Eppur si muove

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 2 minutiAmmetto che scrivere per RunLovers senza correre da un po’ di tempo, mi fa sempre un effetto un po’ strano.

Mi sento come uno di quei vicini che stanno preparando qualcosa e: sfiga! Si accorgono che gli manca proprio l’ingrediente fondamentale per la loro torta (di solito io mi fumo sempre il burro, anche se lo scrivo nella lista della spesa, sono abbastanza certa che si autocancelli ogni volta che lo scrivo sul foglio).

E insomma sono lì e non sanno come fare, si guardano i piedi, pestano un po’ con le punte, ci pensano un po’; prendono coraggio, superano l’imbarazzo e alla fine aprono la porta, fanno una rampa di scale (perchè di solito di fronte ci sta sempre qualche rompicoglione a cui è meglio non chiedere manco il burro, piuttosto la morte) e arrivano di fronte alla porta.

Quasi bussano, poi pensano che … no, meglio di no … disturbano, ridanno le spalle all’ingresso, fanno per tornare giù e poi tirano su la testa, perchè in fondo non c’è uno straniente di male a chiedere un po’ di burro, okay la crisi, ma al massimo glielo si rende, no?

E allora si bussa, e si apre quella casa che è proprio come se la immaginano dai suoni e dalle voci di chi ci abita. Bella accogliente, calda, quasi potrebbe essere casa loro e  dentro ci sono un sacco di libri (come a casa loro!), persone accoglienti che: “Ma scherzerai, un po’ di burro! Ma certo, guarda sei fortunato che ho appena comprato quello a km zero, dal contadino che viene al Mercato della Terra…

[e intanto il senso di colpa di chiedere qualcosa di prezioso si fa largo, emannaggia a te che ti è venuto in mente di chiedere ‘sta cosa, ma per la miseria non potevi far sì che non si autocancellasse dalla lista]

e… poi ti dicevo no, ah maddai stai preparando quel dolce lì? Ma non ci credo, sai che io lo faccio con una variante, ma è semplice sai? Così, così e cosà e via, cioè hai praticamente la stessa resa ma con molto meno sbatti, capito?”

E insomma il vicino timidone alla fine sta un po’ meglio; scende di nuovo la rampa, fa cortesemente il dito verso lo scassapalle dirimpettaio il cui gatto gli piscia sempre sullo zerbino, e si richiude la porta alle spalle, con in mano un burro*, una ricetta in più e un volto sorridente in più da portare con sè durante la giornata.

 

Io sto vivendo le stesse cose. Non corro, mi muovo il giusto, soffro un pochino, guardo il mondo dei runner e degli sportivi che stimo dal mio pianerettolo. A volte, prendo coraggio, esco, e qualcuno mi fa vedere il suo entusiasmo, i suoi arrivi. Le sue corse. Le sue gare, le sue piccole vittorie quotidiane: 5km, una passeggiata in montagna, un trail, 1h di nuoto, 40 vasche nuotate sentendosi Michael Phelps, km e km sulla bici con il culo a forma di sella.

Non importa quanto, non importa cosa, importa solo che ci sono parecchie persone che mi stanno prestando il burro in questo momento. Ma soprattutto, mi passano un mucchio di ricette sottobanco.

Grazie.

 

 

*a km zero, sì sempre quello, ma fa figo quindi specifichiamolo.

(Photo from Flickr by MominMadison)

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