Nike Free Flyknit 5.0, le Free amplificate

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Si racconta che il concetto Flyknit nacque da questa intuizione: da una calza  incollata ad una suola. Massima comodità e adattabilità ad ogni piede unite ad una suola che rende confortevole la corsa e protegge la pianta del piede. Il punto di partenza era, narra la leggenda, in un qualche prototipo nella mitica kitchen di Portland, il laboratorio di Nike. Quel punto di partenza è diventato molti anni dopo il punto di arrivo: le Nike Free Flyknit 5.0.

Un passo alla volta

La tecnologia Flyknit è stata impiegata la prima volta più di un anno fa con le Racer e le Trainer e e poi applicata ad altri modelli: le Lunar+1 e le Flyknit Hyperfeel: una tomaia in tessuto a maglia che garantisce superleggerezza, traspirabilità e soprattutto una lavorazione con un’unica cucitura sul tallone (seamless – senza cuciture, appunto – un vero e proprio gioiello industriale). Quasi contemporaneamente a queste ultime sono state presentate le Free Flyknit 5.0. Il collo di queste scarpe – che è esattamente come quello di un calzino, con la fascia elastica a fermarlo sulla caviglia, è un dettaglio che ne riassume tutta la filosofia: morbide, elastiche, aderenti ad una suola iperflessibile, adattabili ad ogni piede, leggerissime, traspiranti (tanto che si possono indossare anche senza calze).

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Un modo diverso di mettersi le scarpe

Normalmente le scarpe le infili e le allacci. Queste le infili, certo, ma allargando il collo che poi ti si richiuderà sulla caviglia, bloccandone lo sfilaggio. Ci sono i lacci ma non servono ad evitare di perderle: servono al sistema Flywire per bloccare la tomaia e la suola al mesopiede  attraverso un sistema di cavi integrati nella tomaia che ingabbia il piede e regola l’aderenza della suola alla pianta del piede. Si tratta del solo sostegno di cui sono dotate le Free, che per il resto lasciano il piede al naturale, molto libero di muoversi e senza alcun supporto anti pronazione/supinazione/ecc.
Quindi le indossi e pensi “Ok, devo fare altro? Niente? Finito?”. Esatto: finito. Esci e corri.

Natura+

Le Free Flyknit sono studiate per essere proprio questo: fermare una suola al piede, proteggerlo, essere dimenticate. Calza+suola/Tomaia Flyknit+suola Free 5.0. Drop da 8 mm, impostazione intermedia fra il tradizionale e il natural running (cioè una scarpa che spinge a correre di avampiede ma non troppo e soprattutto restando molto comoda), suola con profondi tagli nello spessore per permettere la flessibilità massima.

La famiglia

È inevitabile parlare delle Free Flyknit non parlando delle altre Free: stessa suola, stessa forma. Diversi feeling e calzata, diversa sensazione una volta indossate. Le Free sono scarpe molto comode e relativamente poco reattive (sono comode. L’ho già detto che sono comode?). Le Free Flyknit sono letteralmente cucite sul tuo piede, quindi quando spingi ti seguono e scaricano tutto a terra. Non c’è gioco, non c’è spazio dentro: sono un guanto comodo e molto aderente con una protezione sotto. Fine. Che è una bella fine eh.

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Un certo carattere

Molti si chiederanno ora se queste sono scarpe da barefoot/natural running (vero che anche tu te lo stai chiedendo?, Sì, dai): la risposta è sì e no. Lo sono poiché non hanno supporti anti-qualcosa, non hanno rinforzi, contrafforti ecc.: sono molto flessibili e non costringono il piede in pose rigide e inoltre hanno un drop (relativamente) contenuto. Non lo sono perché la punta è ancora troppo stretta per pemettere alle dita di allargarsi in fase si stacco dal terreno (un fondamentale del natural running). Inoltre la loro forma e la tomaia elasticizzata e molto tesa sulla punta (basta vedere quando non sono indossate come tenda a stare alzata, appunto) schiacciano le dita sull’intersuola, bloccandole. Ma le Free sono il natural running secondo Nike, quindi rispetto.

Ascolta lo zio

Qualche consiglio:

  1. Le Free Flyknit che calzerai devono essere di almeno mezzo numero (ma prova anche un numero) più grandi del solito: così aderiranno di meno, lasciando un po’ più – per lo meno – di sensazione al piede di essere libero di muoversi, e non completamente fasciato. Inoltre valuta se hai la caviglia molto grossa perché il collo elasticizzato potrebbe darti noia.
  2. Le Free non sono scarpe da lunghi ma da allenamenti veloci (per il runner medio da max 10 km). Chi è abituato a correre minimal può spingersi oltre (tranquillamente oltre i 15) ma chi corre ammortizzato deve andarci solo a prendere l’aperitivo (perché tra l’altro sono B-E-L-L-I-S-S-I-M-E).
  3. Sterrato non ti temo: si può usarle sullo sterrato? Certo che sì (vedi foto allegate). Con un piede allenato e forte la suola garantisce tutta la protezione necessaria. Testato e garantito.
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Segnato tutto? Usciamo a correre?

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

1 COMMENTO

  1. IO CI CORRO ANCHE 15 KM SENZA PROBLEMI, QUESTIONE DI ABITUDINE E DI CONFORMAZIONE CORPOREA. PERSONALMENTE LE TROVO OTTIME, MI PIACE LA SENSAZIONE DI AVERE IL PIEDE LIBERO.

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