Se mi va di cantare

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minutiOgnuno di noi puoi allenarsi in tanti modi. E’ ciò che più amo della corsa, di darci quella condizione di “libertà” non solo di muoverci, ma di gestirla come vogliamo: orari, frequenza, luoghi … come dico io: “In ogni luogo e ad ogni ora” o come si dice qui tra di noi RunLovers: “Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente”.

Allenarsi con stile: il proprio.

È bello avere il proprio “stile” di allenamento, e con questo non mi riferisco alle improbabili tenute da runner che spesso perfino io indosso. (Ok: ammetto di fare a cazzotti con lo specchio ogni tanto, tra colori e scelta delle mie mise ma…  Carla Gozzi, ora pro nobis!).
Lo stile che intendo invece, sono le abitudini che ci portiamo a spasso con noi quando corriamo. Ad esempio il fatto di allenarci la mattina, piuttosto che la sera, o di non essere affatto regolari e ricordarci al cambio di stagione che: “Sì, ho due gambe, possono correre e tra 1 mese devo infilarmi quel maledettissimo bikini”.

Ma è anche il modo di correre. Essendo un habituè mattiniera del salottino “Parco” durante l’inverno, ormai riconosco i vari runner che hanno il mio stesso orario di allenamento anche al buio. (NdR per i figli della notte: attualmente il sole sorge circa alle 7.34).
Li riconosco dalle andature, dai vestiti (eh sì, devo dire che d’inverno sono in ottima compagnia negli accostamenti “fantasiosi”), insomma da tanti piccoli particolari.
Penso che anche per loro sia lo stesso: ormai mi riconosceranno dalla cuffia da palombaro azzurra (è una fascia per orecchie ganzissima, ma ormai è stata identificata come cuffia da piscina e tale rimarrà), dall’andatura un po’ strana e la falcata poderosa e dal fatto che… canto.

Ora, non immaginatevi che diventi improvvisamente la figlia di Al Bano, sono pur sempre in un luogo pubblico e ci tengo al rispetto degli esseri viventi che abitano il parco. Ma se non amate i cronometri, volete conoscervi meglio e soprattutto capire il passo che state mantenendo, il metodo del parla/canta è piuttosto utile.

CL, CM, CF e BPM. Eh?

Visto che al mondo penso esistano già parecchie cose che ci stressano, io non ho proprio la pazienza e la voglia di essere metodica e di applicarmi per registrare i BPM. Perciò quando devo variare i ritmi dei miei allenamenti, il mio coach mi ha dato come parametri di riferimento: CL corsa lenta, CM corsa media, CF corsa forte. Premetto che il tutto è abbastanza empirico, ma porta a una conoscenza di se stessi e della propria “macchina” impagabile.
In pratica: mentre la corsa veloce è, come immaginerete, una fase in cui i vostri polmoni hanno altro da fare che dare “fiato” alla vostra bocca per parlare (e poi, parlare con chi? Mica siamo 1.000 a correre alle 6.30 d’inverno), quindi non parlate; la corsa media è misurabile come un andatura dove il parlare è affannato ma sostenibile.
Ma normalmente, proprio perché questi ritmi sono sostenuti, io stessa tendo a stare più concentrata anche perchè quando si va forte poi il rischio è sempre dietro l’angolo, soprattutto al parco tra cani, biciclette, strane cose che spuntano dal terreno, ecc.
Il momento della corsa lenta, invece, è quello più noiosetto, in particolare se praticato in un circuito ripetitivo. Visto che per identificare la corsa lenta il mio coach mi ha detto: “Devi riuscire a cantare”, così ho preso a misurarmi, con questo paremetro di riferimento che ormai è diventato abitudine. Mi viene proprio spontaneo, soprattutto la mattina quando mi sento tutta pimpante nel bel mezzo della gelida alba, di farmi compagnia canticchiando.

Tranquilli: non siete a Sanremo.

Ripeto: non mi hanno ancora denunciata per schiamazzi, e onestamente il mio canticchiare è piuttosto sommesso, il giusto da farmi compagnia. Facendomi scandire il tempo dalla radio o da playlist piuttosto eterogenee, quando capita il pezzo “power”, poi è facile farsi prendere la mano anzi, la “nota”.
A parte il senso di relax che mi regala, e il senso di libertà che viene sottolineato e appagato, riesco a farmi anche due sane risate. Perché magari non azzecco una parola, e nemmeno una nota. Ma intanto tengo sotto controllo il mio ritmo, rompo la monotonia e mi sento felice.

Perchè mi va di cantare. E canto!

(Copyright Giclee_Chris from Flickr)

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