Correre con la cumpa: la running crew

Nel caso non lo sapeste, nell’ultimo anno è venuto fuori che sì, il running è uno sport che fa figo.

Non si sa bene per quale motivo, ma così è stata decretata l’attività da molte riviste (anche patinate) femminili e non solo.

In Italia siamo ancora un po’ “acerbi” o meglio: il runner è ancora visto un po’ come quel tipo/a di mezza età o over 40 che si trova con il braghino svolazzino (che come sapete a noi runloveri ci piace molto chiamare in causa) a correre le gare più tristerrime in una qualsiasi sperduta campagna italiana. E tutto ciò suscita normalmente una grande tristezza sia per chi corre, che per chi vorrebbe iniziare.

Tutto il mondo (non) è paese.

Beh, sappiate che altrove, non troppo lontano, il running e soprattutto il/la runner è vista come una cosa “cool”. Cioè che se lo sei, sei un giusto, oh yeah. Tanto giusto che ti trovi a correre con altri altrettanto giusti e il tuo gruppo si può definire “running crew”.

Innanzitutto la corsa è un qualcosa che “aggrega”, non si corre da soli, ma sempre in gruppo. Ci si trova con una cadenza regolare una o due volte la settimana (o più!) e si fanno allenamenti per tutti i gusti, compresi quelli in pista. L’età media è dai 30 anni in giù, chi fa parte dei gruppi sono spesso giovani free lancer o studenti.

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Il braghino svolazzino è “vade retro, satana!” e l’abbigliamento è spesso super tecnico. I gruppi corrono insieme, dopodichè si sfondano a suon di feste. Non cadete nell’errore di pensare che siano dei ggggiovani dal passo lento, perchè questi gruppi, sono davvero “fast&furious”: tempo dichiarato per una training run di 1h in gruppo: 4’15” di media. Fate voi. In ogni crew c’è un leader che sprona il gruppo, ma nel momento delle gare, che siano 10k, mezze maratone o maratone, il supporto è per tutti e non esiste più leader, ma ogni singolo individuo viene celebrato come anche la crew stessa del resto.

Sono super attivi con i social, grazie a cui rimangono connessi anche fra crew diverse sparse per il mondo (per la serie: fratelli e stranieri sono sempre i benvenuti). Fanno di Instagram il loro portabandiera ufficiale; qui trovate una serie di running crew a cui dare una sbirciata e da cui lasciarvi coinvolgere con il loro entusiamo:

Outra Fé – la crew brasiliana che interpreta la corsa non come uno sport, ma come uno stile di vita, una religione e una componente fodnamentale della vita stessa. Li trovate anche su Facebook.

Bridge Runners – dal 2004 i padroni di Manhattan, nel cuore di New York. Ogni strada viene solcata, metropolitane comprese. Una delle crew più storiche on line.

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Black Roses NYC – la costola nata da 2 ragazze dei Bridge qui sopra. Volevano fare le cose fatte un po’ meglio, con allenamenti progressivi per evitare infortuni. Ci sono riuscite.

Dark Runners – I runner dagli occhi a mandorla che scorrazzano per i grattacieli di Shangai.

Running Junkies – olandesi a netta prevalenza maschile, ma super attivi nelle gare a lunga distanza (e nei pasta party). Se fate un salto ad Amsterdam non potete allenarvi con loro. Hanno anche un sito, è in olandese ma nel caso di qualche poliglotta, ve lo segnalo: http://runningjunkies.nl/

Berlin Braves e Run Pack Berlin – entrambi di base nella città del muro, il primo è un gruppo ormai consolidato, il secondo è nato da poco ma ha una gran voglia di correre. I Run Pack li trovate anche su Facebook: https://www.facebook.com/runpackberlin

Nbrorunning – Copengahen è casa loro, quando si allenano di ripetute il motto è: #runpartyrepeat che non è neanche malaccio. Sono quelli che si allenano a 4’15” di ritmo medio, quindi se decidete di unirvi, siate “belli freschi”

Paris Running Club – come si definiscono loro: “runners with attitude”. Tres chic.

Stump Runners – di base in Oregon, oltre al running classico non disdicono il trail.

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

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