Le New York di Orlando Pizzolato

New York, Domenica 28 Ottobre 1984: “All’arrivo ero esausto, mi tremavano le gambe, le ginocchia non mi ressero allora feci finta di inginocchiarmi e di baciare l’asfalto”

Orlando Pizzolato è uno di noi. Di noi runner intendo. E’ un tizio sulla cinquantina, con pochi capelli in testa e un sorriso disponibile e simpatico. Non lo trovi più alle gare di paese, ma Orlando è uno che ha corso tanti km nella sua vita. Misurando la lunghezza dell’equatore, con i suoi allenamenti, avrebbe fatto il giro del mondo varie volte.
Non lo trovi più alle gare di paese perché ormai il suo l’ha dato. Anche se corre ancora, ha smesso con le competizioni, perché le sue soddisfazioni Pizzolato se l’è tolte. Eccome.

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Maratona di New York: pettorale numero 100

L’anno in cui il nome di Orlando Pizzolato divenne noto al mondo fu il 1984. Fu in quell’anno che il maratoneta vicentino prese parte per la seconda volta consecutiva alla maratona di New York.
L’anno prima si era classificato intorno al trentesimo posto e, per l’edizione del 1984, era iscritto di diritto. Avvenne però che al momento di ritirare il pettorale scoprì che la federazione non aveva completato l’iscrizione. Non aveva un pettorale. Per fortuna però l’organizzazione gli concesse l’ultimo posto libero riservato agli atleti professionisti, era il pettorale numero 100.

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Una corsa ad eliminazione

“E’ stata una corsa dove vinceva l’ultimo che sarebbe morto” con questa frase Pizzolato ricorda la sua vittoria dell’84. Era una giornata caldissima e con un umidità pazzesca. Divenne ben presto una corsa ad eliminazione.
Pizzolato, che nessuno considerava per la vittoria finale, prese il comando a metà gara dopo aver raggiunto un gruppetto di atleti usciti in avanscoperta. Una volta in testa proseguì nella sua azione guadagnando un vantaggio piuttosto importante sui favoriti che inseguivano.
Giunto a una decina di km dall’arrivo, Pizzolato cominciò però ad avvertire i segni della stanchezza dovuta allo sforzo e al clima decisamente avverso. Il suo stato di stanchezza era visibile anche esternamente tanto che un telecronista commentò le immagini dicendo che Pizzolato era in crisi e sarebbe ben presto stato raggiunto. Per sottolineare ciò se ne uscì con una frase che poi sarebbe divenuta celebre, con marcato accento americano sentenziò la resa del maratoneta italiano con un laconico “Ciao Orlando!” (pronunciato “Ciao Orlendooo”).

Ma Pizzolato in realtà non si era ancora arreso. Si sentiva stanco e soffriva terribilmente per il caldo e l’umidità, tanto che dovette fermarsi ma non mollò mai. Si fermò una prima volta dopo un ristoro. Una seconda volta qualche km più avanti. Una terza volta ancora più in la. In tutto, si fermò 8 volte. Per lui era diventata una corsa a tappe. Il disagio era infatti troppo alto e la mente si rifiutava di proseguire.
All’ultima sosta venne informato che chi lo seguiva aveva ridotto lo svantaggio a soli 9 secondi. Da quel punto in poi, Pizzolato proseguì senza più fermarsi ne voltarsi indietro. Mancavano ormai poco meno di 2 km. E li il maratoneta vicentino completò la sua impresa, fu l’ultimo a morire tanto che dai 9 secondi di vantaggio che aveva, inflisse al secondo più di 50 secondi di distacco.

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Il primo italiano a vincere New York

Fu così che Pizzolato divenne il primo italiano (e primo europeo) a vincere la popolare maratona. Una volta tagliato il traguardo la stanchezza prese il sopravvento e, come racconta lo stesso atleta: “All’arrivo ero esausto, mi tremavano le gambe, le ginocchia non mi ressero allora feci finta di inginocchiarmi e di baciare l’asfalto”.

Vincere è difficile, confermarsi lo è ancora di più

All’edizione successiva, Pizzolato partiva con il pettorale numero 1. Nonostante la vittoria nell’anno precedente però nemmeno questa volta partiva tra i favoriti. Il favorito di tutti era un atleta del Gibuti, Ahmed Salah, il quale aveva un personale di 3 minuti più veloce rispetto a Pizzolato. 3 minuti, in una maratona, corrispondono ad un vantaggio di 1 km.
Salah fece gara di testa mentre Pizzolato rimase nelle retrovie controllando l’andatura dei primi. Il maratoneta vicentino fece la sua mossa solo verso il finale di gara. Dopo essersi gestito partì alla caccia del leader e quando lo raggiunse si rese conto che Salah era in crisi. Aveva dato troppo nella prima parte. Pizzolato allora lo attaccò nelle salite che caratterizzano Manhattan e riuscì a disfarsi dello scomodo rivale allungando verso il traguardo.

Un aneddoto dell’ultimo miglio

Dopo aver rilanciato l’azione ed aver staccato Salah accadde una cosa curiosa. Pizzolato sentì d’improvviso dei passi alle sue spalle. Pensò che fosse l’atleta del Gibuti che lo aveva ripreso e, senza voltarsi, decise di accelerare per tentare di staccarlo nuovamente. In realtà a seguirlo era Rod Dixon, un forte maratoneta non iscritto alla gare ma che,  lavorando per una tv locale, aveva il compito di seguirlo nell’ultimo miglio riprendendolo con una telecamere montata sopra ad un casco. Ma Pizzolato non se ne accorse ed il ritmo forsennato impresso dal vicentino per liberarsi dal suo inseguitore non permise a Rodgers di riprendere l’azione di corsa del leader per tutto l’ultimo miglio come preventivato.
Pizzolato impresse una tale accelerazione che staccò anche la televisione e vinse per la seconda volta consecutiva la maratona di New York.

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Non solo New York

Oltra a New York, Pizzolato ha conseguito in carriera numerosi altri primati vincendo le universiadi a Kobe, in Giappone, nel 1985 e conquistando la Venice Marathon nel 1988. Collezionò inoltre un secondo posto agli europei di Stoccarda dell’86, un sesto posto ai mondiali di Roma dell’anno successivo e, sempre nel 1986 arrivò terzo alla Maratona di Boston.
Dunque non un atleta che dava il meglio di se solo in un’occasione all’anno, anche se la notorietà gli deriva evidentemente dai successi nella maratona della grande mela.

Pizzolato uno di noi

Oggi Pizzolato corre ancora ma prevalentemente allena atleti dilettanti e collabora con la RAI nelle telecronache delle maratone.
Ho avuto la possibilità di andarlo ad ascoltare pochi giorni fa ad un incontro pubblico svoltosi nella biblioteca di Piovene Rocchette, il piccolo paese dove è cresciuto e dove vive tutt’ora.
Una persona umile e gentile. Un corridore  che si alza ancora al mattino presto perchè è il momento migliore per andare a correre. Insomma nonostante le vittorie Pizzolato rimane un runner come noi e, anche per questo, un campione ancora più grande.

(Credits immagine principale: www.orlandopizzolato.com)

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

3 COMMENTI

  1. confermo tutto! Orlando persona splendida, con una sensibilita’ particolare per i runners non TOP! quest’estate ho fatto un suo stage: fantastico!

  2. Si proprio così nelle sue possibilità ascolta e consiglia tutti i runners.
    Anche gli amatori, mettendo a disposizione tutta la sua esperienza, io personalmente ho migliorato il mio personale in maratona arrivando a 3.08.
    Lo ringrazierò di persona appena potrò.
    Buona corsa.

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