Darsi una regola(ta)

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Il metodo del genio.

Una bella dieta. Di quelle totali. Di quelle, “mi spurgo in 1 settimana, anzi no, troppo che sennò strippo: 72 ore al massimo.” Di quelle che ci fanno dimagrire anche le unghie dei piedi e ci fanno considerare nel calcolo giornaliero dei kg persi anche i capelli caduti o lasciati negli scarichi della doccia. (Eh, se siete pelati peggio per voi, meno gratificazioni minime). Perchè poi sulla bilancia vale tutto. Ma proprio tuttotuttotutto: con o senza calzini, pigiama, occhiali da vista, elastico per i capelli. Eh sì, perchè pesano anche quelli, veh!

Ah sì, e poi da domani si corre. Come se non ci fosse un domani. Millemila chilometri in una settimana. Da disfarsi le ginocchia e farsi le piante dei piedi come dei pneumatici pirelli. Distruggiamoci, così poi avremo anche la scusa per non muoverci più. Ed eventualmente potremo anche lamentarci facendo i fighi in giro, narrando delle nostre prestazioni sportive così elevate che ci siamo poi ridotti maluccio. Perciò … riposo assolutissimo.

Ora mi fermo, perchè mi auguro solo una cosa: che non apparteniate a questo genere di categoria che io definisco, genericamente, “svantaggiati”. Visto che qui su RunLovers vi diamo tanti bei dei consigli, (anzi vi “danno” i miei fantastici compagni di scrittura, perchè io riesco a malapena a badare me stessa!) cercate di cogliere il meglio per voi.

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Vi voglio solo ricordare che siete in ottima compagnia, perchè pure io sono finita nella massa di “si salvi  chi può”, ma (per fortuna) ho trovato un amico che si è preso a cuore la mia causa di “runner – ci – credo – pure – troppo”, e ha deciso di farmi cambiare prospettiva.

Il male.

Parto da un problema che ormai si sta manifestando molto frequentemente, sia in gara che in allenamento, sia prima delle abbuffate natalizie, che dopo, quand’ero satolla come un tacchino. Intendo quel DOLORE cronico intestinale, che vi potrà essere capitato. L’ho scritto con la maiuscola perchè così rende meglio le proporzioni. Insomma, crampi mentre ci si sta godendo la propria sgambatina domenicale, diarree (signori, se c’è gente sensibile mi dispiace, ma le cose vanno chiamate con il loro nomi o non ci capiamo!), e nausee o sensazione di nausea. E il tutto può durare anche per ore e ore dopo che vi siete fermati (bene, così vi ho anche già raccontato anche come ho trascorso il mio giorno di Natale).

Insomma, io stavo pensando di essere condannata. Ce l’hai = te lo tieni.

Beh, non mi pare proprio un problem solving efficace. E invece … Il benefattore medico/amico mi ha preso a cuore, e mi ha detto: proviamoci. Proviamo a migliorare la situazione. Vi confesserò: peggio sarebbe difficile. Ma fa niente.

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Proviamo a darci una regolata.

Insomma, anche per me è arrivata non la “dieta”, ma la regola, anzi il fatto che debba darmi una regolata. Tagliamo qualche latticino di qua, qualche caffettino, anche qualche verdurina (perchè sì, anche loro possono essere infime). No integratori o robe strane che non sono abituata ad assumere, ma ammetto che…ogni tanto sperimento con entusiasmo (dai, che ci crediamo un po’ tutti che ci aiutino a fare il risultato!). E vediamo come va.

Vi dirò: non dovere avere uno schema rigido, ma piuttosto una regola generale, con un obiettivo che non è il “perdere” qualcosa, ma un pensiero di benessere fisico, mi sta dando la giusta motivazione per continuare. Non so se terrò duro, purtroppo mi sento impropriamente la figlia di Willie Wonka e sogno costantemente di abitare in quella diavolo di fabbrica, perchè sono golosa da morire e il glucosio per me è come l’ossigeno.

Ma sento che se mi piglia bene, come ora, poi sarà un attimo a far diventare la regola l’abitudine. Il fegato mi ringrazierà. Il mio intestino si rilasserà come mai prima. Magari pure le gambe andranno più forte. So why not?

Vediamo di adottare la giusta prospettiva e correrci sopra. ;)

(Photo from Flickr by aldoaldoz)

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

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