L’idolo delle folle

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minutiSe siete planati qui su RunLovers, suppongo che bene o male nelle vostre giornate ogni tanto vi capiti di dire la parola “correre” e non sia riferito a descrivere quel tratto percorso precipitosamente per andare da un punto “X” al bagno.

Se invece, un virus si è impossessato del vostro PC e vi ha aperto per sfiga questo sito, proprio su questa pagina, beh allora vi pregherei di rimanere lo stesso qui. Perché quello che sto per scrivere riguarda anche voi, che invece la parola “correre” la usate molto raramente. Appunto per andare dal punto X al bagno o, peggio ancora, per andare in ufficio quando siete in fottuto ritardo.

Ho iniziato a correre seriamente 3 anni fa. Prima c’era solo pallavolo nella mia vita e tutto ciò che poteva essere attività sportiva. Questo non perché vi interessi, ma per farvi capire che in generale sono sempre stata una persona attiva e come tale riconosciuta e identificata, senza che questo incidesse sui miei rapporti.

Qualcosa è cambiato

Poi succede che mi prendo bene per la corsa. Fine della storia. O meglio, della mia reputazione.

Fase 1 – Amici iniziano a vedermi correre, magari sapete, per strada quando escono dal lavoro … perciò la domanda che si inserisce nelle conversazioni quando poi ci si incontra successivamente è: “Ah ti ho visto l’altro giorno per la strada, ma corri?”. (Ammetto che ai tempi avrei voluto rispondere: “No, scappavo da un attacco alieno, tu ti sei salvato?”). Come ordine nella classifica delle domande viene posta dopo una discreta cifra di your business che vengono fatti nel momento in cui si incrocia una persona che si conosce e che si è vista correre “così, per caso”. Diciamo che non è prioritaria, ma è un po’ come quella sul meteo, non sbagli mai. E fin qui, tutto ok.

Fase 2 – Passa il tempo e inizio a darmi qualche obiettivo. Tipo che provo a fare qualche garetta. Social network, passaparola e “uccellini” che portano notizie, fanno sì che la voce sulle mie corse domenicali si sparga. Si incontrano nuovamente (più o meno) le stesse facce di prima. Stavolta la domanda sulla corsa si conquista un bel terzo posto, dopo a: “Come stai?” e a: “Ma dove abiti adesso?”, come se uno a tempo perso cambiasse residenza o facesse traslochi. Evabbeh. “Oh, ma ho saputo che fai delle gare di corsa! Quindi delle maratone*! Allora quando vai a New York?”. Se sei originario di Faenza o di Firenze, il tuo destino è segnato in maniera ancora più drammatica. La domanda “elementare-Watson” è: “OH, ma fai la 100km quest’anno?” – Eeeeehhh?

Caro amico runner e NON runner. Riflettiamo un attimo. L’uomo, in generale, sa correre. Può correre. E non è che chi corre, lo fa solo per andare a New York a farlo, che ci mancherebbe, sarà il posto più figherrimo sulla terra per farsi una maratona. E manco lo fa per farsi la 100km del Passatore, che non solo sono centochilometricento, ma sono pure con un dislivello di 1.000m in salita e 1.000 in discesa (circa), che manco la morte ti inseguirebbe su per il Passo della Colla.

Le persone corrono perché gli piace farlo. Magari la corsa le fa star bene, magari la usano come acceleratore per dimagrire, magari sono inseguite da mute di cani rabbiosi … Non tutti corrono perché vogliono farsi 42km e nemmeno 100. A volte gliene bastano 5 o 10 per essere felici. (Quindi, se sei l’amico NON runner, inizia a riflettere).

Fase 3 – Arrivo a fare il salto. Inizio a fare maratone. Ormai si bypassano anche le domande di rito: “Ciao,  ma hai fatto una maratona?” [Sì, comunque sto bene grazie, lavoro tutto a posto, …] oppure sei introdotto direttamente come: “Oh lei è Anne e corre. Corre seriamente, eh … mica così tanto per fare…”. Poi di lì si inizia a raccontare che sì, corri. Sì ti alleni parecchie volte alla settimana. E sì, fai maratone, ma non per forza quella di New York, perché ne esistono in taaaaante altre bellissime città.

Caro amico runner e non runner. Vero, verissimo: se correre tante volte alla settimana è correre seriamente, ci sto. Va bene anche se vogliamo intendere che correre un po’ da “fanatici”, sia fare maratone. Oltre a tutto questo, chi corre ha anche altre passioni, ha una vita fatta di tanti aspetti, come te. Ma la cosa più bella che vorrebbe dirti è che non conta la distanza che fai, non conta quante volte ci vai alla settimana. Per essere l’idole delle folle, non servono maratone.

Basta allacciarsi le scarpe e correre fuori.

 

*cioè questo anche se tu al massimo nella vita hai corso 10km. Per la gente di solito se corri, corri una maratona. Per forza.

 

(Photo from Flickr by geeewock)

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