Di corsa nella storia

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Fin dai primi tempi, poco dopo che l’uomo si è alzato in piedi ed ha cominciato a camminare, è entrata nella vita della nostra specie un’azione che tanto a cuore ci sta: la corsa.
Se ci pensiamo, cosa deve aver fatto il primo uomo quando ha visto la prima donna ? Io non ho dubbi, l’ha rincorsa pieno di amore non ricambiato. Lei scappava e lui dietro a gambe levate. Sospetto, tra l’altro, entrambi fossero degli adepti del barefoot, molto in voga a quell’epoca.

La specie doveva pure sopravvivere in qualche maniera.

Per la sopravvivenza della specie la natura, dopo aver fallito coi dinosauri, ha creato il maschio rendendolo leggermente più veloce e più resistente della femmina. E questo ci ha salvati tutti. Fosse stato il contrario probabilmente non saremmo qui a raccontarlo. In questo modo si spiegano anche le differenze a livello cronometrico nelle gare maschili e femminili di oggi.
Una volta sbrigata la questione della proliferazione della specie, l’uomo ha dovuto pensare a come procacciarsi il cibo per mantenere la sua prole. Guardandosi in giro, e dopo aver fatto un po’ di prove, deve aver capito piuttosto in fretta che su due cose poteva contare: cervello e corsa.

Un portento di corsa resistente.

Per quel che riguarda il cervello, nessuna sorpresa, si sa che l’uomo, da questo punto di vista ha delle doti notevoli in natura (anche se certe volte…). Per quel che riguarda la corsa, invece, forse nemmeno voi ci avete mai fatto caso ma la realtà è che l’uomo è un vero e proprio portento.
Si, d’accordo, ci sono un sacco di animali più veloci e scattanti ma nessuno, e sottolineo nessuno, degli animali presenti sul suolo terrestre ha la stessa resistenza dell’essere umano nella corsa.
Un ghepardo, nei 100 metri, demolirebbe il primato di Bolt ma provate a fargli correre un 10.000 metri contro Mo Farah. Statene certi, perderebbe di brutto e forse verrebbe pure doppiato.
A dire il vero un rivale c’è. L’unico a contenderci il primato in natura è il cavallo. Ma anche qui, più la distanza si allunga e più l’uomo tende a prevalere.
Realizzata questa cosa, ecco che l’uomo preistorico si è organizzato con battute di caccia nelle quali rincorreva la sua preda fino allo sfinimento di quest’ultima. Et voilà, ancora una volta, la corsa come elemento fondamentale per la nostra specie.

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Un elemento sempre presente e sempre in evoluzione.

Nei secoli successivi ci si è evoluti culturalmente, si sono create un sacco di cose seguendo la componente di ingegno che ci caratterizza. Ma la corsa è sempre e comunque stata presente. La corsa è e rimane il metodo più immediato che un uomo ha a disposizione per scappare, rincorrere, portare o comunicare qualcosa. Basti pensare a Filippide per esempio. Un messaggero che si spostava di corsa e la cui figura nel tempo è cambiata completamente ma ha comunque dato il via al prototipo del runner che si è trasformato fino ad arrivare ai moderni campioni. In un’evoluzione continua.
E, guardando al presente, non importa che uno sia un campione o un maratoneta professionista, la voglia di spingersi sempre un po’ più in la è presente in ognuno di noi.

In una frase.

Del resto lo sapeva anche un tedesco coi baffoni grigi, che forse non aveva mai fatto studi approfonditi sulla corsa ma disse una frase che racchiude un po’ tutta la storia della corsa legata all’uomo: “Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre!”

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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