C’era una volta… una corsa “diversa”

Riceviamo (e pubblichiamo molto, molto volentieri) il contributo di Giulia che ci racconta la storia di Pietro e Luca: amici, runner, quasi fratelli nella corsa e nella fatica. Una storia che ha dentro molta più amicizia che disabilità.

Pietro

Lo spazio e il tempo di un movimento, un instante impercettibile: in questa dimensione infinitesimale, una vita intera può cambiare il proprio corso. Un campo da calcetto, un pallone che scivola male, una caduta: tanto può bastare perché nulla sia più come prima, perché tutto diventi “diverso”. Qui ricomincia la vita di Pietro: catapultato in una situazione di grande difficoltà, fisica ed emozionale, ha sempre lottato con dignità e fierezza, determinato a sfuggire dalle convenzioni che vogliono la disabilità come un limite. In carrozzina, circondato da tanti amici “normodotati”, ha continuato a prendere dalla vita tutto quel che si può, mai allontanandosi dalla sua passione per lo sport.

Sport, passione, amicizia, voglia di sfidare se stessi e superare le barriere: ecco il punto d’incontro con Luca.

Luca

Luca, runner appassionato e fedele alla disciplina, distruttore seriale di scarpe da corsa con cui instancabilmente divora chilometri, giorno dopo giorno, con qualsiasi clima, in ogni momento libero.
Amore smisurato per la corsa, dedizione e resistenza hanno trovato naturale sbocco nella Maratona, prova che per lui è diventata occasione irrinunciabile, sfida con cui si cimenta più volte l’anno, approfittandone per esplorare l’Italia e l’Europa e coinvolgendo gli amici.

Qui, in questa intersezione di due vite, ognuna alla presa con le proprie sfide e difficoltà, nasce la pazza idea:
– “Corri una maratona con me”
– “Corriamo, insieme”

L’amicizia

Correre insieme non vuol dire iscriversi semplicemente alla stessa gara – un saluto sulla starting line e un abbraccio esausto all’arrivo. Insieme significa pianificare mesi di fatica, perché Pietro non ha mai corso una maratona. Ci vorranno ore di allenamento, kilometri che sembrano non finire, sudore, fatica, determinazione.

Insieme significa arrivare al giorno della maratona uniti, presentarsi alla partenza e attendere.
Insieme perché c’è il permesso per Luca di accedere alla partenza anticipata degli atleti disabili, una straordinaria concessione all’amicizia, allo sport, alla grande sfida che i due hanno preparato e ora affrontano.

Chiedete a chiunque era tra il pubblico, sul tracciato di VeniceMarathon 2011, chiedete se ricordano Luca e Pietro. Tutti gli amici, le famiglie intere, conoscenti e curiosi, dopo averli visti durante gli allenamenti lungo le strade della riviera del Brenta, erano pronti a seguire l’impresa e a sostenere i due atleti.
VeniceMarathon è una maratona partecipata, da sempre il pubblico è numeroso e coinvolto; ma se era prevedibile che una coppia così unica ricevesse un incoraggiamento speciale, la realtà ha superato l’immaginazione.

Come fosse ieri, ricordo una maratona intensa, per tutti noi che abbiamo fatto il tifo e per questi due amici impegnati in una sfida che va ben oltre i 42,195 km: commozione, sorrisi, lacrime e abbracci senza fine, una passione che ha colpito al cuore tutti, togliendo il fiato non solo a chi correva.

Venezia è stata la prima di una serie di maratone e corse affrontate insieme: Padova e Roma sono già state conquistate, Treviso è la prossima tappa, il prossimo limite oltre cui spingersi.

La sfida di Pietro e Luca è speciale, perché troppo spesso normodotati e disabili vengono separati, perché spesso le opportunità si negano invece di essere sfruttate, create, condivise. Il loro è un traguardo che va oltre la linea d’arrivo, mettendoci tutti di fronte alla semplice realtà che diverso non coincide con negativo ma, al contrario, difficoltà e diversità possono renderci positivamente curiosi.

Io, che con loro due ho l’incredibile fortuna di correre spesso, posso provare a descrivere la stretta che sento al cuore quando li vedo prendersi per mano al traguardo, quando li sento ridere e prendersi in giro, quando intercetto la loro complicità. Le parole difficilmente aderiscono al pensiero, non bastano a raccontare sensazioni così grandi, una faccia così bella della corsa.

Di certo, posso dire che nei miei momenti di difficoltà, magari al 18km di una mezza un po’ sofferta, mi capita di pensare a loro due, alle fatiche che compiono. So che nessuno dei due si fermerebbe… e allora mi faccio coraggio, continuo. Penso a Pietro e Luca e mi viene voglia di correre, a perdifiato, finché c’è strada, finché c’è vita.

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