Verso la Corsa Naturale

Il Barefoot Running o Corsa Naturale si è affermata nel panorama del running in tempi relativamente recenti. Si potrebbe datarla al 1960 e quindi alle prime competizioni internazionali vinte da atleti scalzi, come l’etiope Abebe Bikila che in quell’anno vinse la maratona olimpica a Roma. La pratica è rimasta marginale da allora sino ai nostri giorni, essendo considerata esotica e adatta solo ad atleti africani.

E’ solo dal 2009, data di fondazione della Barefoot Running Society, che la forza propulsiva di questa disciplina ha acquistato momento e forza. Nello stesso anno viene anche pubblicato il libro Born to Run di Christopher McDougall, di cui abbiamo già parlato.

Perché chiamarla quindi Corsa Naturale? Forse perché si pratica senza (o quasi) l’ausilio di filtri o strumenti di corsa (le scarpe, ovviamente) e quindi non frapponendo niente fra la pianta del piede e il suolo. Il corpo può quindi esperire ogni irregolarità del terreno, con annessi piacevoli o meno connessi.
Vi è un altro motivo per il quale però la si definisce “naturale” ed è che, dal punto di vista storico e biomeccanico, questa modalità/impostazione di corsa è la più innata. Storicamente poiché lo studio di come corrono alcune tribù che hanno conservato tradizioni e modi ancestrali sino ai nostri giorni ha confermato; biomeccanicamente perché, semplicemente, il piede nudo e il corpo altro modo non hanno di correre che questo, profondamente diverso dalla corsa tradizionale, cioè quella che sfrutta le scarpe ammortizzate (affronteremo meglio l’argomento quando parleremo della biomeccanica della corsa naturale).

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La Corsa Naturale è una forma estrema di corsa: estrema non nel senso che è praticata in condizioni proibitive, ma relativamente alla corsa tradizionale, con scarpe ammortizzate cui siamo abituati da anni. In senso assoluto è invece il punto di arrivo di un approccio che può e deve essere progressivo, ma che si riferisce ad altro che all’unico modo di correre che è innato nell’uomo.

E’ impensabile (oltre che pericoloso e dannoso per le articolazioni e i muscoli) incominciare a correre a piedi nudi essendo abituati a farlo con scarpe da running, e di certo è impensabile farlo senza modificare prima l’impostazione della corsa.
Per questo motivo (e lo vedremo meglio nei prossimi contributi) è opportuno approssimarsi gradualmente a questa disciplina non trascurando nessuno dei passaggi che abitueranno il fisico e il piede a correre come natura e meccanica del corpo impongono.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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