Casiraghi di Enervit. Ma penso che il segreto è non esagerare e mangiare ordinato e variato.

E quanta “creatività” invece per sorprendere gli avversari e vincere?

Ho vinto molte gare bleffando, facendo degli scatti o attacchi senza avere niente nelle gambe. A volte si perdono delle gare per eccesso di rispetto. Quando si fanno delle gare testa a testa per tante ore, è difficile mantenere la serenità e capire in che condizioni è l’avversario.

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Qualche consiglio per gli Ironman in erba?

Per chi vuole arrivare in fondo alla sua prima gara. L’ironman bisogna costruirlo in allenamento, con un programma strutturato, lineare e collaudato. Chiunque può farlo, ma nessuno lo inventa dal nulla. Tante settimane di umiltà e low profile a macinare km.

Quali sono le aziende che ti supportano?

La mia Società Sportiva, quella di cui difendo i colori, la DDS di Settimo Milanese. Poi importanti aziende come ad esempio Kuota, Enervit, Brooks, Polar, fi’zi:k, 3T, XTerra, LAS Helmets.

Sbilanciamoci sul 2013. Raccontaci un sogno sfrenato, una gara che vuoi fare tua a tutti i costi e qualcosa che vuoi fare che non c’entri con il triathlon.

Ho vinto tante gare di distanza sprint, olimpico e 70.3, mi manca l’ultima vittoria. L’anno scorso sono stato vicino a Klagenfurt. Adesso è arrivato il momento.

Ringraziamo Sport Time per aver reso possibile questa intervista.

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Matteo Torre (detto Tower): Matteo è una creatura poliedrica come neanche le lame miracle blade. Nuota, pedala e corre come Bud Spencer, Luigi Malabrocca e Linus di Radio DeeJay. In seguito ad un incidente con il tapis roulant ha battuto la testa e si è persuaso di essere un uomo di ferro. Per dimostrarlo a se stesso, prima che a tutti gli altri, anziché provare a volare con l'ausilio di razzi propulsori e a sconfiggere i cattivi ha deciso di iscriversi ad un IronMan. Che è impresa molto più difficile, oltre che per niente aggratis! Ma lui ce la farà e noi godremo dei ricavati del suo successo scroccandogli il pass per la festa di fine gara.

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