Life is blindness

Ciao BIG, ti scrivo perché oggi ho fatto una cazzata. Una di quelle cose che non dovresti mai fare, come correre nudo su una lama affilata. Ho corso con il buio, al buio, nel buio.
Fortunatamente la luna piena (o quasi, non lo so: non ho mai capito nulla di queste cose) illuminava sufficientemente la strada per evitarmi di colpire altri esseri umani, animali, vegetali o di cadere in un fossato. Sicuramente però non mi ha salvato da pestare merde. Ma va bene, sono un deficiente ed è bene che in qualche modo venga punito.

In condizioni normali metaforizzo anche le scoreggie, figurati oggi.
Ascoltavo musica, i preferiti di Spotify: mi fanno sentire confortevole, lo sai, a casa; sono i miei (e tuoi) preferiti per questo. E pensavo.
Pensavo a cosa farei se mi rimanessero solo 100 giorni da vivere – domanda a cui non sono in grado di rispondere – e soprattutto pensavo a come l’esperienza del correre nella cecità quasi totale sia così simile alla vita.
Ogni passo lo fai sempre alla cieca: un coccodrillo, una cacca da pestare o un altro pezzo d’asfalto che ti porterà oltre, avanti. Non so dove metterò il piede. So soltanto che andrò avanti.
Non fraintendermi: a me questa sensazione piace. Senza evoluzione mi sentirei morto. Un uomo molto saggio e che rispetto moltissimo, qualche tempo fa mi ha detto “se vai a dormire avendo imparato qualcosa di nuovo, non è stato un giorno inutile” (circa, ho una pessima memoria per le citazioni).
E l’evoluzione, soprattutto personale, ha sempre una direzione sconosciuta.

“Ti penti delle scelte che hai fatto?”
“Col senno di poi forse sì ma non ho idea di dove sarei se avessi scelto diversamente quindi mi limito a constatare dove sono e non dove potrei essere”.

Non sono un fatalista – mi conosci abbastanza bene e lo sai – sono un grande sostenitore delle scelte meditate, coscienti. Dico solo che, per quanto bene tu possa scegliere, non hai idea di dove ti porteranno. Si limiteranno a non farti cadere in un fossato, a meno che non sia tu a volerlo fare, perché anche quella è una strada: a volte nella svolta radicale trovi stimoli nuovi.
Nemmeno tu, con la tua presunzione di essere intelligente, puoi prevedere cosa succederà domani e forse è proprio questo che porta allo stupore.

Sto già annoiando me stesso, se tu sei bravo sarai arrivato fin qui con un paio di sbadigli e saltando la lettura di frasi troppo dense di avverbi inutili. Lasciami aggiungere solamente le ultime due cose.

Il riff ossessivo della chitarra di The Edge in Love is Blindness (qui c’è il video se vuoi) mi ha ispirato il titolo per questa lettera che ti ho scritto perché questi pensieri mi portano in un loop ossessivo e perché è una canzone scura, buia e densa.

Mi sembra di averti detto tutto e – per favore – non voglio tu mi risponda, volevo solamente conoscessi le mie riflessioni.

Ti abbraccio,
Sandro.

P.S.: la seconda cosa che volevo aggiungere è che, quando sono arrivato nella strada illuminata, il buio mi è mancato moltissimo.

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