Chi arriva ultimo batte il primo…in resistenza

Arrivo di una maratona internazionale. Di quelle prestigiose. L’atleta che taglia il traguardo per primo termina la sua fatica in poco più di due ore. Bene, bravo, anzi, bravissimo. Fenomeno.
Qualche ora più tardi, barcollante, stravolto e sudato come un cavallo ma sicuramente fuori di se dalla gioia ecco che anche l’ultimo atleta chiude la sua fatica e taglia il traguardo di una maratona.
Chi ammirare di più?

Tecnicamente

Da un punto di vista tecnico, se il top runner è stato sicuramente fenomenale va considerato che ha protratto il suo sforzo per poco più di due ore. L’ultimo della classifica ha sofferto per più del doppio. Ovviamente è stato meno veloce, e l’intensità dello sforzo vien da pensare sia inferiore a quella dell’atleta veloce, ma voi cosa scegliereste due ore di pizzicotti o cinque ore di solletico sotto i piedi ?

Emotivamente

Da un punto di vista emotivo, al top runner va tutta la nostra ammirazione ma altrettanto, unito ad enorme rispetto, va al nostro amico ultimo della fila. Perchè se la vediamo in termini di coraggio, l’ultimo arrivato, partito senza sapere se terminerà la corsa e con la prospettiva di rimanere sulla strada per tutto quel tempo ha lo stesso coraggio del primo che rischia la sua preparazione in quella competizione. Con la differenza che il primo lo fa per professione, l’ultimo ci mette solo la sua passione.

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La classifica è soggettiva

Pertanto mi commuovo sempre un po’ quando vedo dei runner piuttosto improbabili che portano a termine la loro fatica. E mi commuovo ancora di più quando vedo la gente che lo capisce e che li incoraggia, generalmente di più delle frecce che sono passate ore prima lungo quella stessa strada.
Alla fine una consapevolezza rimarrà al più lento del gruppo, nella gara che ha corso è stato il peggiore ma è quello che è riuscito a resistere più di chiunque altro in termini di tempo. Non ci sono premi per questa cosa ma rimane la consapevolezza che, forse, in termini di determinazione e forza di volontà il primato è tutto suo.

(L’immagine principale è un fotogramma dal film “Run Fatboy Run”)

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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