Indaflow, flusso d’incoscienza

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Al principio c’è il beat, il ritmo primario che tutti noi riconosciamo istintivamente quando muoviamo i primi passi di corsa. Ascoltandolo attentamente e concentrandoci impariamo a gestire il battito di cuore, gambe e braccia cominciando, uscita dopo uscita, ad andare sempre più lontano e sempre più veloci. Ci riusciamo grazie a un po’ di pratica, molta volontà e un certo sforzo che assicuri una spinta costante.

Ciascuno di noi, a un certo punto, sviluppa la sensibilità necessaria per passare dal beat al flow (e viceversa), lo stato di grazia che possiamo sperimentare quando il corpo nuota, pedala o corre senza che la mente gli stia dicendo di farlo. È Il flusso di (in)coscienza nel quale precipitiamo perché ci sentiamo bene mentre ci spostiamo nello spazio, una sorta di Nirvana in cui fisico e testa si fondono diventando una sola entità. Qualcuno lo chiama “il corpo che pensa” ma, comunque lo vogliate definire, è senza dubbio una profonda forma di comunicazione con se stessi, essenziale per diventare atleti di endurance godendo al massimo e in piena efficienza della propria prestazione.

Essere “indaflow” significa insomma stare bene e viaggiare forte, condizione necessaria per portare a casa la pelle in un impegno di lunga distanza, che sia una maratona, un ultra trail o un Ironman. Quando ci entrate di solito vi si stampa un bel sorriso in faccia, e chi vi osserva vi scambia per matto.

Con questo spirito prepareremo insieme proprio un Ironman. Dimostreremo che qualunque persona comune, non particolarmente dotata, con un lavoro impegnativo e una vita sociale soddisfacente, è in grado di farcela se capace di fare grandi sogni, se determinata a sufficienza, se sostenuta da persone che le vogliono bene. In quello che diventerà non il mio ma il nostro anno di allenamento proveremo a diventare abbastanza di ferro per riuscire a tagliare il traguardo di Panama Beach in Florida con le braccia alzate e un tricolore sventolante. Per scoprirci, speriamo, un po’ cresciuti come donne e uomini ancora prima che come atleti.

Come andrà a finire non si può sapere, l’unica cosa che possiamo fare e mettere un passo dietro l’altro e iniziare il viaggio.

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