Plantari sì, plantari no?

Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di plantari, consigliati o visti utilizzare per risolvere problemi del piede, o della schiena; chi ne parla bene, chi no, allora come orientarsi?

Per prima cosa è bene chiarire che i plantari sono dispositivi che vanno a variare il nostro assetto posturale, sia segmentario (la postura del piede) sia globale. Esistono difetti posturali ascendenti, cioè si sviluppano per un problema dell’appoggio, e quindi del piede, e difetti discendenti, derivabili dalla masticazione, o dalla vista. Quindi non è corretto pensare che tutti i deficit posturali si possano curare con l’uso dei plantari. E capite anche quanto sia importante affidarsi a professionisti qualificati in questi casi, per evitare di capitare in dinamiche commerciali, o per non rischiare di curare il piede e danneggiare, ad esempio, la schiena.

Chiarito questo cerchiamo di capire come il plantare agisce e che tipologie di plantari esistono.

Partiamo dal plantare “classico”, ha una consistenza semirigida, lunghezza pari al piede e può avere altezze variabili, posteriormente ed anteriormente, a seconda del difetto da correggere. Una volta inseriti nelle scarpe si fanno subito sentire, infatti per loro caratteristica “impongono” al piede una posizione ben precisa, spesso l’adattamento non è privo di dolori, callosità e addirittura piccole vesciche. Vien da sè che questi fastidiosi effetti collaterali non devono durare molto o essere motivo di forti zoppie. Se così fosse, tornate alla base, probabilmente serve un aggiustamento. Il lato poco gradevole di questi plantari, soprattutto per le Signore, è che non vanno su tutte le scarpe, e tenendo conto che bisognerebbe utilizzarli il più possibile, ci dovremmo adattare a portare scarpe “comode”, che magari non sono le nostre preferite. L’ottimale sarebbe averne almeno due paia, uno per l’attività fisica ed uno per la quotidianità.

Concetto completamente differente invece viene utilizzato per i plantari propriocettivi. Intanto, cos’è la propriocezione? È la capacità di percepire, riconoscere e variare la posizione del proprio corpo, grazie a dei recettori che ci permettono la gestione di questo delicato equilibrio in modalità “automatica”. I plantari propriocettivi quindi non obbligano il piede a variare atteggiamento, ma suggeriscono al piede di farlo. Sottile, ma importante differenza. Saranno quindi i muscoli del piede, della gamba, della coscia e così via, a variare il loro funzionamento perché stimolati dai plantari. Per la gioia delle Signore, questi plantari sono sottilissimi (assomigliano alle normalissime suolette presenti nelle nostre calzature), quindi manterremo la libertà di scelta sulla scarpa da portare!

Come scegliere allora? Dovete affidarvi al vostro Fisioterapista che dovrebbe conoscere bene il vostro disturbo, e può indirizzarvi verso la soluzione più adatta.

Ricordate comunque che se state soffrendo per un problema al piede (fasciti, speroni calcaneari, talloniti, ecc..) è importante prima guarire i sintomi, poi eventualmente correggere con il plantare, altrimenti rischierete di effettuare dei test/analisi poco veritieri, e di conseguenza avere supporti non adatti al vostro disturbo.

Se state male non attendete… CORRETE ai ripari!

Yarno Celeghin. Dottore Fisioterapista, dal 2005 ed attualmente Fisioterapista della Nazionale Italiana Rugby. Responsabile dei Fisioterapisti della Rugby Rovigo Delta. Docente di bendaggio funzionale per GTZ distribution. Socio fondatore e co-direttore di Equipe. Ex rugbista ora runner per scherzo.

@yarnoceleghin
www.equipe.ro.it

(©iStockphoto.com/alengo)

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