Lotte intestine

Ogni tanto bisogna proprio scrollarsela di dosso quella scimmia.

Quella vocina lì, “traditora” che sfregandosi le mani, ti dice sibilando:

“Daiiii… ma in fondo… puoi stare ancora un po’ nel letto…”

“Nooo cara, puoi anche non andare oggi, andrai domani, stasera riposatiiii” .
“E’ freddo, è buio, nessuno ti costringe a farlo… pensa a quanto ti annoierai non vedendo nullaaaa…”

Allora, per me la vocina ha sempre la stessa voce, un misto tra il Sign Burns dei Simpsons e il Gollum del Signore degli Anelli. La “bastardissima” approfitta dei momenti di dormiveglia del mattino, per insinuarmi ogni possibile dubbio sul  fatto di uscire a correre.

Poi per fortuna l’amica “suoneria-anni-’80-beep-beep” della sveglia, mi dà una mano. Ultimamente non vado mai la sera, ma quando le giornate si allungano, sempre lei, ma maledettissima, è pronta a cogliermi di sorpresa nel bel mezzo delle mie programmazioni post lavoro. Mi sto preparando mentalmente ad andare a casa, cambiarmi e uscire a correre, quando la stronzetta ci riprova:

“Massuuuu… hai tante cose da fare a casa …. È come allenarsi, coraggio (sfregatina alle mani) non andare….”

E insomma, ci prova tutte le volte a cogliermi di sorpresa. A sedurmi e a farmi desistere dal fare la mia corsetta più o meno quotidiana. A volte è proprio dura schivarla. Soprattutto quando ripercorro al caldo delle coperte il “menù” della giornata. E quando questo menù è a base di allenamenti noiosi e giornate lavorative devastanti, pronte a scortarmi appena uscita da casa, l’effetto “proiezione” dà man forte alla perfida.

Ma poi scosto le coperte, butto giù un piede, annaspo al buio (che la luce artificiale, così “bam-bam” stile “a giorno” quando ho ancora gli occhi pesti, mi urta assai), mi cambio e mi butto fuori di casa, a mo’ di kamikaze: giusto il tempo di sentire il freddo esterno, proprio poco prima di staccare di nuovo tutto. Cervello, vocina malefica, programma della giornata.

Passo. Fiato. Nuvoletta.

Falcata uno. Falcata due. In fondo è semplice.

Falcata tre. Falcata quattro. Auricolari inseriti.

Falcata cinque. Falcata sei. Toh, un altro pazzoide come me, che è sfuggito dalle grinfie della infame. Nuvoletta bis.

Falcata sette. Falcata otto. Ah, profumo di cornetti e pane. Ah, ma allora qualcun altro è già sveglio. Basta nuvolette! Inspiro, inspiro, polmone pieno di profumo.

Falcata nove. Falcata dieci. Cos’è che pensavo 15’ fa? Mi sembrava di aver sentito qualcuno che mi diceva di non andare. Che peccato sarebbe stato non uscire. Espiro, forte. Meno male che son qui.

(Frame by Kate Boy – Northern Lights)

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1 COMMENT

  1. Ascolti i rumori del mondo che si sveglia.. vedi la luce cambiare minuto dopo minuto, esci al buio e l’alba ti ripaga della fatica al rientro.
    Poi via, sotto la doccia cantando, carica come una molla. Almeno, per me è così..
    E quando alzarsi sembra impossibile, mi concentro e metto a fuoco tutte le sensazioni positive che sentirò correndo, le immagini che vedrò, l’energia che scorre, la soddisfazione. E via, giù dal letto, scarpe allacciate e si parte. A volte, aiuta darsi tempi strettissimi: se metti la sveglia troppo prima hai spazio per i dubbi.. meglio non perder tempo: don’t think and run!

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