Nike Free: ecosistema libero

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Nike presentò le prime Free nel 2004. Non si può dire che sia arrivata tardi a capire che la Corsa Naturale (o Barefoot Running) non era una moda ma una tendenza che dopo anni si è ormai consolidata negli USA e inizia con il consueto ritardo ad affermarsi anche in Europa.

Pochi giorni fa Nike ha presentato a Stoccarda l’atteso aggiornamento alle Free.
Noi c’eravamo.

Todo modo.

Ognuno ha le sue ricette, come è giusto sia. Barefoot per Nike significa in primo luogo assecondare il movimento naturale e la biomeccanica del piede attraverso il disegno della suola, senza però trascurare il drop, la forma del puntale o l’ammortizzazione.
Se nelle versioni precedenti era stata privilegiata la flessione trasversale del piede (nel suo arcuarsi nell’atterraggio per poi distendersi per preparare lo stacco da terra) questa nuova incarnazione libera anche la torsione longitudinale che il piede compie staccandosi da terra per prepararsi liberamente al prossimo contatto con la strada.

I tre gradi di separazione (dalla strada).

Parlando di Free, Nike non si riferisce ad un solo modello ma ad un intero ecosistema composto da 3 modelli sensibilmente diversi:
3.0 – Quello con il drop più ridotto (4 mm) e una calzata simile ad una calza, tanto che potrebbe quasi essere infilata senza nemmeno allacciarla. La conchiglia posteriore è infatti morbida e il collo elastico. La tomaia ha una lavorazione della mesh che assomiglia ad una maglia deformata nei punti di tensione e di forza.
A chi va bene la 3.0? A chi è già abituato al BR e vuole una scarpa comunque fashion e adatta sia all’allenamento che alla vita di tutti i giorni.

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4.0 – Drop di 6 mm e linguetta a “burrito”, come è stata definita dal suo designer David Eyre che ha illustrato le nuove Free. Il drop è ridotto e quasi da barefoot vero e proprio. La mesh favorisce la traspirazione. La suola è stata ridisegnata e riporta una profonda scolpitura longitudinale oltre a quelle consuete trasversali (leggermente flesse appena prima del calcagno rispetto ai precedenti modelli).
La 4.0 è la scarpa ideale per chi si è da tempo abituato al barefoot e cerca una mediazione fra un drop quasi nullo e un drop più percepibile e “classico”.

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5.0 – Ha un drop da 8 mm e utilizza per la prima volta il sistema di sostegno Flywire visibile sui fianchi (sono veri e propri cavi che chiudono il piede in una gabbia regolabile attraverso l’allacciatura). Grazie al drop che la avvicina ad una scarpa da running normale (che ha drop di 12-14 mm) e alla maggiore protezione e cushioning (ammortizzazione) fra le tre è forse la scarpa perfetta per preparare una transizione al BR per chi è abituato ad una scarpa classica: per gradi successivi ci si può infatti avvicinare al vero e proprio BR: meno drop, meno ammortizzazione.

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Nel frattempo allenate il piede e fortificatelo: come ha detto il velocista Steve Cram durante la presentazione delle Free “Abbiamo sempre pensato a potenziare i muscoli delle gambe come se quelli del piede non fossero importanti. Lo sono eccome”.
E mentre non vi allenate passeggiate con uno dei 3 modelli Free. O con quelli che potete personalizzare su Nike Free iD.
O anche con tutti e 3, magari non contemporaneamente visto che di piedi ne avete solo due. Peccato perché sono tutti bellissimi.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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