Correre in compagnia

Venerdì, pausa pranzo. Con Claudia, una nuova collega tedesca, ci avviamo verso il parco Nord. Fa discretamente caldo (yeppa!!), infatti dopo cento metri siamo già entrambe modello Heidi: pomelli scarlatti, tendenti al porpora. Bello correre in due, si condividono gioie e rossori! Lei è reduce da un brutto infortunio al ginocchio, quindi so che sarà un’uscita tranquilla e mi va bene, non ho velleità competitive alcune e avere un po’ di compagnia è una piacevole novità. Non ci risparmiamo la parte tosterella del mio percorso standard, che prevede la salitona 1, lunga e meno pendente, e la 2 che è più corta ma bella rampante. Riusciamo a tenere un passo sciolto e costante, l’unico rumore non naturale è lo scrick-scrack delle scarpe sui vialetti, intervallato da qualche chiacchiera sporadica. Certo è che l’inglese mentre si trotta viene un po’- tanto – meno spontaneo del solito, specie se si cerca di mantenere una pronuncia Very British tra un respirone e l’altro. Vien fuori uno sbiascico intermittente che ha di Oxford quanto il meteo di questi giorni ha di primavera..  Lei però non è messa molto meglio in quanto ad oratoria deambulante, quindi ci perdoniamo volentieri a vicenda! Ogni tanto dal marsupio il mio phablet (Padellotto per gli amici) farfuglia in Ammmeregano metallico i nostri dati di navigazione, ma stavolta non lo ascolto come al solito, troppo presa dalla serenità del momento. Dopo una mezz’ora siamo sulla via del ritorno, comincia a vedersi in lontananza il Palazzo e una falcata alla volta corriamo verso la quotidianità.

Prima di entrare in spogliatoio, come sempre mi soffermo nel centro del campo sportivo per lo stretching sul prato. Mi muovo con calma, bevendomi ogni raggio di sole. Alla fine mi accascio, schiena a terra, per due addominali al volo e un po’ di relax. È ora di tornare, ma è troppo bello essere lì e tiro un po’ in lungo, tanto poi a far la doccia sono una scheggia, penso. Il fresco umido dell’erba sul viso mi sorprende, è un brivido di gioia rubato ad un altrimenti standard giorno di lavoro. Nemmeno il brulicare di qualche formica in arrampicata qua e là mi infastidisce. Sdraiata a braccia spalancate nel bel mezzo della pista sorrido senza ritegno: prendetemi pure per matta, io sono felice.

 

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