I punti Microlife ovvero come guadagnare ore di vita

Ricordati che devi morire…. Urlava il frate a Troisi in Non ci resta che piangere.

[tocca pure legno, per piacere]

In realtà – e questo lo sappiamo tutti bene – il nostro fisico si consuma ogni secondo che passa, ciò che conta è la velocità in cui lo fa e questa velocità la decidiamo noi: lo stile di vita, l’alimentazione e lo sport sono fattori che influenzano molto pesantemente la linea temporale del nostro corpo. La novità è che David Spiegelhalter, professore di “Public Understanding of Risk” a Cambridge, ritiene di essere riuscito a quantificare il decadimento del fisico dovuto a cattive abitudini e per farlo usa un’unità di misura molto originale: i punti “microlife”. (qui l’articolo)

Lo ammetto, i calcoli statistici e matematici mi causano epistassi pressoché immediata, quindi se volete andate pure a leggerli nell’articolo originale. Vi aspetto qui per continuare a parlare dei punti Microlife.

Cosa sono i punti Microlife

In questo caso il calcolo è semplice: ipotizziamo un maschio di ventidue anni 22 anni con un’aspettativa di vita di altri 57 anni (equivalente a 20800 giorni, oppure 500000 ore, o 1 milione di mezz’ore), prendiamo il milione di mezz’ore e calcoliamo quali sono i rischi di comportamento cronico (fumo, cibo, staticità) che servono per perdere ciascuna di queste mezz’ore. Fondamentalmente un punto Microlife è mezz’ora di aspettativa di vita in meno.

Spiegelhalter si è spinto oltre e ha quantificato i rischi rivelando che un punto Microlife vale:

  • 2 sigarette
  • 2 pinte di birra
  • essere semplicemente 5 kg in sovrappeso

Ovviamente non è che se una persona beve 2 birre in tutta la sua vita o fuma due sigarette morirà mezz’ora prima, la ricerca si è concentrata sui comportamenti cronici. Sì, anche l’essere in sovrappeso lo è.

Come in un videogame

Ma se i punti si perdono, si possono anche riguadagnare? Serve dire che uno stile di vita sano e attività sportiva costante permettono di perdere meno punti? Direi di no ;)

Ciò che mi ha interessato di più è come anche questa teoria concorra a renderci maggiormente consapevoli che ogni nostro atteggiamento si ripercuote sulla qualità della nostra vita.

Qui parliamo di corsa, lo so, ma chiunque pratichi il nostro sport avrà già sperimentato cosa intendo: la consapevolezza di ciò che mangiamo, la conoscenza dei meccanismi di funzionamento del nostro corpo e la componente mentale/riflessiva della corsa avranno già avuto il loro impatto nella vita di tutti i giorni.

Fregandosene di un punto microvita in più o in meno. E certamente con aspettative di vita molto alte in qualità e quantità. Non vi pare?

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