Il coach

Oggi vorrei parlarvi del Coach! No, non mi riferisco a me stesso, ci mancherebbe, ma della figura del Coach: l’”ombra dell’atleta”.

Prendo spunto da queste Olimpiadi perché si sta riscoprendo questo importantissimo ruolo che anni fa era sinonimo di allenatore e che ora, invece, ha assunto un ruolo ben più importante.

Coach, ovvero il vettore, colui che trasporta e (aggiungo io) che trasmette. Cosa? Beh, non solo le nozioni tecnico-tattiche, la condotta di gara, la tattica, il movimento, il gesto atletico ma soprattutto colui che trasmette il modo migliore per interpretare tutto ciò.

Coach, sinonimo di sicurezza, di presenza, di certezza. L’atleta – l’attore principale – che sotto i riflettori deve saper fare la miglior performance, raccogliere i frutti di anni di lavoro in un istante di tempo. Quella frazione temporale che può cambiarti la vita come atleta e come persona.

Pensate a cosa passa per la testa ad un atleta nel momento della gara, pensate a cosa passa nella testa del coach nel momento in cui il suo atleta sta misurandosi con se stesso e con i suoi avversari.

La stessa identica cosa, passa semplicemente una cosa sola: la fiducia! Tu credi in lui, lui crede in te. Durante tutte le ore di training e nel momento della gara c’è solo la consapevolezza di avere un compagno con cui condividere la fatica: il tuo coach.

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Ecco perché lui non è un semplice allenatore né un semplice motivatore ma è il compagno di ventura o di sventura. Ma che comunque non abbandona mai il suo atleta.

Chi compete sa bene cosa sia la “paura” di essere soli in gara, quella maledetta paura di non arrivare sino in fondo, di doversi arrendere.

Ecco allora che anche se defilato, anche se nascosto tra i posti in tribuna, il coach c’è, il coach suggerisce senza farsi sentire, il coach infonde sicurezza.

Lo sguardo d’intesa è il vero ed unico canale di forza tra l’atleta e il suo coach. Chiudo – senza polemica – ma cambiare per ricercare stimoli, cambiare per ricercare sicurezze che non si hanno dentro, non serve a nulla. Anzi, serve solo a darne di maggiori. Il legame tra atleta e coach deve essere nel bene e nel male duraturo, una chiave per aprire la porta del successo prima o poi si trova.

Parola di Coach.

Grazie a Voi tutti ed alla prossima!

Paolo
Paolo Negrini, 40 anni poco più, Tecnico di Atletica Leggera (Fidal), Mental Coach (AICP), Preparatore Atletico (Atletica leggera, Rugby, Canoa, Tennis, Calcio), Coach Sportivo; ho vestito la maglia “azzurra” con il Duathlon in 4 occasioni (2 Campionati del Mondo e 2 Campionati Europei), maratoneta da 2h29′ (5000 in 15.25 – 10.000 in 30.55 – 21,097 in 1h09’48” – maratona 2h29’10”). Campione Regionale Veneto Assoluto di Mezza Maratona per 2 volte. Nella mia carriera agonistica ho fatto 45 primi posti in varie gare (strada – pista – cross), 32 secondi posti, e quasi altrettanti terzi.

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(©iStockphoto.com/technotr)

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