Dream big

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Il 2 gennaio 2010, dentro a una mattinata da bassa padana, gelida di nebbia lattiginosa e ancora odorosa di cotechino e lenticchie, uno spettatore che avesse avuto l’ardire di lasciare il calduccio di casa sua avrebbe visto un tizio sovrappeso, vestito con la più grande varietà di colori che possiate immaginare, trascinarsi per strada cercando di portare a termine la sua prima uscita di corsa dopo oltre 5 anni di sedentarietà pressoché completa.

Tre anni, sette mesi e quattro settimane dopo, se lo stesso ardimentoso pedone, per sfuggire alla calura e alle zanzare della bassa padana, avesse deciso di farsi un giretto fino al lago Maggiore, diciamo su ad Arona, avrebbe faticato a riconoscere il suddetto tizio tornato ad una condizione fisica piuttosto dignitosa strizzato dentro a un body dai colori sgargianti, seppure meno vari, accingersi a chiudere il suo terzo mezzo Ironman.

Insomma, il punto, quello che di solito fa sobbalzare le persone a cui cerco di spiegare le cose “come le vedo io”, è che già in quell’assurda mattinata invernale, dove eseguivo o meglio provavo a eseguire, l’esercizio numero uno, della settimana numero uno della tabella “da zero a 60 minuti in 10 settimane” mi era già chiarissimo in testa che volevo fare molto più di 60′ di corsa da lì a inizio marzo.

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No no, certo che non immaginavo di darmi al triathlon; e no che non immaginavo di incontrare un pazzo con una quindicina di Ironman all’attivo disposto ad allenarmi per mettermi nelle condizioni di completare una distanza così folle. Queste sono cose che vanno bel oltre il mio già oltremodo sviluppato ego, cose da pazzi. Però c’era l’idea di arrivare in fondo a una maratona; già mi vedevo sotto il traguardo a piangere per avercela fatta. Come dire che per alimentare un’ambizione dignitosa e tutto sommato realistica ho avuto sin dall’inizio bisogno di guardare molto più in là. Come se gli obiettivi alla mia portata non siano sufficienti a farmi alzare dal divano e allacciare le scarpe.

E così adesso, dopo più o meno 250 km nuotati, 3500 pedalati e quasi 1200 corsi negli ultimi 12 mesi, mentre entro nella fase di rifinitura dell’Ironman Florida, la fantasia già comincia a volare verso nuovi traguardi: un altro Ironman a cui sono già iscritto ancora prima di concludere il primo; una gara pazza e bellissima tra le isole svedesi che prevede 10 km di acqua alternati a 65 da percorrere a piedi tra i boschi; il Norseman, un Ironman in cui si nuota nell’acqua gelida di un fiordo, si pedala tra le montagne norvegesi e poi si termina una maratona con 12 km di scalata attraverso una pietraia desolata e infine il Tor de Geant, l”ultra trail più estremo. E’ probabile che non riuscirò a spuntare granché da questa elenco ma non importa. La lista ha valore per le aspirazioni che rappresenta, è il carburante che mi dà la forza di andare avanti nei momenti duri, perché in fondo, penso, ci sono cose ben più difficili da fare nella vita rispetto a quelle in cui sono impegnato ora.

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E allora, se soffrite di mancanza di motivazione o scarsa fiducia nei vostri mezzi può essere che la soluzione non sia la politica dei piccoli passi bensì sognare in grande. Perché potreste anche trovarvi a sorridere mentre correte l’allenamento uno della settimana uno della tabella per principianti mentre dentro la vostra testa siete con le braccia alzate sotto il traguardo di New York. Potrebbero chiamarvi pazzi ma magari ne varrà la pena, non si sa mai.

 

(credits foto principale: ©iStockphoto.com/AnsonLu)

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Matteo Torre (detto Tower): Matteo è una creatura poliedrica come neanche le lame miracle blade. Nuota, pedala e corre come Bud Spencer, Luigi Malabrocca e Linus di Radio DeeJay. In seguito ad un incidente con il tapis roulant ha battuto la testa e si è persuaso di essere un uomo di ferro. Per dimostrarlo a se stesso, prima che a tutti gli altri, anziché provare a volare con l'ausilio di razzi propulsori e a sconfiggere i cattivi ha deciso di iscriversi ad un IronMan. Che è impresa molto più difficile, oltre che per niente aggratis! Ma lui ce la farà e noi godremo dei ricavati del suo successo scroccandogli il pass per la festa di fine gara.

2 COMMENTI

  1. “Come se gli obiettivi alla mia portata non siano sufficienti a farmi
    alzare dal divano e allacciare le scarpe.”

    E’ più di un anno che ormai convivo con questa bellissima, e a volte difficilissima,
    convinzione, e non avrei potuto descriverla meglio! Bellissimo articolo
    Matteo, come sempre.. :) Siamo con te!!

    • Ciao Irene, da buon distrattone mi ero perso il tuo commento. Prossimamente vi aggiornerò sulle voci che si aggiungono alla lista. E il tuo big dream qual è? :-)

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