The sound of silence

Potrei parlarvi della sinestesia. Sapete cos’è la sinestesia? Significa “vedere gli odori” o “sentire i colori”. È un’alterazione della percezione che porta ad inaspettati risultati, tipo, appunto, associare colori ad odori o suoni ai profumi. Ma chi scrive non è un sinestetico. È solo una persona che quando anni fa girava in moto – senza quindi la protezione e l’isolamento di un abitacolo – si rese conto per la prima volta della potenza degli odori e di quanto questi cambiassero da stagione a stagione, kilometro dopo kilometro. Veramente, non si immagina quanti odori abbia la natura finchè non li annusa correndoci in mezzo con una moto o con le proprie gambe.

Ma non voglio nemmeno parlarvi di odori.
Parliamo del silenzio. O meglio: del suono del mondo.
Quanti suoni e rumori ci sono nel mondo? I suoni sono i “rumori organizzati”, i rumori sono quelli provocati dalla casualità, dal traffico, dalla vita.
Ce ne sono decine, centinaia, e normalmente li filtriamo, non ci prestiamo attenzione, non li sentiamo, letteralmente.

Poi corriamo. Vogliamo sentire il nostro corpo, sentirlo spingere, piegarsi, rispondere allo sforzo, reagire. Vogliamo tornare ad un sano contatto fisico con le nostre origini. E indossiamo cuffie che, ancora una volta, ci isolano dal resto del mondo.
Respiriamo. Quando corriamo il respiro è il metronomo dello sforzo. Misura il ritmo, la fatica. Se ascoltiamo musica, semplicemente, lo percepiamo lontano, ma non lo sentiamo.
Eppure quanti gesti della vita quotidiana ci allontanano dalla percezione del nostro corpo? Tutti, o quasi tutti.
Quindi, per quell’ora o poco più in cui corriamo, possiamo concederci di farlo senza cuffie, senza distrazioni, accogliendo i rumori e i suoni del mondo.
Un’amica fisioterapista mi scrisse un giorno “Oggi vedevo correre un atleta. Ascoltava musica e non si rendeva conto che appoggiava male un piede. Era più concentrato sulla musica che sulla sua andatura. Senza saperlo stava sviluppando un difetto di postura che gli causerà dolori e fastidi”.
Spesso riusciamo ad ascoltare la musica solo quando corriamo, ma ancor più spesso non riusciamo (o non vogliamo) ascoltare il nostro corpo. Il nostro respiro. Il rumore delle suole delle scarpe sull’asfalto o sulla terra. E’ la nostra musica! Noi la produciamo, mischiandola al respiro. E ce la neghiamo, chissà mai perché.
Quindi vi sto esortando a far qualcosa? Esatto. Vi esorto a provare a correre senza ascoltare musica. Facendovi accarezzare le orecchie dal vento prodotto dalla velocità che riuscirete a raggiungere. Dai suoni della natura. Non immaginate quanti ne esistono, più di quanti ne immaginate.
E sentite il vostro corpo. L’accordo fra il respiro e la falcata. L’armonia con cui si muovono i vostri arti. La miglior musica del mondo.

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Martino, accetto il consiglio. Mi hanno definito “donna silenziosa” e ammetto di urlare spesso in silenzio e di essere altrettanto spesso furiosamente calma. Sono le 18 ed esco a correre; l’iPhone rimane a casa, che non ho ancora comprato quella fascia per il braccio e non ho tasche nei miei pantaloncini e maglietta. Parto con un’andatura tranquilla, giusto pochi minuti per oltrepassare questa zona suburbana che in Emilia sfocia nella campagna. È maggio ed è tutto un tripudio di odori, hai ragione! L’erba tagliata, l’acacia, i tigli, le rose, i lillà: da svenire, se ci pensi bene. Ma vado avanti, spingo un po’ e aumento la velocità. Ora non c’è più nessuno. In questa stradina di campagna ci siamo solo io, il mio respiro, i miei passi regolari. In lontananza un cane che abbaia, un trattore nei campi. Condizione idilliaca per l’introspezione? Non è così semplice. O forse sì. A volte le risposte ti arrivano quando meno te lo aspetti ma sei predisposto a riceverle. Il sole sta tramontando, taglio l’aria col mio corpo, elimino tossine, elimino pensieri inutili. Si sta bene. La ghiaia della strada bianca di prima è ritornata asfalto; sento una serranda di un bar chiudersi. Ho finito il giro, rientro nella città, che mi sembra anche migliore di un’ora fa. Magia della corsa! Ho fatto bene ad accettare il consiglio, Martino. 

Cayce Pollard

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

8 COMMENTI

  1. Quando dovevo prepararmi per la mia prima e ultima mezza maratona, durante i tre mesi di allenamento, arrivai ad un certo punto in cui proprio non ce la facevo, a uscire di sera alle nove, dopo il lavoro, freddo e nebbia, e sopportare un’ora di corsa. Così usai, durante il secondo mese, il doping della musica, senza nemmeno prepararmi delle playlist, e quindi inciampando su pezzi annichilenti. Arrivai poi al terzo mese, e mi accorsi che senza musica non riuscivo più a correre. Così interruppi subito il doping. Corsi la mezza maratona senza cuffie, ascoltando le risate i discorsi e soprattutto il mare della Versilia del 30 gennaio, che è una cosa per cui è valsa la pena sostenere tre mesi invernali di allenamento partendo da zero. E soprattutto ho sentito il ‘fuck you’ della mia amica inglese con cui abbiamo tagliato il traguardo insieme, battendola per mezzo laccio di scarpe. Ok, scusate, volevo solo dire che è correre senza musica e correre con musica sono due cose diverse, nè meglio, nè peggio.

  2. sono d’accordo con attimo. io corro da pochi mesi, e se non avessi avuto i depeche mode certe volte non sarei riuscita a darmi la spinta nei momenti in cui mi dicevo “ora muoio”. adesso che mi sento più sicura, riesco a farlo anche senza musica, e mi concentro di più su quello che sto facendo.

  3. Ma non era una condanna della musica durante la corsa la mia, eh!
    Dicevo solo: provate! Anche io corro con e senza. Non era davvero una condanna, ci mancherebbe.

  4. A me è capitato di finire la batteria a metà del giro e ho dovuto smettere e mettermi a camminare perchè le gambe non andavano più.

  5. Correre è ascoltare il proprio corpo,cosa ci dice e come lo dice. Ascoltare la musica è sicuramente molto piacevole ma non ci permette di sintonizzarsi con il nostro corpo. Ascoltare il nostro respiro,concentrarsi su noi atessi,sul nostro piede,sul nostro cuore,sul nostro quadricipe. Concentrarci su noi stessi e sul momento/istante che stiano vivendo permette di migliorare la nostra prestazione è di sgomberare la mente dal resto

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