Nulla è concesso ai mortali senza fatica

Grandi parole di sport sabato e domenica 6 e 7 ottobre 2012 all’interno di “Mens sana in corpore sano” a Rovigo. Rhodigium Team ha presentato il primo appuntamento del convegno Motiv’azione, parlando della motivazione nel rapporto allenatore-squadra. Ospiti e relatori d’eccezione della due giorni: Andrea Anastasi, Polla Roux, Pietro Trabucchi, Gianni Gross e Monica Carlin, moderati nella seconda giornata dalla voce televisiva dell’atletica leggera italiana: Franco Bragagna.

Andrea Anastasi.

Anastasi, dopo il quinto posto alle Olimpiadi di Londra con la nazionale polacca, ha parlato delle difficoltà dell’essere coach, al di là della preparazione atletica. La complessità della gestione della squadra a livello umano basata su diversi fattori: dall’empatia all’emozione, fino ad arrivare al fattore umano e a quello economico. Certamente l’empatia – ha evidenziato Anastasi – è il fattore predominante poiché stimola la reazione emotiva della squadra e guida sia gli atleti che il gruppo verso obiettivi importanti. All’interno della sfera motivazionale – ha aggiunto il coach della nazionale polacca – è inoltre molto importante la gestione del cambiamento: superare la soglia di comfort mentale per affrontare sfide nuove. Comunicazione, fiducia, responsabilità collettiva, attenzione e orgoglio, citando coach Krzyzewsky (allenatore di Duke University e campione olimpico 2008 e 2013) rendono imbattibile la squadra e sono ispirate dall’allenatore.
Anastasi propone quindi una prospettiva del coaching che riguarda la gestione di gruppi di atleti attraverso un lavoro di equipe che coinvolge diverse competenze (preparatori atletici, motivatori, psicologi). Il suo lavoro si basa sulla comprensione dell’individuo inserito in un gruppo (la squadra), ma sullo sfondo di un lavoro di equipe che richiede uno sforzo collettivo alimentato dalla comunicazione fluida e basato soprattutto sulla fiducia reciproca di allenatore e giocatori.
Nel gruppo è importante focalizzare gli sforzi verso un obiettivo comune: la condivisione è essenziale, così come il dialogo e la gestione del meccanismo della decisione, che spesso deve scaturire dalla mediazione di posizioni che possono essere fortemente opposte. Se c’è la fiducia e il dialogo, però, queste possono essere prese senza imposizioni e, appunto, con condivisione.
Il cambiamento poi deve sempre essere letto come una sfida da superare: mai adagiarsi, mai riposarsi, ma tentare sempre nuove soluzioni che sono poi la risposta a stimoli sempre diversi che non possono far altro che arricchire il gioco di squadra e l’esperienza di atleti e allenatori.

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Polla Roux.

Head coach del Rugby Rovigo Delta, ha portato la sua esperienza nella motivazione, vista come passione per uno sport che in Italia viene considerato secondario. Roux ha raccontato ciò che per lui è “self-motivation” per l’atleta: credere in se stessi, avere obiettivi, visualizzazione e gusto per la sfida. In questo l’allenatore si inserisce come aiuto per l’atleta a trovare la propria “motivazione interna”, questa la chiave di volta del suo intervento. Intervento molto interessante anche per il sapiente uso di filmati esemplificativi.

Piero Trabucchi

«Resilienza» ovvero la nostra capacità di far durare la motivazione nel tempo. Questo concetto è centrale negli studi di Trabucchi: l’uomo è l’unico animale capace di coltivare la motivazione, che fortifica la resistenza. Senza motivazione non si può forzare il cervello a resistere allo sforzo e in particolare alla tentazione di desistere e cedere al dolore causato, in genere, dalla pratica dello sport.
L’uomo ha sviluppato la resistenza per questioni di sopravvivenza: millenni fa, non avendo ancora inventato armi con una certa gittata, poteva catturare le proprie prede solo rincorrendole e provocando loro un collasso cardio-circolatorio. Per farlo doveva però resistere: alla corsa, allo sforzo o, in altri termini, alla tentazione di rinunciare.
Come si sopporta lo sforzo? Controllando il dolore. Gli studi di Trabucchi hanno dimostrato che gli ultramaratoneti (in particolare le donne) hanno una capacità superiore alla media di resistere al dolore provocato loro artificialmente in laboratorio.
La società contemporanea – osserva amareggiato Trabucchi – ci ha disabituati alla percezione del dolore (analgesici, antidolorifici) e quindi all’allenamento del cervello a resistere allo sforzo, al dolore e alla tentazione.
Il cervello quindi come un muscolo: che può essere fortificato attraverso l’allenamento. Tanto da poter diventare quasi il più “importante” muscolo da allenare in noi stessi.

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Gianni Gross.

Allenatore di nuoto della grandissima Novella Calligaris, ne parla per sottolineare l’importanza che l’allenatore ha nel leggere l’atleta cogliendone le predisposizioni, ma soprattutto cercando di focalizzarlo su pochi e precisi obiettivi: individuazione delle finalità e traguardi da raggiungere, focalizzazione dell’atleta (specie quello più giovane, per natura portato a distrarsi più facilmente).

Monica Carlin.

Ultramaratoneta nazionale di fama mondiale, ha all’attivo e. Ha corso per la prima volta una maratona a 33 anni, pur avendo già prima corso, ma solo a livello amatoriale e per fare semplice movimento. Si rivela invece ben presto atleta capace di segnare – specie in gara, dove più conta – tempi notevoli.
Ma oltre ai successi, Monica parla dell’importanza motivazionale delle sconfitte, dalle quali dice di aver sempre imparato moltissimo: analizzarle significa attribuirne il motivo alla preparazione non perfetta alla competizione (magari a causa di una malattia, conseguente terapia e quindi riposo forzato), a infortuni di vario genere, ma anche ad altre cause, altrettanto importanti, ma più celate (mentali, scarsa focalizzazione sul risultato ecc.).
Ogni atleta o coach intervenuto conveniva nel dire che la sconfitta ha un valore positivo e che può essere efficacemente usata per fortificare la motivazione di un atleta, invece che il contrario, cosa che spesso accade.

Franco Bragagna.

Ogni sport ha la sua voce e l’Atletica Leggera ha Franco Bragagna, per certi versi lui non si limita a raccontarla, la ama, la vive, la rappresenta. Più che da moderatore ha fatto da filo logico per un convegno con temi sempre correlati, contribuendo alla discussione con grande ironia e competenza.

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