Hoka One One Mafate 2, la prova

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Tempo di lettura: 2 minutiCon l’UTMB alle porte urgeva provare una scarpa adatta alle lunghe distanze del trail, cercando delle garanzie in termini di prestazione, comodità e adattabilità.

Così ho deciso di provare le Hoka One One Mafate 2 dopo averle visto ai piedi di molti trailers, ed averne sentito parlare molto bene. Scarpa imponente, dovrete abituarvi a ragionare nei termini di un paio di numeri in più.

330 grammi di morbidezza al prezzo di 155,00 euro (anche se io le ho prese in saldo).

Tomaia

Accattivante secondo me,  specie la versione bianco nera per cui ho optato. I rinforzi ci sono, si vedono ma allo stesso tempo non si sentono. Morbido il tallone, ben rinforzato e di facile adattabilità al piede. Buona anche la punta, ben rinforzata come si addice al trail, ma senza massacrare le unghie. Le avrei preferite un po’ più comode in larghezza, il mignolo del piede sinistro ha sofferto dopo i 30km, ma forse dipende dal mio piedone piatto.La linguetta è comoda e morbida, ma da una scarpa così innovativa mi sarei aspettato una soluzione diversa. I lacci sono resistenti e di buona fattura, lunghi, ma di solito io li annodo doppiamente.

La calzata è ottimale, e si adatta velocemente al piede, specia su tratti non troppo ripidi e sconnessi.

Ammortizzazione e suola

Impossibile non notare la suola, è quello che contraddistingue le Hoka come nessun altra calzatura sul mercato. Le ho provate su tre delle più belle montagne del lecchese (nell’ordine, Grigna, Resegone e Legnone) scorrazzandoci una 150na di Km. L’inizio è stato traumatico, ci si deve fare l’abitudine, si viaggia sollevati da terra, e su percorsi sky un po accidentati la scarpa perde in termini di precisione. Inizialmente si ha una strana sensazione, poi ci si abitua. Piacevole sorpresa il grip della suola, anche se dopo i 150 km citati si è già scollata una parte della suola sotto il tallone… Visto il prezzo mi aspettavo maggior robustezza.

Finita la salita, respiro ed inizio la discesa. Sulla scatola delle Hoka il motto è “Time to fly”. Mamma mia, sembra di volare, quel che ti tolgono in termini di precisione lo danno con gli interessi in termini di ammortizzazione e stabilità in discesa. Mai provato nulla di simile, anzi dopo qualche km la scarpa si è adattata meglio al piede, la suola si è adattata e davvero sembra di volare. Terra, sassi, erba, il piede è sempre protetto e si viaggia con le molle.

La rullata è ottima, na naturalmente è penalizzata su asfalto e terreni duri, ma questa scarpa nasce ed è concepita per l’off road.

Estetica

In negozio appeno le ho viste, ho detto al commesso “E che sono trampoli, scusa avresti un 46 e mezzo?!” La prima prova è stata un effetto barca, coi jeans un pugno in un occhio. Fatto quattro passi di morbidezza mi avevano già convinto. Ho preferito la colorazione scura rispetto al giallo azzurrino, visto che le avrei maltrattae. Unico neo, i lacci, su cui secondo me si poteva fare qualcosa di meglio. Una scarpa così originale, è iper tradizionale da questo punto di vista.

Nel complesso

Ottima scarpa, ammortizzante, leggera, traspirante e soffice. Non la si apprezza del tutto in salita (almeno io), e rimpiangi la precisione, ma poi quando la strada scende ogni dubbio svanisce. Ideale per trail lunghi, io la indosserò nella seconda parte dell’UTMB da Courmayeur a Chamonix.

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