Gli sverniciatori

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minuti“Sono intorno a noi, in mezzo a noi […] la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è essere scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili, perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.”

Frankie HI-NRG lo diceva: “Sono replicanti e sono tanti”. No, non pensate si riferisse a “Quelli che benpensano”, troppo facile; ma a quei personaggi che battono senza sosta le gare podistiche e di ciclismo, meglio conosciuti come “gli sverniciatori”. E che non paghi, appaiono a turbare anche tranquilli allenamenti di runner e ciclisti amatoriali. Domenica scorsa ne ho avuto l’ultima, incofutabile conferma mentre rientravo da un giro per i colli della Romagna, ignara di ciò che mi stava aspettando.

Ore 11.45 di mattina. Gradi sicuramente tanti, sopra ai 30°. In giro dalle ore 8.43. Riserve d’acqua terminate alle ore 10.30. Volgevo verso casa, dopo l’ultimo passo collinare affrontato senza preavviso, a causa di una maledetta deviazione stradale. Imboccato il faticosissimo tratto terminale della via del rientro, in preda alle allucinazioni che alternativamente mi proponevano cori gospel e la visione di personaggi improbabili a cui stavo in scia (tipo Malgioglio che pedalava cantando i Muse a squarciagola), è apparso lui: lo sverniciatore della strada.

Non allenandomi all’aperto da parecchi mesi, avevo un po’ rimosso il personaggio. Quell’anziano che ti si affianca di soppiatto, con il respiro affannato (e tu credi che non stia tanto bene, e invece … ). Che di solito alle gare, poco prima di partire, ti dice che lui è fuori forma e che l’ultima maratona la domenica prima l’ha chiusa in 2h40’. Che non sa cosa siano le canotte in tessuto tecnico, che per lui l’unico sponsor che conta, è quello dell’autocarrozzeria o della pizzeria, possibilmente stampato in grande sul petto. Che professa il braghetto da running ascellare come stile di vita. Quello che mentre tu stai dando il meglio di te in allenamento, mentre ti senti anche un po’ ganzo, ti passa a fianco e ti depila con il suo sorpasso radente, facendoti obbligatoriamente rimanere nella scia della sua potente ascella. Che ti fa chiedere: “ma per dio, quanti anni ho? Quanti? QUANTI?!? Ridatemi la mia gioventù, anzi la mia vecchiaia.” Perchè non ti sembra possibile che lui, che potrebbe essere tuo padre, ti umilii così.

E insomma, domenica ho dovuto affrontare un altro duro attacco, con clamorosa sconfitta personale. L’ho sorpassato nel mio stato mistico, mentre Mahalia Jackson mi cantava “Oh happy day” come se fosse il 25 Dicembre. Lui era lì che transitava per la mia stessa strada, pareva innocuo. Una bici da corsa anni ‘50, probabilmente la sua prima (e ultima) bici da corsa, una Bianchi di tutto rispetto (ho nettamente sottovalutato il dettaglio, ora lo ammetto, maledizione). Polo in cotone grosso verde-acido-intristito, jeans lungo (lo ripeto: JEANS LUNGO) e sandalo da frate (ripeto anche questo: SANDALO DA FRATE). Ebbene sì: ho capito troppo tardi che era in borghese.

L’errore è stato quello di superarlo. La “cativeria” (quella romagnola, con una “t” sola) si è fatta carne e il sacro fuoco dello sverniciatore si è impossessato di lui: dopo 1km mi ha ripreso. Andava talmente forte, che per fargli una foto ormai mi trovavo tatutata sul guardrail. Mi ha tenuto in scia, quella scia maleodorante e maledetta. Dopo di me, altri valorosi ciclisti della domenica sono caduti in battaglia. In pochi minuti (e metri) il distacco era clamoroso.

Ora, io vorrei sentitamente mandare da queste pagine un appello: sverniciatori! Per ognuno di noi giovani promesse che umiliate, ricordatevi che prima o poi ci rincontreremo. E non avremo pietà.

foto
Lo sverniciatore folle di domenica scorsa.

PS: Per la cronaca, questa la foto segnaletica rubata poco prima di stamparmi in curva. Chi lo vedesse è avvisato.

(Foto: “Vintage Runner” – Phot from Flickr by Castor)

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4 COMMENTS

  1. ciao, mi chiamo ivan ho iniziato da pochissimo a correre circa 1 mese, e mi sono dovuto fermare 1 settimana per dolori allucinanti alle ginocchia, tutti mi hanno detto non puoi correre con quelle scarpe, così ne ho comprate un paio idoneo presso un negozio altrettanto idoneo, ho ripreso a correre e le ginocchia in effetti tengono; ma ho ancora le allucinazioni, io vedo gli apostoli!! pensavo sarebbero svanite con l’allenamento ma leggo che pure tu le hai, posso chiederti da quanto corri?
    Ciao ivan

    • Ciao Ivan, io corro da 2 anni e qualche mese :)

      Se corri da un mese sei proprio agli inizi, oltre che a usare il giusto abbigliamento e le scarpe più adatte a te, magari non esagerare … così eviti le allucinazioni, ma soprattutto il male alle ginocchia ;)

  2. Quest’articolo mi è piaciuto tanto l’ho letto ridendo come una pazza ma anche con interesse ! Dove posso leggere alte cose scritte dall’autrice

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