Siamo quello che mangiamo: l’inganno buono (2/2)

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Facciamoci amico il nostro metabolismo.

Come abbiamo visto nella prima parte, il metabolismo è responsabile della forma che il nostro fisico acquisisce. In verità non è l’unico: la sua funzione è di garantire l’erogazione di energie vitali per il nostro mantenimento, ma resta il fatto che esso è influenzato da cosa mangiamo e quanta attività atletica facciamo.

Una maggiore consapevolezza di quello che mangiamo ci permette almeno di controllare la quantità e soprattutto il tipo di alimentazione che abbiamo. Ma è l’attività fisica che ci può aiutare: più ne facciamo, più consumiamo e più convinceremo il nostro corpo che ha bisogno di alimentarsi. Ed è a questo punto che è determinante controllare l’alimentazione: gli daremo solo ciò di cui necessita. Perché il corpo umano è molto umano in questo: tanto riceve e meno trattiene: se riceve molto la memoria che costruisce lo porta a pensare che sarà sempre così, e che non ha necessità di trasformare e incamerare il 100% di ciò che riceve. Riceve, trasforma, consuma e accumula. Ma se ciò che gli diamo si riduce (è controllato, in realtà), il corpo sarà portato a pensare che ne riceverà sempre meno e che quel che riceve deve totalmente trasformarlo in energia. Bruciarlo, insomma. O accumularlo. Ma da accumulare ne avrà sempre meno. È un’azione congiunta: consumare in maniera controllata e bruciare tutto. E la memoria sarà così potente che quando gli daremo da mangiare di più brucerà in maniera più efficiente ciò che gli daremo.

La memoria del corpo.

La memoria è, esattamente come quella cerebrale, una funzione che si esplicita nell’esperienza: così come il metabolismo ricorda e funziona in ragione di ciò che introduciamo nel nostro corpo, così il sistema muscolare trasmette al cervello dati che riguardano la nostra forma fisica e sul come mantenerla. E la forma fisica è, ahimè, ahinoi, anche l’essere grassi. Se lo siamo è perché il metabolismo crede che – dato che noi mangiamo ben oltre le nostre reali esigenze di sopravvivenza – dobbiamo accumulare grasso. Forse attendiamo calamità future, forse siamo semplicemente golosi, ma il fisico non ricorda. Il fisico si adatta, prevenendole, a condizioni future. È costantemente in una condizione di emergenza: deve provvedere a mantenere le funzioni vitali operative perché da queste esso stesso dipende. Gli organi devono funzionare, il cuore deve pompare, le energie non devono mai mancare. SI tratta di una memoria a breve termine: mangiamo molto, ingrassiamo perché il corpo pensa che ci prepariamo ad un futuro (alimentare) incerto. Mangiamo poco (che poi è il giusto) e il corpo brucerà in maniera più efficace. Se a ciò associamo l’attività fisica, i muscoli comunicheranno al metabolismo che c’è bisogno di più energia. Lui produrrà di più e meglio, trasformando le calorie del cibo in energia più efficacemente.

Mangiare per dimagrire.

Beh, esageriamo. Ma una cosa vera è che il metabolismo, in quanto complesso di trasformazione degli alimenti in energia, brucia esso stesso energia. Ed è altrettanto vero che non tutti gli alimenti richiedono le stesse energie (rappresentate dalla TID – o termogenesi indotta dalla dieta, cioè una trasformazione che aumenta la temperatura corporea) per essere trasformati: 100 calorie di proteine, per  esempio, richiedono 30 calorie per essere digerite. Molte meno i carboidrati (ed è un motivo – non l’unico – per cui a parità di calorie, quelle “accumulate” con l’assunzione di carboidrati sono più che con le proteine – circa 10-15 per 100 calorie).
Le diete che privano radicalmente il corpo di nutrienti hanno questa principale controindicazione: lo portano a “trattenere” molte più calorie di quanto l’abitudine all’abbondanza lo porterebbe a fare. Ecco perché mangiare poco e poche volte al giorno comporta che la maggior parte delle calorie assunte sia in tal caso trattenuta: il corpo non può permettersi di lasciarsi scappare niente.

Quindi?

Quindi “stare a dieta” non significa privarsi di niente. Anzi: spesso significa articolare molto meglio la propria alimentazione:

  • nutrirsi spesso e nei momenti opportuni (non trascurate mai gli spuntini fra un pasto e l’altro): trascurare un pasto, anche un mini-pasto, posticiparlo, per la memoria metabolica di cui s’è discusso, significa spingere il nostro corpo a trattenere il più possibile da questo spuntino.
  • variare la dieta, mangiando ogni tipo di macronutriente (carboidrati, lipidi, proteine) o micronutriente (vitamine, minerali): e, visto che se ne sente spesso parlare, lo scriviamo con chiarezza: i carboidrati NON sono il male: trasformati, forniscono il glucosio che è la benzina che attiva e alimenta molti processi cellulari e ci fornisce la benzina per “marciare”
  • l’uso è buono, l’abuso è cattivo: come sempre, come il saggio insegna, come la nonna ci diceva: l’abuso conduce sempre a comportamenti  dannosi per la salute. Sempre. E la privazione è un abuso: il corpo, specie se pratichiamo attività sportive, ha bisogno di ogni sostanza nutritiva. Bilanciare è la soluzione, non privare.

One more thing.

Sapete che ci piace dirlo: un’ultima cosa, molto semplice ma utile: mangiare è bello e soddisfa. Calma i nervi. È un’attività conviviale. Farlo dopo aver corso o sollevato pesi o giocato a tennis è ancora più bello. Perché? Perché (quasi) tutte le eventuali esagerazioni saranno compensate psicologicamente dal fatto di esserselo meritato. Siamo animali semplici in fondo: ho fatto uno sforzo e mi merito uno zuccherino. E sarà lo zuccherino più buono che abbia mai mangiato.

And one more, again.

Come non ci stancheremo mai di ripetere, stiamo parlando del nostro corpo. Il cibo è una droga: modifica l’umore, il fisico, dalla sua assunzione dipendono delicati equilibri interni e, in generale, il nostro stato psicofisico. Prima di cominciare a modificare il vostro regime alimentare consultate un dietologo. È per voi, è importante.

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