Il colosso dai piedi di argilla

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minutiTolgo il dito dalla gamba, dalla coscia. C’è un livido, non tanto esteso, più o meno delle dimensioni del mio polpastrello. Distolgo il pensiero su altro, ma non riesco a stare ferma con le mani.

Seduta a tavola, mi prendo i piedi, e inizio a toccarli. Li tasto, li confronto, ci parlo. Quelle classiche situazioni in cui, se fossi a casa, la mia mamma con un secco: “Cosa stài facendo?!?” – proprio così, con l’accento sulla “a” – mi farebbe capire al volo il concetto “smettila-subito-di-toccarti-i-piedi-nudi-con-le-mani-quando-sei-vicino-a-una tavola [anche se ce li hai puliti!]”.

Per fortuna Mastrolinda non c’è. Ci sono io, la mia gamba con livido e i miei piedi, parecchio malconci. Dolore nell’appoggio, dolore sul dorso, tendini che urlano … Che poi tanto mi ripeto che lo sapevo. Sì, sapevo che prima o poi sarebbe successo. Cioè, voglio dire: succede a tutti quelli che si sparano *tot* km alla settimana e lunghi su lunghi, di avere il momento in cui c’è il “crack” muto. Nella consunzione della corsa, silenziosa, le parti, anzi i pezzi del nostro corpo si consumano.

Solo che quando il crack è altrui, ti dispiace; ma quando capita a te, ti sembra la sfiga più micidiale del mondo: incredibile come le imprecazioni si sprecano. Per non parlare di chi fa l’enorme, madornale errore di chiederti: “Oh, allora come stai? Ultimamente stai andando a tutto busso!”: nel migliore dei casi, la reazione che si tende ad avere è quella di disperazione tipo Maria Addolorata ai piedi della Croce.

Così, guardando ora i miei piedi, sospiro. Massaggio. E sospiro ancora. Un po’ perchè non so cosa fare. Vorrei che gli infortuni passassero in una notte. Vai a letto, ti svegli, butti giù i piedi dal letto e … taaac! Magia! Non c’è più niente!

Invece non è così. Anzi, mi viene in mente quella storia che mi insegnavano alle superiori … a proposito di un GRANDE Paese, che però veniva chiamato “il colosso dai piedi di argilla”. Ecco io mi guardo e penso questo. Di essere un colosso dai piedi di argilla, inteso alla Diderot: una persona la cui potenza non ha solide fondamenta e che quindi potrebbe crollare alla prima occasione.

Ok, non sono crollata alla prima occasione. Cioè, prima di crollare mi ci è voluto un anno e mezzo di allenamenti continui, gare, ecc. Però stavolta sono arrivata: “capolinea signorina, scenda dalle scarpe da corsa, grazie”

Non so esattamente cosa farò e come reagirò allo stop forzato.

[Cioè in realtà sto già facendo: sprovvista di ghiaccio in casa, ho furtivamente sottratto una bistecca congelata alla mia coinquilina e la uso come ghiaccio. Non fate i bastardi e non diteglielo e comunque: è incartata!]

Al momento sono abbastanza calma, o meglio … filosofeggiante: mi faccio forza e penso che se sono sopravvissuta 3 mesi senza camminare, sopravvivo anche un paio di settimane senza correre. Forse riesco a rimanere più o meno lucida, perchè leggo in continuazione di gente che si ferma, si riabilita, si cura, a partire dai frequentatori di RunLovers (uhm, bello, sembra quasi un bar :)), a tutti coloro che amano correre anche in maniera un po’ meno intensa di quanto corro io.

Con il pensiero sono vicino a tutti quelli che in questo momento si stanno leccando le ferite da maratona, da mezza maratona, corsa di 10km, corsa con i sacchi … insomma a tutti coloro che: “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli». Ma non possono.

Scatterà presto un piano B, ci vuole una via d’uscita mentale e va trovata. Anzi se avete soluzioni, rivolgersi al bancone, grazie.

Keep calm and don’t move.

(By Eric.Parker from Flickr)

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