La Via della Consapevolezza (1/3)

Quando iniziamo a correre non ci poniamo degli obiettivi. Forse abbiamo solo delle speranze: riuscire a perdere peso, fare qualche tipo di attività fisica, riuscire a fare qualsiasi cosa, pur di non stare fermi.
Sono obiettivi, anche se poco misurabili. Vediamoli in ordine di apparizione.

1. Ce la farò?
Non è per niente scontato riuscire a correre per un certo numero di minuti la prima volta che lo si fa. Potreste pensare di riuscirci per 15 minuti e scoprirvi molto più scarsi. Oppure molto meglio, chi sa mai? Provateci, in ogni caso.

2. Ok, ci riesco. E adesso?
Non serve adottare subito tabelle e strumenti di misurazione. Per le prime volte concedetevi un approccio molto rilassato: migliorate la vostra prestazione di frazioni di tempo o di distanza. Corro 10 minuti in più questa volta. Faccio un chilometro in più la prossima. Non siate subito esigenti, non siete già agonisti e forse non lo sarete mai (anche perché probabilmente non avete più 15 anni). Siete amatori, lovers. Anzi: se avete iniziato da poco siete amatori alle prime armi.

3. Voglio migliorarmi.
Un po’ alla volta arriviamo anche a quello. Ma leggi fino in fondo!

 

Io non sono mai particolarmente esigente, almeno non in questo senso. Non praticando la corsa in maniera agonistica ne ho un approccio rilassato, come del resto è nello spirito di RunLovers. Eppure mi sono accorto che porsi dei traguardi non è forse indispensabile, ma importante sì. E ve ne sono principalmente di due tipi: espliciti ed impliciti.

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I goal espliciti.

Quelli espliciti sono dichiarati da noi stessi: ce li poniamo a voce alta, li segnamo su un foglietto, li confidiamo al nostro compagno di corsa: tipo “Voglio perdere 4 kg” oppure “Voglio provare a migliorare il mio personale di 30″ al km entro 3 mesi”. Conta dichiararli. E poi, possibilmente, conseguirli. Ma già dichiararli è un inizio.

I goal impliciti.

Quelli impliciti non ce li dichiariamo nemmeno: accadono, per così dire. Discendono da comportamenti che abbiamo adottato e che hanno un influsso sulla nostra vita e quindi anche sulla corsa. Mi spiego meglio: negli ultimi 6 mesi ho seguito un regime alimentare non dietetico, ma attento ai cibi. Consapevole, per così dire. Ho perso circa 8 kg. Il beneficio di correre con 8 kg in meno è un traguardo implicito che non avevo visualizzato. Poi corri e te ne accorgi. 8 kg in più è come – adesso per me – correre con uno zaino in spalla con 4 bottiglie da 2 litri di acqua dentro. Folle no? E anche molto, inutilmente, faticoso. Io volevo perdere peso e basta, ma non pensavo immediatamente al beneficio che ne avrei avuto nella corsa. Una parte del mio cervello forse sì, ma non in maniera esplicita.
Oppure (e legato al precedente): un modo per misurare in maniera evidente il miglioramento (o anche il peggioramento, ahimè) delle proprie prestazioni è correre la stessa distanza sullo stesso percorso (e possibilmente con le stesse condizioni ambientali/stagionali) dopo un certo intervallo di tempo, tipo un anno.
Io mi sono accorto di fare molta meno fatica a fare un certo percorso. Oppure di riuscire per la prima volta a fare un certo percorso di trail running che un anno fa mi avrebbe ucciso e che ora mi mette sotto sforzo ma niente più. Ed è passato un anno. E sono invecchiato. Eppure sono migliorato: stesso percorso, tempi inferiori, sforzo sotto controllo. E mi conosco bene: sono troppo pigro per dirvi che c’è del metodo in tutto ciò. Forse inconsciamente, ma non ho adottato tabelle o comportamenti che “avrebbero dovuto portarmi a”. La cosa è successa, fortunatamente in positivo. E riesce ad essere utile anche in negativo: se non riuscite a fare quello che facevate un anno fa chiedetevi perché: mangiato troppo? Fumato troppo? Non può essere solo la vecchiaia, suvvia.
(fine parte 1/3)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. […] Nella prima parte abbiamo visto come ci si può porre degli obiettivi impliciti o espliciti nel praticare attività atletica. Abbiamo capito insomma come esistano traguardi che consapevolmente perseguiamo e altri che raggiungiamo come fossero premi per la nostra costanza e perseveranza. C’è del metodo in tutto ciò. Un metodo esplicito (mi pongo degli obiettivi e cerco di perseguirli) e implicito (toh, faccio meno fatica a fare questo percorso/Toh, lo faccio in meno tempo!). […]

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