Il giorno che Rosie Ruiz rubò la Maratona di Boston

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

Tempo di lettura: 3 minutiRosie Ruiz è un nome che ai più non dirà molto. Ed effettivamente non è un personaggio particolarmente noto, non in Italia perlomeno. Lo è molto di più negli Stati Uniti, a Boston in particolare, dove si corre la maratona più antica del mondo. E quella maratona, Rosie Ruiz la vinse, anzi no, la rubò.

21.04.1980. Boston.

E’ il 21 Aprile del 1980 e quel giorno si corre l’edizione numero 84 della maratona di Boston. Tra gli iscritti c’è anche Rosie, con il pettorale numero 50 che si è guadagnato con un’ottima prestazione alla maratona di New York. A quella maratona, la sua prima, la Ruiz si era iscritta dichiarando un tempo stimato di 4 ore e 10 minuti. Ma le cose andarono nettamente meglio del previsto, finì infatti la gara in 2 ore e 56 minuti, undicesima assoluta.
Nel ’79 non era ancora la maratona di New York che conosciamo oggi, era appena alla nona edizione ed i partecipanti ancora poche migliaia. Ma la sua fu comunque un’impresa e le valse la qualificazione alla prestigiosa maratona di Boston.

Al lavoro, il suo capo, anche lui appassionato di corsa, è entusiasta del risultato di Rosie tanto da pagarle la trasferta nel Massachusetts. E così, nell’Aprile dell’anno seguente Rosie Ruiz prende parte alla sua seconda maratona.

A Boston va anche meglio. Rosie migliora il suo tempo di 25 minuti e taglia il traguardo in 2 ore 31 minuti e 56 secondi vincendo la gara. È una prestazione incredibile, il terzo tempo più veloce mai corso da una donna e record del percorso di oltre 3 minuti.
Rosie Ruiz vince l’edizione 84 della Boston Marathon, la incoronano con l’alloro e le danno la medaglia. Una grande impresa, una storia bellissima.

Non è tutto sudore quello che luccica.

Peccato però che non per tutti sia così.
Qualche minuto dopo, infatti, arriva un’altra donna, la seconda dopo Rosie. Si chiama Jackie Gareau, è canadese ed era convinta di essere in testa alla gara. Glielo dicevano tutti lungo il percorso, che era prima, ma una volta al traguardo vi trova la sconosciuta Ruiz con la corona d’alloro e la medaglia e si rende conto che è solo seconda. La prende con filosofia. Quando le raccontano del miglioramento di 25 minuti della Ruiz dalla precedente maratona dice: “deve essersi allenata molto duramente”. Eppure un sospetto le viene perchè lei era prima, lo è stata per quasi tutta la gara, fosse stata superata se ne sarebbe accorta.

Il sospetto non viene solo a lei, anche il vincitore della classifica maschile, Bill Rodgers, sostiene che ci sia qualcosa di strano nella Ruiz. Innanzitutto non sembra per niente affaticata. I suoi capelli sono ancora in ordine e non è nemmeno tanto sudata nonostante non sia una giornata fredda.
I sospetti si fanno insistenti e vengono alimentati dal fatto che Rosie non ricorda alcuni dettagli della gara. Come ad esempio il famoso passaggio tra le studentesse urlanti del Wellesley College. Li c’è un chiasso tale che è impossibile non notarlo. Oppure, ad alimentare i sospetti, c’è il fatto che Rosie Ruiz non sembra avere un fisico particolarmente allenato e i battiti del suo cuore a riposo superano i 70 al minuto (contro i 50 di altre colleghe maratonete).
Gli organizzatori cominciano ad indagare, verificano le foto e le riprese fatte lungo il percorso e in nessuna di queste compare il pettorale 50 ed il viso di Rosie Ruiz.

Alla fine questi sospetti diventano qualcosa di più. Saltano fuori due testimoni che raccontano di aver visto la Ruiz immettersi nel percorso solamente in prossimità dell’arrivo. A meno di un miglio dalla finish line.

La testimonianza viene confermata anche da un altro racconto, che questa volta arriva da New York dove una giornalista si ricorda di aver incontrato la Ruiz in metropolitana mentre si stava correndo la maratona. Rosie si era infortunata lungo la corsa e stava raggiungendo la zona di arrivo con i mezzi pubblici.

Alla luce di questi fatti Rosie Ruiz viene squalificata dalla maratona di New York e, qualche tempo dopo, anche dalla maratona di Boston. La vittoria le viene revocata ed attribuita a Jackie Gareau, il nome di Rosie Ruiz viene cancellato dall’albo d’oro.
Dal canto suo la Ruiz si proclama innocente e rifiuta di restituire la medaglia. Ma ormai è difficile crederle perchè, per tutti, Rosie Ruiz non è più una maratoneta ma una ladra, l’unica ad essere riuscita nell’impresa di rubare la maratona di Boston.

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