Il web ci rende liberi?

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Prendo a prestito per questo post, e non a caso, il titolo di un libro che sto leggendo in questi giorni, scritto da Gianni Riotta. Non ho titoli per dire chi sia Riotta (se vi va di seguirlo: @riotta) se non i cenni biografici che si trovano sulla IV di Copertina: Visiting Professor a Princeton, editorialista de “La Stampa”; è stato direttore del TG1 e del “Il Sole 24 Ore”. Un giornalista che dice e scrive cose intelligenti ed intelligentemente comprensibili.

Il Web ci rende liberi?” é un saggio che si legge come un romanzo. Parla di noi e di come la rivoluzione digitale stia cambiando le nostre vite.

Se dovessi dare una definizione della generazione di cui faccio parte, quella decade di chi ha già compiuto 30 anni e non ancora 40, direi che siamo la generazione del ‘non’: non ho fatto il ’68 e nel ’77 avevo due anni; ero bambina durante la Guerra Fredda ed adolescente quando cadde il Muro. Mi hanno raccontato le nefandezze della Prima Repubblica ed ho compreso che la Seconda non è poi tanto diversa. Ho capito che saremo la prossima generazione sandwich, e senza neanche insalata, pomodori e salse: solo pane, companatico e crisi.

Ma sono, siamo, anche la generazione che ha vissuto sulla propria pelle i mutamenti più repentini: siamo passati dai primi telefoni cellulari (con valigia incorporata) a smartphone a cui chiediamo di essere tutto (e le telefonate sono un dettaglio). Abbiamo ascoltato il grunge dei Nirvana e pianto per la scomparsa di Freddie Mercury, mandando in soffitta i vinili prima, ed i cd poi. Abbiamo visto, in diretta, l’11 settembre e compreso che siamo più fragili ed indifesi di quello che credevamo.

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E poi sono arrivati i social network, che hanno fatto il resto. Ed il mondo è diventato improvvisamente tanto piccolo da essere alla portata di tutti, e la teoria dei sei gradi di separazione tanto reale e provabile.

È troppo? Siamo in grado di assimilare questo cambiamento senza farci sopraffare?

Non ho risposte a queste domande… Solo opinioni.

Io credo nella Rete come ad una grande ragnatela dove persone, idee, progetti interagiscono tra loro fino a fondersi. Manifestazioni come la We Own The Night trovano nella Rete la loro forza e l’efficacia del loro messaggio è tanto più potente quanto lo stesso viene diffuso e condiviso da chi quel messaggio lo sente “proprio”. Londra, Berlino, Parigi, Milano: pensate a quanti tweet, post, foto, tag circoleranno nel mondo e tutti contraddistinti dallo stesso hashtag: #WOTN. Impressionante vero? Questo fa la Rete: unisce persone diverse tra loro, lontane geograficamente ma vicine per passione e condivisione di interessi ed intenti. Oppure lontanissime… Ma rispettose degli spazi e delle idee altrui.

Grazie alla Rete ho scoperto altre donne che corrono come me. Come le Runningformommies, un gruppo di mamme che corrono, camminano, si supportano a vicenda (e non si parla di figli). Grazie alla Rete ho incontrato le altre ragazze che dividono con me questa avventura.

Grazie alla Rete ho scoperto RunLovers. E scusate se è poco!

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Certo, non è tutto ‘peace&love’ in Rete. I maleducati, gli arroganti, gli arrivisti, i bugiardi ci sono e ci saranno sempre. Nella vita reale come in quella virtuale, ché basta uno schermo per nascondersi.

Ma vanno considerati, dappertutto, per quello che sono. Zero, niente, vuoto. Chi fa dell’insulto, del disprezzo, del poco rispetto il proprio modus operandi è e resterà sempre un uomo piccolo. Nel cuore e nel cervello.

E con questa considerazione in testa e la #WOTN che si avvicina sono pronta ad uscire… perché va bene il virtuale, il social network, il www ecc ecc… ma vuoi mettere una bella corsetta lungo il Naviglio?

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Nata in sella a una moto da cross, sa smontare una forcella e modificare un carburatore. È premio Nobel in organizzazione della giornata e ottimizzazione del tempo. I ben informati dicono che i suoi orologi hanno 29 ore e che riesce a scrivere anche quando dorme.Divisa tra lavoro, famiglia e vita quotidiana, corre veloce e osserva. Tutto. Parla di: Lifestyle su girls.runlovers.it

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