Il Pesce Marmitta e il Pesce Piscione

Oggi brutto allenamento.  6,5 km in 40 min, soffertissimi. Un match costante contro il mio corpo recalcitante, provato dalla difficile giornata precedente: incredibile come con la corsa emergano tutte le magagne psicofisiche accumulatesi subdolamente nei meandri del nostro essere.

I contrasti

Ieri infatti è stato un concentrato di grandi emozioni contrastanti: l’euforia per la laurea di Lili, superlativa neo inge con fuochi d’artificio, e l’umiliazione seguita all’incontro nefasto con un personaggio che si è confermato essere la versione umanoide di un distillato di veleno. Ti risparmio i dettagli, ti dico solo che alle due del mattino – nascosta sotto il piumone – ho fatto fatica a rigettare lo spettro per sforzarmi di ricordare solo la gioia per la nuova libertà della mia cara amica.

Oggi, fin dall’ingresso nel parco, ho cominciato a captare strani segnali. Innanzitutto correvo pesante quando invece domenica pomeriggio (nonostante il grigiore umidiccio) avevo il passo rotondo e gioioso di un motore a regime. Non avevo percorso un chilometro intero che improvvisamente un’immaginaria tenaglia mi si è chiusa alla base del costato e ha preso a stringere e strattonare ad intermittenza. Mi sentivo intrappolata in una di quelle terrificanti tagliole dentate che si vedono nei cartoni animati. Mi mancava il respiro, ogni duecento metri tornava la morsa e non potevo più respirare a fondo senza sentire una lenta coltellata sotto le scapole. Pochi secondi e svaniva, lasciandomi confusa in un mare di punti di domanda. Parallelamente ho notato che anche le gambe non rispondevano come al solito, trascinavano le scarpe a filo della ghiaia come spossate, i muscoli intorpiditi e per nulla reattivi. Niente di buono insomma. Ma mai mi sarei permessa di soccombere ed abbandonare l’allenamento e quindi: avanti di testa fino in fondo!

La terapia

Ho imparato oggi che correre è una terapia perché ti segnala chiaramente – ahia! – il tuo stato di salute generale. Come è noto, il primo passo verso la soluzione è sempre individuare il problema (e la corsa ti fornisce anche il tempo per ragionarci su). In mezz’ora di sole, sudore e autoanalisi riesci a pulire l’anima, liberare il pensiero e stabilire che nulla e nessuno può avere il diritto di umiliarti, toglierti il sonno e conciarti come un rottame con la propria inutile esistenza.

I pesci

Sulla via del ritorno, complici anche gli alberi carichi di fiori sfacciatamente rosa, avevo già purificato la mente dalle scorie velenose. Il passaggio sulla sponda del solito piccolo corso d’acqua ha dato l’ultima spallata ai mali pensieri e mi ha rifornito di positività per continuare la giornata. Ho individuato infatti una decina di tartarughe crogiolarsi al sole, e ho condiviso con loro l’inebriante sensazione di calore ma soprattutto ho potuto ammirare divertenti specie ittiche, più o meno autoctone: piccoli guizzanti Pesci Incogniti color fango, variopinti Pesci Carpiformi dall’aria panciuta e vorace, un esemplare di oblungo e metallico Pesce Marmitta di dimensione motociclistica, abbandonato nella melma del fondale e – dulcis in fundo – l’incontro con un Pesce Piscione, non esattamente ben mimetizzato tra gli esigui arbusti.

Morale per Homo Runnens:  se ti scappa, verifica di non indossare uno sgargiante completo fluo.

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