Nike Flyknit Lunar1+, le Flyknit Racer comode

Tempo di lettura: 3 minutiLa Porsche 911 ha vari modelli: c’è il classico, c’è quella tirata  come un caccia da guerra: la GT3 RS. La GT3 è una 911 dopata: meno dettagli, meno raffinatezze, meno tutto. Secca, leggera, concentrata sulle prestazioni e che poco o niente concede alla comodità. Prendi una macchina di serie, le toglie ogni comodità, la alleggerisci, la rendi dura e pura. E questa va come un jet supersonico.

Le Flyknit GT.

Nike non si sognerebbe mai di chiamarle così, ma concettualmente il discorso è lo stesso: prendi il modello base e lo riduci all’osso. Ora va più forte. Il discorso è un po’ estremo e soprattutto nel caso delle Flyknit la direzione di sviluppo è esattamente opposta: Nike è partita – come dire – dalla Porsche 911 GT3 e ha fatto il percorso inverso. Ha preso la Nike Flyknit Racer e l’ha resa più comoda e adatta a più tipologie di runner. Nike ha fatto la Flyknit Lunar1+.

Le Fkyknit Racer sono scarpe con cui ci hanno corso le Olimpiadi di Londra: sono leggere, sono il minimo indispensabile. Roba da atleti puri: fai la gara, hai il mezzo più performante, vinci e ciao. Ma come intercettare il maggior numero possibile di runner? Come rendere accessibile e popolare il rivoluzionario concetto di una tomaia seamless (senza cuciture e fatta in un unico pezzo tessuto da macchine speciali) leggerissima e perfettamente traspirante? Unendo due tecnologie che Nike domina con sicurezza: quella Flyknit della tomaia e quella Lunar+ della suola. Tomaia ultraleggera e suola ultrammortizzata. Risultato? Quello che vedete in foto: molti, tutti possono provare l’esperienza di una scarpa ridotta all’osso come peso eppure ammortizzata e adatta alle lunghe distanze, comoda e accomodante (ma responsiva!) come Nike sa essere.

Il senso che non c’era.

Non nascondiamocelo: quando abbiamo saputo che Nike aveva fatto questa scarpa abbiamo pensato che il percorso fosse logico: rendere “popolare” una scarpa e una tecnologia sulla quale aveva investito moltissimo. Industrialmente ed economicamente un discorso che non fa una piega. Eppure restava una certa diffidenza di fronte ad un’operazione che appariva un po’ cinica, anche se comprensibile. Pareva insomma snaturare il senso originario delle Flyknit: il minimalismo estremo, il calzino con la suola e basta. Invece Nike ha solo aggiunto al calzino una suola più comoda (e, se avesse un po’ più di supporto plantare, sarebbe perfetta).

Indossiamole.

La sensazione della calzata è abbastanza simile alle Racer, anche se la scarpa è più avvolgente e soprattutto comoda. La pianta è più larga, l’ammortizzazione è presente e morbidissima. È una scarpa comoda e che dà confidenza. Leggerissima nella tomaia e incredibilmente compiacente nell’uso. Ti fa star bene.
E non parliamo di una scarpa che teme il confronto nella sua categoria: è una A3 senza supporto (anti pronazione o supinazione) ma che compensa i “difetti” dell’impostazione del runner affidando alla tessitura della tomaia secondo linee di forza e di contenimento. Come dire: non ci sono supporti fisici o meccanici aggiuntivi se non quelli integrati nella tomaia stessa, attraverso inspessimenti o cambi della trama volti a renderla più o meno contenitiva. Un prodigio del punto croce, come dire.

Una Racer per tutti.

Nike – l’abbiamo capito macinando qualche decina di chilometri – ha voluto rendere popolare un’esperienza che prima era limitata ai professionisti. Esattamente come Porsche. Concedendo qualcosa alla comodità, ma conservando l’esperienza che resta simile al caccia supersonico che sono le Flyknit: vanno più lente (a parità di runner) ma sono più comode e adatte alle lunghe distanze. E costano (quasi) uguale!

Voto: 8

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  • Leggerezza (226 g, meno 20% rispetto alla media di categoria)
  • Ammortizzazione
  • Traspirabilità
  • Comodità
  • Colorazioni aggiornate e cool

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  • L’eccesso di ammortizzazione la rende più adatta al runner poco veloce o che cerca prestazioni più tranquille
  • Calzata anche troppo comoda: alcuni potrebbero trovarla poco avvolgente e “sicura”
  • Un po’ più di supporto plantare non guasterebbe

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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1 COMMENT

  1. Ciao, sto per comprare il mio primo paio di scarpe da corsa visto che da circa sei mesi sto facendo jogging regolarmente e le scarpe da ginnastica normali mi creano qualche problema. Sarei intenzionato verso le Pegasus 30 o queste Lunar 1, ma credo che dovrei cambiare la soletta per mettere i plantari (sono supinatore su un piede). Quale sarebbe il tuo consiglio tra le due scarpe? E’ meglio usare la soletta originale o mettere il plantare? Grazie

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