Road to Milano City Marathon 2012 (seconda parte)

Vai lungo

Piove a dirotto al chilometro 32 ma tutto sommato forse è meglio così. Si perché il caldo ti disidrata, e la disidratazione fa venire i crampi, per i quali non c’è volontà che tenga. Ti fermi punto e basta.  Sotto la pioggia invece i sali minerali, con i quali contrai e distendi i tuoi bei muscoletti allenati, rimangono sotto pelle a fare il loro prezioso lavoro. La spugna (asciutta) serve unicamente per togliersi dagli occhi le gocce che scendono dal cielo al posto di quelle che normalmente dovrebbero uscire dal tuo corpo. Il freddo non si sente, se non fosse per le ginocchia che se la prendono a male e in segno di protesta si induriscono un po’.

Al chilometro 32 ci arrivo bene, nonostante la canottiera fradicia, i pantaloncini fradici e le scarpe fradicie. Il cappellino l’ho abbandonato 24km fa, era zuppo e non serviva più a nulla. 4 euro e 50 ben investiti. L’ultimo lunghissimo prevede di coprire questa distanza,poi fermarsi, scaricare e presentarsi al via della gara. Solo che oggi non è la domenica dell’ultimo lunghissimo. Oggi è il 15 aprile e sto correndo sotto la pioggia battente la mia prima Maratona.

Ogni arrivo è una nuova partenza

Quell’ultimo lunghissimo l’ho completato 3 settimane fa, con enorme fatica. La domenica successiva è arrivato il PB sulla mezza alla Stramilano (1h39′), poi dopo due settimane di scarico ecco il grande giorno. Sulla linea di partenza ci arrivo sanissimo, un miracolo visto come era andata la volta precedente, con la consapevolezza di poter chiudere tra le 3h30′ e le 3h40′. La velocità non manca ma un piccolo tarlo continua a lavorarmi dentro la testa. Quelli “esperti” dicono che per stare tranquilli è necessaria una media di almeno 70k a settimana e completare un paio di sedute da 36k. Io negli ultimi 4 mesi ho nuotato, ho pedalato e ho corso veloce ma al massimo i chilometri settimanali sono stati 50. Dalla massima distanza sono rimasto lontano.

Mentre entro in griglia avvolto nel sacco della spazzatura antipioggia, i pensieri positivi si mescolano ai dubbi facendomi sentire un autentico schizofrenico. Ma l’unica cosa che conta è che sono riuscito a fare ciò che volevo, prendere il via della gara. Non è però ancora il momento di godersi il risultato, adesso voglio fare un’altra cosa, voglio arrivare in fondo e voglio un tempo come si deve.

A 1 minuto dal via l’unica fragile protezione che divide la mia pelle dall’acqua e dal vento vola via. Rimango in maglietta, canottiera e pantaloncini. In pochi istanti i vestiti saranno  così bagnati che non ci baderò neanche più. Allo sparo del cannone (sì un cannone, non una pistola, l’organizzazione ha fatto le cose in grande) il primo passo è segnato da un brivido di emozione e dall’avvio del Garmin. Sta iniziando una nuova grande avventura, mi sento vivo, consapevole e felice.

Lo sapevo, i primi 10k non sarebbero stati piacevoli. Mi metto subito a poco più di 5’/km, come pianificato, ma ci vuole un’ora abbondante prima di sentirmi davvero a mio agio. Come al solito in gara l’adrenalina mi fa alzare i battiti più di quanto vorrei e i sensi allertati registrano ogni minimo scricchiolio delle articolazioni facendo suonare il segnale di allarme. Ovviamente del tutto ignorato dallo scrivente. Passo un bel po’ di gente, con implacabile regolarità. I passaggi ai 10, 15 e 20k sono precisi al secondo, alla mezza la media è 5’05”, sto davvero bene. Comincio a spingere sul serio, spingendomi abbondantemente sotto i 5′. Carbogel al 25esimo e al 30esimo, un goccio d’acqua, spugne asciutte per detergere il viso.

Living on the edge

Il passo successivo al cartello dei 32k mi porta dritto dritto dentro la terra incognita, adesso ho la netta sensazione di camminare sull’orlo del Grand Canyon, sotto di me il vuoto, non ho la minima idea di come possa reagire il mio corpo da qui in avanti. Ma oggi le gambe girano alla grande, non ho nessuna intenzione di fermarmi.

80% zuccheri, 20% grassi, è questa la formula magica che tiene in equilibrio la massima velocità sostenibile per 30 chilometri e oltre senza che il corpo si metta a mangiare se stesso, smontando i muscoli per ricavare energia dalle sostanziose proteine, una volta finito il glicogeno. Viaggiate sopra il sottile limite di questa soglia e farete un gran tempo, sbagliate anche solo di 3 secondi il vostro passo gara e vi ritroverete stampati contro il muro.

E mentre mi distraggo ripassando i principi del metabolismo umano faccio finta di non sapere che sto andando troppo veloce. 4 o 5 secondi troppo veloce. Decisamente troppo, in effetti, ma non c’è verso che rallenti.
Il gps mi dice che siamo al 33esimo, 5’01”. Bip al 34esimo, cedo 11 secondi ma non importa, ancora 1 km e potrò ingollare il terzo carbogel di giornata ma soprattutto bere un po’ d’acqua.

Mentre mi avvio a chiudere il chilometro 35 prende sempre più consapevolezza la sensazione di essere vicino allo spegnimento della luce. Dovrei smettere di pensare a cosa potrebbe succedere, rimanere concentrato sul passo, e invece mi distraggo. Quando ritorno lucido il pasticcio è ormai inevitabile. Alzo lo sguardo e vedo venirmi incontro a circa 12 km/h il tavolo del rifornimento.

Testa e gambe

Tento disperatamente di mettere mano alla tasca posteriore per estrarre la bustina di gel. Dovrei estrarla, aprirla, ingoiarne le 121 calorie e afferrare la bottiglia dell’acqua per riuscire a mandare giù il tutto e poi idratarmi. Ma non c’è tempo, l’unica cosa sensata da fare a questo punto è afferrare la bustina di carboidrati dell’ultimo tavolo, che per fortuna sono liquidi quindi più o meno bevibili. Niente acqua però, e io ho una gran sete.

Le energie mi stanno abbandonando, è tempo che la mente torni a controllare la situazione quindi decido di non suddividere più la gara in parti da 5k bensì di 1 chilometro. L’obiettivo è solo arrivare a quello successivo, poi resettare e ricominciare. Molto basico.

36esimo a 5’16”, 37esimo a 5’18”, non passa più e va sempre peggio, 38esimo a 5’26”, un gruppetto di 10 runner che avevo precedentemente passato e staccato mi riprende, e a questo punto forse è l’orgoglio a salvarmi. Con la forza della disperazione li aggancio e poi all’improvviso, senza alcuna ragione, la luce si riaccende, il traguardo è vicino e a meno 3000 metri dall’arrivo torno a 5 minuti al chilometro.

Le ultime centinaia di metri sono una planata a 4’40”, completo il recupero e alzo la testa per vedere il cronometro sentenziare 3 ore, 38 minuti, 35 secondi. Posizione 1501, oltre 5000 alla partenza, quasi 4000 all’arrivo, tra loro tanti amici, a rendere ancora più speciale questa giornata. Sorrido, tutto sommato non sono neanche ridotto troppo male. Adesso sono un maratoneta, e neanche lento. 

Se vuoi fare qualcosa, d’altra parte, falla e basta. Run.

(Se volete leggere la prima parte, la trovate qui)

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4 COMMENTS

  1. …prima la Testa, eh?
    Più che altro qui è stato il Cuore a portarti avanti: no, non il muscolo, ma il sentimento, stavolta sotto forma di Orgoglio.
    Adoro l’Uomo: credo sia l’unico animale a provare questo tipo di sensazioni. Sfida, Arroganza, Sfrontatezza, Orgoglio, Amor Proprio…in sintesi, sintomi di un SuperEgo.
    Splendido pezzo, siamo in volata finale con te, siamo dentro la tua testa, non servono le gambe ma basta chiudere gli occhi, ascoltare le tue parole e sentire la tua energia, la tua determinazione, il tuo orgoglio scorrere dentro le vene come tranquilla ma pericolossissima lava vulcanica.
    Ribadisco: da grande voglio diventare tower77 pure io!

  2. Mi sono emozionata a leggere il tuo racconto.
    Io mi sto allenando per la mezza, sono ancora molto indietro rispetto ad un maratoneta, ma sono già piuttosto avanti rispetto a certi miei limiti che voglio superare.
    Grazie dell’emozione. Grazie della carica

  3. Cari,
    Vedo solo ora i vostri commenti, che stordito.
    Che dire, sono davvero felice di essere riuscito a trasmettervi qualcosa, magari emozionarvi davvero almeno un pochino.
    È vero, abbiamo tutti un superego sviluppato, qualcuno, tipo me, praticamente smisurato.
    Ho però cercato di trasformarlo in qualcosa di positivo, per me e per chi ha la pazienza di stare ad ascoltarmi. Ho scoperto che condividere una passione mi fa stare bene, e adoro vedere questa energia positiva propagarsi e moltiplicarsi. Vorrei che tutti vivessero le sensazioni che provo io, perchè mi rendono felice. Condividere felicità ci rende persone migliori!
    Se non avete ancora corso una maratona fatelo, la prima, è vero, è un viaggio fantastico e indimenticabile. Dentro di voi e oggi, grazie a internet, può farvi incontrare tante persone splendide.
    Io vi dico che per me non è finita qui. Voglio raccontarvi la prima NYCM, il primo Ironman, il mio primo campionato del mondo alle Hawaii. Ce la farò perchè lo desidero con tutto me stesso, e chiunque può ottenere una cosa se lo vuole davvero. Anche se per gli altri è un’impresa impossibile.

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