C’era una volta un cross…

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Tempo di lettura: 3 minutiC’era una volta una ragazzina, a cui piaceva moltissimo correre anche perché sennò non avrebbe fatto quello che sto per raccontarvi.

Questa ragazza, affacciatasi mooolto tardi sul mondo dei bipedi che vanno veloci, non ne aveva proprio un’idea di cosa volesse dire praticare questo sport seriamente. Ma così ingenua e così motivata, accettava tutto quello che le veniva propinato come “gara”.

Si correva una mezza maratona il 16 di Dicembre, con 2° fuori la domenica mattina? Lei andava.

Le chiedevano se voleva andarsi a fare una gara qualsiasi di 10km su strada a 300km di distanza? Lei andava.

Maratone come se piovessero? E lei andava.

Ciò che la spingeva, non era tanto la voglia di vincere, perchè quella si sa, un po’ ci vuole, ma alla fine il bello è anche arrivare dopo le più brave e poter dire: “Perdiamine! Ho corso con loro!”. No, quello che la spingeva era di provare sempre cose nuove. Strade nuove, terreni nuovi, distanze nuove, gente nuova …

Ovvio che alla giovine, quando le proposero di andare a fare un “cross” manco pe’ sogno aveva vagamente idea di cosa fosse. Si parlava di attrezzature magiche, quali scarpe con i chiodi e guantini per non aver freddo. Figuratevi se alla nostra protagonista sarebbe mai venuto in mente di dire: “No, non lo faccio”.

E così, all’alba di domenica 13 gennaio, la runner in erba , si alza, si mette in macchina, si perde con ben 2 navigatori satellitari e giunge infine a destinazione: Centro Ippico di Scandiano, per affrontare il suo primo cross (che non è una gara a cavallo).

Le dicono che è come una campestre, che deve pensare solo a correre e per il resto non deve proprio pensare (poi capirà perché, e lo capirete anche voi). Si guarda in giro, evita di essere presa a calci da un cavallo e si piglia pure una cazziata, cerca di capire il grado di follia di chi, intorno a lei con circa 3° e pioggerellina, sta correndo in braghette e canotta.

Si avvia fiduciosa alla linea di partenza, immaginando che più o meno, sarebbe stato come tutte le altre gare: pronti, partenza, via e piano piano il serpentone umano che si muove.

E invece no. No, perché nella sua obbedienza, la fanciulla dà retta al suo coach e si mette davanti.

Capisce subito che c’è qualcosa che non va: guardando in basso, nota che la ragazza al suo fianco, possiede tal quadricipite femorale che è il doppio del suo. 2 sue cosce=1 gamba dell’altra. No good. Al momento dello sparo, si ritrova naturalmente agganciata gomito a gomito, in una morsa infernale, a tale possente atleta.

E così, inizia ad immaginare la sua morte: schiacciata, stesa nel fango ripassata da 120 scarpette chiodate. Beh, in fondo poteva andare meglio.

Ma poi…il miracolo! Piano piano si fa spazio nella mandria impazzita, che mentre tira su foglie e terra umida, si allunga sempre di più lungo il circuito da ripetere 3 volte.

Mentre passa il primo giro, capisce perché le avevano velatamente suggerito di non pensare… Perché proprio di pensare non ne aveva la forza, tutta tesa a respirare e far andare veloce le gambe.

Non c’era nemmeno spazio per quel solito pensierino: “Ma boia vacca, perché, perché mi faccio questo la domenica mattina?!”.

Realizza altrettanto rapidamente anche cosa voleva dire la frase:

“Guarda che non è mica faticoso il primo giro, gli altri due sono più duri, eh!”.

Certo. Gli altri 2 giri si rivelano come i gironi danteschi, con la testa che pensa solo a “oddio,oddio,oddio” e “ma diamine, sono più lunghi ‘sti cazz di ultimi 2!!”

Come finisce? Come tutte le migliori fiabe: la giovincella si fa dare la paga nel finale da circa 6-7 runner con 10 anni in meno, che la bruciano tutte pimpanti all’arrivo con capelli al vento e belle falcate distese.

Ma anche lei ce la fa! Arriva in fondo a quei 4 cazzutissimi chilometri di fango e saliscendi!

Poi sviene.

No, in realtà si abbassa, perché pensa che ci voglia sempre disinvoltura e dignità in certi contesti, soprattutto ad una certa età… Rimane lì piegata, come se stesse facendo stretching … nel frattempo la gara finisce … le runner arrivano tutte … Arriva anche il coach:

“Allora, com’è andata?”

E la volenterosa runner in erba:

“Ah niente coach! Io mi sono divertita un casino, quando si fa il prossimo?”

 

E pensare che ci dicevano che dalle fiabe di solito si impara sempre qualcosa …

(Photo from Flickr by Aitor Ruiz de Angulo)

 

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