Ascoltatevi

Come vola il tempo! Lento, regolare, inesorabile.

Sembra ieri quando abbiamo iniziato questa avventura, ed eccoci qui. Manca una ventina di giorni alla We Own The Night e finora si sono manifestate le più svariate sensazioni.

Inizialmente la mia intenzione era quella di cogliere questa meravigliosa occasione per cercare di migliorare il mio (seppur discreto) personale sui 10.000 metri, correndo attraverso le strade di una delle città più invidiate del mondo e in un contesto decisamente fuori dall’ordinario (per chi, come me, è abituato a correre nelle manifestazioni di paesetto, sfrecciare tra le vie di Milano è una cosa superyeah!!!).

Strada facendo però, qualcosa è cambiato.

Conoscere queste splendide ragazze, fare assieme lo stesso percorso, ha spostato la mia attenzione. Leggo ogni giorno il vostro entusiasmo, lo percepisco in ogni post, in ogni piccolo passo avanti, e la cosa non può non coinvolgermi.

Sono fatta così, non ho filtri, schermi protettivi, e mi lascio coinvolgere da ogni situazione. Perché ci sono passata anche io, ogni runner ci è passato.

Quando sono ripartita dopo l’intervento al ginocchio volevo a tutti i costi migliorare, e anche alla svelta. Come per dimostrare che ero ancora in grado di correre, che tutti quei mesi a letto non mi avevano in alcun modo condizionata. Forse, ero talmente accecata dai numeri, dai tempi, e dai km, da aver perso di vista il vero senso della corsa.

Ora affronto ogni allenamento con uno spirito diverso. Ho iniziato a seguire meno le tabelle e a focalizzarmi di più sulle mie sensazioni. Ho ripreso a correre per il semplice gusto di farlo, e non (solo) per migliorare il passo al km.

E non sento più quel peso soffocante sul petto. Perché non sono più angosciata dal dover per forza dimostrare qualcosa di più o meno reale.

Forse in cuor mio già lo sapevo che avevo bisogno di questo. Avevo bisogno di voi per capirlo (sviolinata da panico!! Ma lo penso davvero!) :)

Bastava fermarsi un attimo. Ed ascoltarsi.

Per poi… riprendere a correre.

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