Siamo quello che mangiamo: l’inganno buono (2/2)

Tempo di lettura: 4 minuti

Facciamoci amico il nostro metabolismo.

Come abbiamo visto nella prima parte, il metabolismo è responsabile della forma che il nostro fisico acquisisce. In verità non è l’unico: la sua funzione è di garantire l’erogazione di energie vitali per il nostro mantenimento, ma resta il fatto che esso è influenzato da cosa mangiamo e quanta attività atletica facciamo.

Una maggiore consapevolezza di quello che mangiamo ci permette almeno di controllare la quantità e soprattutto il tipo di alimentazione che abbiamo. Ma è l’attività fisica che ci può aiutare: più ne facciamo, più consumiamo e più convinceremo il nostro corpo che ha bisogno di alimentarsi. Ed è a questo punto che è determinante controllare l’alimentazione: gli daremo solo ciò di cui necessita. Perché il corpo umano è molto umano in questo: tanto riceve e meno trattiene: se riceve molto la memoria che costruisce lo porta a pensare che sarà sempre così, e che non ha necessità di trasformare e incamerare il 100% di ciò che riceve. Riceve, trasforma, consuma e accumula. Ma se ciò che gli diamo si riduce (è controllato, in realtà), il corpo sarà portato a pensare che ne riceverà sempre meno e che quel che riceve deve totalmente trasformarlo in energia. Bruciarlo, insomma. O accumularlo. Ma da accumulare ne avrà sempre meno. È un’azione congiunta: consumare in maniera controllata e bruciare tutto. E la memoria sarà così potente che quando gli daremo da mangiare di più brucerà in maniera più efficiente ciò che gli daremo.

Sullo stesso argomento:
100 minuti alla settimana e le 6 regole d'oro per sfiammare l'organismo

La memoria del corpo.

La memoria è, esattamente come quella cerebrale, una funzione che si esplicita nell’esperienza: così come il metabolismo ricorda e funziona in ragione di ciò che introduciamo nel nostro corpo, così il sistema muscolare trasmette al cervello dati che riguardano la nostra forma fisica e sul come mantenerla. E la forma fisica è, ahimè, ahinoi, anche l’essere grassi. Se lo siamo è perché il metabolismo crede che – dato che noi mangiamo ben oltre le nostre reali esigenze di sopravvivenza – dobbiamo accumulare grasso. Forse attendiamo calamità future, forse siamo semplicemente golosi, ma il fisico non ricorda. Il fisico si adatta, prevenendole, a condizioni future. È costantemente in una condizione di emergenza: deve provvedere a mantenere le funzioni vitali operative perché da queste esso stesso dipende. Gli organi devono funzionare, il cuore deve pompare, le energie non devono mai mancare. SI tratta di una memoria a breve termine: mangiamo molto, ingrassiamo perché il corpo pensa che ci prepariamo ad un futuro (alimentare) incerto. Mangiamo poco (che poi è il giusto) e il corpo brucerà in maniera più efficace. Se a ciò associamo l’attività fisica, i muscoli comunicheranno al metabolismo che c’è bisogno di più energia. Lui produrrà di più e meglio, trasformando le calorie del cibo in energia più efficacemente.

Sullo stesso argomento:
Ma i Runner mangiano i pop corn?

Mangiare per dimagrire.

Beh, esageriamo. Ma una cosa vera è che il metabolismo, in quanto complesso di trasformazione degli alimenti in energia, brucia esso stesso energia. Ed è altrettanto vero che non tutti gli alimenti richiedono le stesse energie (rappresentate dalla TID – o termogenesi indotta dalla dieta, cioè una trasformazione che aumenta la temperatura corporea) per essere trasformati: 100 calorie di proteine, per  esempio, richiedono 30 calorie per essere digerite. Molte meno i carboidrati (ed è un motivo – non l’unico – per cui a parità di calorie, quelle “accumulate” con l’assunzione di carboidrati sono più che con le proteine – circa 10-15 per 100 calorie).
Le diete che privano radicalmente il corpo di nutrienti hanno questa principale controindicazione: lo portano a “trattenere” molte più calorie di quanto l’abitudine all’abbondanza lo porterebbe a fare. Ecco perché mangiare poco e poche volte al giorno comporta che la maggior parte delle calorie assunte sia in tal caso trattenuta: il corpo non può permettersi di lasciarsi scappare niente.

Quindi?

Quindi “stare a dieta” non significa privarsi di niente. Anzi: spesso significa articolare molto meglio la propria alimentazione:

  • nutrirsi spesso e nei momenti opportuni (non trascurate mai gli spuntini fra un pasto e l’altro): trascurare un pasto, anche un mini-pasto, posticiparlo, per la memoria metabolica di cui s’è discusso, significa spingere il nostro corpo a trattenere il più possibile da questo spuntino.
  • variare la dieta, mangiando ogni tipo di macronutriente (carboidrati, lipidi, proteine) o micronutriente (vitamine, minerali): e, visto che se ne sente spesso parlare, lo scriviamo con chiarezza: i carboidrati NON sono il male: trasformati, forniscono il glucosio che è la benzina che attiva e alimenta molti processi cellulari e ci fornisce la benzina per “marciare”
  • l’uso è buono, l’abuso è cattivo: come sempre, come il saggio insegna, come la nonna ci diceva: l’abuso conduce sempre a comportamenti  dannosi per la salute. Sempre. E la privazione è un abuso: il corpo, specie se pratichiamo attività sportive, ha bisogno di ogni sostanza nutritiva. Bilanciare è la soluzione, non privare.
Sullo stesso argomento:
I buoni propositi

One more thing.

Sapete che ci piace dirlo: un’ultima cosa, molto semplice ma utile: mangiare è bello e soddisfa. Calma i nervi. È un’attività conviviale. Farlo dopo aver corso o sollevato pesi o giocato a tennis è ancora più bello. Perché? Perché (quasi) tutte le eventuali esagerazioni saranno compensate psicologicamente dal fatto di esserselo meritato. Siamo animali semplici in fondo: ho fatto uno sforzo e mi merito uno zuccherino. E sarà lo zuccherino più buono che abbia mai mangiato.

And one more, again.

Come non ci stancheremo mai di ripetere, stiamo parlando del nostro corpo. Il cibo è una droga: modifica l’umore, il fisico, dalla sua assunzione dipendono delicati equilibri interni e, in generale, il nostro stato psicofisico. Prima di cominciare a modificare il vostro regime alimentare consultate un dietologo. È per voi, è importante.

CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

1 COMMENTO

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.