Caro cassetto, ti scrivo

Caro cassetto,

ti scrivo così mi distraggo un po’. O forse, così mi metto un po’ a posto la coscienza, dopo quest’ultima litigata perchè ultimamente ti ignoro.

Guarda, lo so che ti sto trascurando. So che mi sto buttando completamente su altre attività e ti senti messo da parte. Ma davvero, non voglio tirarti scemo dicendoti che vado al lavoro, e poi ti tradisco con un altro.

Mi vedi al mattino andare via presto, lasciandoti spesso aperto un pochino, con un tocco sfuggente  e degnandoti a malapena di uno sguardo. So che mi guardi di traverso, perché non ti senti ricoperto di tutte quelle attenzioni che riuscivo a darti fino a un mese fa esatto.

Prima eri sempre al centro dell’attenzione: eri il cassetto più ordinato e che poteva spocchiosamente tirarsela di più del mio armadio, visto che tutti i giorni ti chiudevo e aprivo almeno 4 o 5 volte al giorno. Ti vantavi di essere il più pettinato e profumato, ogni indumento che riponevo era piegato con cura e diviso per funzionalità. Calzini, reggiseni sportivi, pantaloni lunghi, indumenti per la pelle, maglie tecniche per le mattine frizzantine e canotte e t-shirt per osare tenute più succinte durante i strane giornate calde di Febbraio.

Il nostro è sempre stato un rapporto d’amore e odio, non lo nego. Se vedevo che per un po’ ti trascuravo, prontamente provvedevo a trovare serate da dedicarti, tutte solo per te, anche 10’ prima di andare a dormire, il tempo necessario e super dedicato per scegliere il mio outfit per la corsa della mattina successiva. Sì, sì, mi ricordo come mi riuscivi velocemente a darmi tutte le risposte che cercavo. Calzino della lunghezza perfetta, in modo che la cerniera sulle caviglie dei pantaloni invernali non mi scorticasse; giacchetto impermeabile se il mattino dopo le previsioni prevedevano pioggia o neve a catinelle. Sapevi sempre darmi il consiglio giusto, mi capivi al volo.

Sì, è vero: a volte litigavamo furiosamente, perché come al solito mi facevi incazzare perché eri sbadato e mi spaiavi tutti i calzini. Oppure perché mi dicevi che la nostra non era una camera d’albergo, e non potevo andare e venire da te a piacimento, ignorandoti per delle sere e pretendendo poi che tutto d’un tratto, i panni lavati e accumulati sul letto, si infilassero a forza di spintoni dentro. Ecchecavolo, almeno una serata o due libere però mi sembra il minimo in un rapporto di coppia. (sappi che non sono ancora cambiata e la penso tuttora così).

Bello mio, non ti sto tradendo con qualcun altro solo perché mi vedi uscire con le scarpe da corsa ai piedi, o perché mi vedi metterle nella sacca. Se ti fossi degnato di informarti meglio, avresti saputo anche da loro che non se la stanno proprio spassando. Costrette al massimo a toccare il pavimento di una palestra, la cosa più eccitante che fanno con me è stare a spingere il pedale di una cyclette reclinata.

Insomma, caro cassetto da running, questo ultimo mese il nostro rapporto è stato un po’ in crisi, ma so che hai capito che non dipende da me ma da una caviglia che ha deciso di prendersi un  po’ di vacanze. Per favore, abbi ancora un po’ di pazienza. Le cose più belle del 2013 le dobbiamo ancora fare, e credimi, recupererò tutto il tempo perso.

E non è una promessa da marinaio, ma da runner.

Con affetto, I love you

Anne

(Pic from Flickr by uBookworm)

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