Morning Runner

Il ronzio della sveglia giunge lontano. Mi desto quel tanto che basta per capire cosa sta succedendo e spegnere quell’insopportabile cicalino. Sbircio le cifre sul display, scorgo la prima, è un 5. Non mi riesce di distinguere il resto ma ormai ho capito chi sono e dove mi trovo e ricordo anche l’orario cui avevo puntato la sveglia. Molto presto.
In un gesto automatico butto le gambe fuori dal letto. E’ la prima cosa da fare, la più importante. Serve ad evitare che la pigrizia prenda il sopravvento e ti faccia girare dall’altra parte.
Scarpe e abbigliamento sono li che mi aspettano. Li avevo preparati dalla sera prima ed ora sono i primi a darmi il buongiorno. Già, perchè anche se sono in ferie, anche se ho tutta la giornata davanti in realtà so che se voglio correre ho poche ore per farlo. Sono le prime ore del mattino le uniche candidate a sostenere la mia corsa. Prima che arrivi Caligola o Lucifero. Prima che l’aria sia torrida e irrespirabile.
Il tempo di fare queste considerazioni e sono vestito e con le scarpe ai piedi. Non mangio nulla, butto giù solo un paio di bicchieri d’acqua e poi sono fuori.
In pochi minuti allaccio le scarpe e attivo il GPS del mio orologio da polso, faccio un leggero stretching mentre attendo che agganci i satelliti.  Quando anche lui è pronto posso partire.
Ora mi aspettano la strada deserta, l’aria frizzante e la luce tenue del primo mattino. Sono un “morning runner”, il mattino è il mio scenario preferito. Mi ritrovo da solo con me stesso e con i miei passi che risuonano attutiti dall’asfalto. Una volta partito, quando l’azione di corsa comincia a sciogliersi e a farsi più fluida capisco di aver fatto la cosa giusta e tutto intorno a me comincia a sorridere. Corro, sbuffo sudo e filo via veloce lungo la strada. Al mio rientro mi aspetta la doccia e una bella colazione. Finalmente mi posso rilassare soddisfatto, allungo le gambe sotto al tavolo facendole riposare dopo lo sforzo e godendo di quella sensazione di chi sa di aver fatto il proprio dovere.

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Non c’è dubbio, è un gran modo per cominciare la giornata.

 

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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