Less (weight) is more (velocity): Saucony Kinvara 3

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Una scarpa più leggera fa correre più forte: meno peso, più velocità. Più leggera è la scarpa, meno fatica fa il runner a sollevarla e spostarla, più va veloce. Finalmente i produttori di scarpe sembrano averlo capito e spingono la ricerca verso la costruzione di tomaie e suole sempre più leggere e performanti.

E’ il caso delle Saucony Kinvara 3: una scarpa A2 estremamente leggera, con un drop (differenza fra punta e tacco/heel to toe offset) di 4 mm. Una scarpa quindi minimal per peso e forma. Ma il minimal si ferma qui: il design è molto aggressivo e deciso: sono state descritte con termini che attingono alla jungla o alla pelle dei rettili, e bisogna ammettere che a quello fanno pensare.

Come si alleggerisce una scarpa?

Partiamo dal presupposto che una scarpa da running, come dimostrato dall’esplosione del minimal/barefoot di questi ultimi anni, non deve essere troppo ammortizzata né avere una tomaia in titanio: lo spessore giusto di suola per essere confortevole e ammortizzare, una tomaia in mesh leggera e traspirante per contenere il piede, una conchiglia morbida, se possibile. Hai già eliminato una percentuale significativa di peso ed hai ottenuto una scarpa che contiene egregiamente la forza di spinta del 99% dei runner. Ed è più leggera e wow, che sensazione straordinaria.
Proprio su questo hanno lavorato alla Saucony: la Kinvara 3 segue infatti la 1 e la 2 – migliorando una scarpa già considerata come ottima dalla comunità dei runner – soprattutto nella durata della suola, nell’ammortizzazione e nel trattamento interno della tomaia, priva di cuciture e quindi per niente irritante.

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I can feel you.

Quando prendo in mano per la prima volta un paio di scarpe le soppeso, le peso. Inizio a fletterle, ne scruto la suola. Le fletto ancora. Sollevo la linguetta, tasto la conchiglia.
Le Kinvara 3 pesano pochissimo (218 grammi/43/9) e si flettono con relativa facilità: la suola ha una buona consistenza e rigidità, che si traduce in confidenza e stabilità trasmesse su strada. La struttura “rigidamente morbida” della suola contrasta invece con una tomaia incredibilmente morbida e leggera: le foto dell’interno descrivono efficacemente di cosa parlo: respirabilità, impiego minimo dei materiali, leggerezza. Hanno inoltre la stessa conchiglia che tanto mi piace delle Nike Free Run: morbida, morbidissima. Così morbida che devi ricordarti di slacciarle comunque per infilarle (e non rovinarle) perché potresti metterci dentro il piede senza farlo.

Go smoothly.

Ci sono scarpe da corsa. Ci sono scarpe da corsa che non vedi l’ora di indossare. Le Saucony Kinvara 3 sono di questo tipo. Provando per RunLovers diverse scarpe, mi trovo ad usare difficilmente lo stesso modello per più di una settimana di fila, ma le Kinvara 3 mi hanno convinto ad insistere nella prova e a farci più chilometri, magari per il solo piacere di poterci correre ancor più a lungo. Hanno inoltre una peculiarità non di poco conto per il runner minimal/barefoot (che corre quindi tendenzialmente di avampiede): un’ottima ammortizzazione mediale. Avendo poco drop sono infatti scarpe per il runner che corre di avampiede o di punta o comunque colui che porta il peso lievemente in avanti. Per questo una buona ammortizzazione (ottima, direi) è cosa gradita che rende ancor più gradevole anche il lungo più impegnativo. Ma non sono per niente scarpe rilassate e da cruising (lungo tranquillo): hanno una suola con molto grip e scaricano senza mediazione la forza a terra. Spingono e trasmettono senza soluzione di continuità, quindi quando spingi e acceleri loro ti sostengono nella tenuta e nella progressione. E sono comode, molto molto comode. Che per una scarpa minimal non è un dato scontato.
Unico neo, che di certo non pregiudica la funzionalità della scarpa, una finitura dell’attacco suola-tomaia non perfettamente rifinita, con il filetto di stacco fra le due mal eseguito. Ma, ripeto, un dettaglio del tutto secondario e che non ha alcun peso sulla valutazione finale.

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Pro

  • Comodità
  • Ammortizzazione mediale
  • Leggerezza
  • Traspirazione
  • Ottima sia per runner esperti che per i meno esperti, ha un’ottima “latitudine di utilizzo”, per usare un’espressione fotografica
  • Vasta scelta di colorazioni

Contro

  • Finitura dell’attacco suola-tomaia non ben perfettamente rifinita

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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