La corsa a perdifiato

Fa freddo, molto freddo. Le nuvolette del vostro fiato si levano nell’aria. Vi ritrovate di fronte ad un rettilineo di erba e fango, ai piedi delle scarpe chiodate. Una pistola esplode un colpo e la ressa parte. In un amen vi ritrovate in mezzo ad altre decine di runners che sgomitano cercando di starvi davanti. Adrenalina a mille, il cuore pompa furioso, fiatone e schizzi di fango in ogni dove. Generalmente non è una storia lunga, c’è da tenere duro e sostenere lo sforzo intenso con impavido entusiasmo. Ma dopo aver girato come una trottola per non so quante volte ecco che il rettilineo si ripresenta di fronte a voi. Lo imboccate nuovamente e lanciate lo sprint. Con le poche energie che vi sono rimaste sradicate la rada erba presente dal suolo e tagliate il traguardo affannati come non mai.
Congratulazioni, avete appena corso una corsa campestre.

Ad ogni stagione la sua corsa

Se ogni corsa si esprime al meglio in una determinata stagione, sicuramente quella delle corse campestri è l’inverno. Freddo e fango sono due elementi imprescindibili per ogni campestre che si rispetti. Da sempre questo genere di gara viene utilizzato dai professionisti per potenziarsi in vista della stagione del fondo e del mezzo fondo. E sulla potenza, con le corse campestri, si lavora davvero in abbondanza.
Il tipo di gara infatti, così breve ma così intensa ed il tipo di fondo che, ben che vada, si può considerare pesante, sono due elementi che spingono il nostro corpo a sviluppare potenza muscolare.

Ad ogni gara la sua scarpa

Se per le corse su asfalto sappiamo, più o meno, dove andare a parare in termini di calzature il discorso si fa un po’ più complesso quando dobbiamo andare a correre la nostra prima campestre. Le scarpe da running non vanno più bene, per le campestri occorre qualcosa di specifico. E qui entriamo in un mondo estraneo, entriamo nel mondo delle scarpe chiodate. Non c’è verso, con i fondi delle campestri, soprattutto se fangosi, è necessario armare i propri piedi con i chiodi. L’alternativa è rischiare di pattinare, più che di correre.
Occhio però che, una volta calzate queste meraviglie, avrete delle piccole armi addosso. I chiodi infatti possono graffiare gli altri e voi stessi (mai strisciato un piede contro l’altra gamba ?), pertanto attenzione.

E ad ogni gara il suo abbigliamento

Le campestri si corrono in inverno e quindi si corrono con il freddo. Ergo ci si copre ? Sbagliato!
Un vero runner da campestre corre in canottiera, pantaloncini corti e, spesso, non indossa neanche i calzini, tanto le chiodate sono leggere e le tieni su per poco tempo.
Sono ammessi i guanti e, al limite, un berretto.
Il motivo di tutto ciò ? Beh, che io sappia non c’è. Però le volte che ho corso una gara di questo tipo tutti erano abbigliati in quel modo…e io mi sono adeguato.

Siete pronti?

Bene, ora avete una panoramica delle caratteristiche di una campestre. Una corsa per duri, ma anche no. E’ un ritorno alla corsa vera e pura, quella con poca tattica e dove il crono passa in secondo piano. Qui si deve lottare con l’avversario e l’unico modo per farlo è prendere il coraggio in mano e correre a perdifiato fino a quella linea lontana che rappresenta il traguardo.

(Pics byAdam KR)

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