Il rito

Correre non si riduce alla sola corsa: ci sono la preparazione, la vestizione, la corsa vera e propria, la svestizione, il rilassamento (e, si spera, la pulizia) del corpo.
Le fasi che precedono e seguono la corsa vera e propria sono molto spesso considerate trascurabili o neanche accessorie. Vediamo invece perché è sbagliato trascurarle.
Durante la corsa il corpo è sottoposto ad uno sforzo non indifferente, al quale non è abituato per la gran parte del tempo: ripetute sollecitazioni delle articolazioni, lavoro sotto sforzo dell’apparato muscolare, per dire solo i principali.
Il corpo passa da uno stato di quiete ad uno di sollecitazione in poco tempo. È opportuno che questo cambiamento di assetto avvenga gradualmente.
Per farla breve, vi racconto cosa faccio io.

Cammina.

Potendolo fare, vado sempre a lavorare a piedi. Correndo prevalentemente a pausa pranzo o alla sera, camminare verso casa mi permette di riattivare i muscoli addormentati dalla stasi del lavoro. Uno o due km a piedi, a passo sostenuto, bastano e avanzano.

Stiracchiati, ma con metodo.

Arrivo a casa, mi cambio. Prima di infilare le scarpe faccio qualche minuto di stretching. Avverto i muscoli che sta per succedere qualcosa.

Corri.

Beh, non c’è molto da dire: corro, secondo il sentimento: lungo,ripetute, fartlek, “just cruising”, come chiamo io quel modo di correre molto rilassato, tipico degli americani che portano a spasso annoiati la propria auto col braccio fuori dal finestrino. A metà percorso – al giro di boa, quando si torna indietro – faccio un po’ di stretching. Solo qualche minuto, per riprendere fiato.
Si riparte.

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Dopo.

L’atto del correre è finito, ma quel che ne segue non è secondario: serve a rilassare il corpo e riportarlo gradualmente ad uno stato normale. E, come prima, la cosa non può avvenire brutalmente. Ma il tempo è spesso poco, bisogna tornare al lavoro o la cena è pronta. Aprite il rubinetto della vasca e riempitela per circa 20 cm di acqua fredda. Il perché lo scoprirete fra poco. Spogliatevi e ingannate l’attesa facendo un po’ di stretching. L’acqua nella vasca ha raggiunto il livello? Bene: immergetevi. L’acqua corrente fredda è a circa 12-15°. All’inizio non sarà piacevole, ma vi abituerete presto. Dovete cercare di restarci 7-8 minuti. Non è difficile, davvero. Sono pochi minuti che bastano per fare un trattamento blando di crioterapia: l’acqua fredda provoca infatti una vasocostrizione utile ad accelerare il recupero della funzionalità del muscolo. L’effetto più evidente sarà che i muscoli, magicamente, non saranno affaticati o dolenti come al solito. Provare per credere. Il trucco sta nel provocare una vasocostrizione e la conseguente vasodilatazione: il metabolismo e la circolazione sanguigna ripartono accelerando, accorciando i tempi di recupero. Risultato: meno male o niente male. Vale la pena per 7-8 minuti di bagno freddo, no?

Quasi dimenticavo un altro piccolo rito cui è lecito e consigliato indulgere (per quelli a cui piace): appena rientrati, andate verso il frigo, prendete una birra e versatevene un bel bicchiere: disseta e reintegra i sali minerali.
Ve la siete proprio meritata.

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(Foto: Antony Hopkins in “The Rite”, Warner Bros, 2011)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

3 COMMENTI

  1. La vasca fredda mi risulta difficile, anche perchè nn ce l’ho ;).. Ma la birra fredda post corsa è una goduria!!!! :D

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