L’insostenibile leggerezza del runner

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“L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?”

Inizia così “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera ma questo è un articolo che parla di corsa. E soprattutto di quei runner che corrono con serietà e impegno ma senza seguire le istruzioni. Che possono arrivare dall’allenatore, da qualche libro o comunque (e sempre) dal buon senso. Questo è un post che parla degli errori che più spesso facciamo (e che non vogliamo ripetere).

Sto bene, grazie!

Se chiediamo a chiunque come si sente, è la risposta che riceveremo nella maggior parte dei casi. Nel running non basta. Dev’essere il medico a stabilirlo quindi, prima di iniziare a correre o comunque con cadenza annuale, è bene fare una visita dal medico sportivo che valuterà il nostro effettivo stato di salute. È indispensabile: non farla è certamente il più grande degli errori.

Da 0 a 100 in due giorni

I latini ci avrebbero scritto un trattato: De cursorum humilitate (mi perdoni il mio prof di latino se ho sbagliato). Il delirio di onnipotenza da sovraccarico di adrenalina e il comprensibile entusiasmo per chi inizia a sentirsi bene possono essere cattivi compagni. Il sovraccarico di allenamento, soprattutto per i principianti, può essere fatale. Lo stress a cui si sottopone il fisico con allenamenti troppo serrati può fare molto male.

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La corsa va affrontata sempre con l’umiltà di chi sa che i risultati arriveranno quando sarà il momento giusto. Per alcuni dopo poco tempo, per altri più tardi ma comunque arriveranno. Non serve a nulla partire a tutta velocità, l’importante è seguire il nostro programma di allenamento fatto di corse ma anche di riposo. Oppure – per chi come molti di noi si appassiona alla triplice disciplina – di attività in piscina e in bici. Certo è che un carico di lavoro eccessivo può essere una buona scorciatoia verso l’infortunio.

Il riscaldamento, questa enorme perdita di tempo

Anche gli atleti professionisti fanno riscaldamento prima di allenarsi, noi non siamo di certo migliori. Fare 10/15′ di corsa leggera per scaldare i muscoli è una gran cosa, praticamente stiamo dicendo al nostro fisico “Ehi amico, guarda che tra poco si fa sul serio. Ti do qualche minuto per prepararti!”. È una forma di gentilezza della quale le vostre gambe vi saranno grate.

E, dopo il riscaldamento, lo stretching. Mai prima, mai a freddo.

Lontano dai pasti. Ma non troppo.

Questa è un errore banale. Quando ci incappi una volta, poi non lo fai più (e chi ha corso subito dopo aver mangiato sa benissimo a cosa mi riferisco). Nello stesso modo però, correre a stomaco vuoto può compromettere la nostra sessione di allenamento. La benzina è necessaria anche per far correre una Fiat Duna, quindi anche per noi.

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L’abito e la scarpa fanno il monaco

Sapere come vestirsi è importante e l’abbigliamento tecnico – soprattutto con la stagione fredda – può aiutare davvero molto. La scarpa giusta invece è indispensabile. Giusta per il nostro piede, appoggio, peso, passo. È l’unico accessorio indispensabile per chi – come noi – corre.

 

Seguire regole e indicazioni può essere difficile ma prepara alla corsa, quella vera. Come scriveva Kundera: “ciò che distingue una persona che ha studiato da un’autodidatta non è la quantità di conoscenza, ma il grado di vitalità e di coscienza di sé”.

(la foto è tratta dal film “L’insostenibile leggerezza dell’essere”)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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