Di Quante Scarpe hai Bisogno per Scegliere?

Sono un esempio da non seguire quando dico che per scegliere le scarpe non sono andata in un bel negozio luccicante o di quei negozietti gestiti da gente che corre da una vita. Quello bisognerebbe fare, anche perche’ si imparerebbe una bella base di cose.

Invece, siccome questa passione della corsa e’ nata in modo estemporaneo (covata sotto la cenere per molto tempo), in modo molto testardo e autodidatta, mi sono accollata tutti i possibili sbagli che un principiante assoluto (status al quale sento ancora di appartenere) commette. Ho imparato a mie spese. Patendo. Bestemmiando. Gioendo.

E le scarpe non fanno eccezione. C’e’ da dire che non ho mai avuto grossi problemi in particolare. Ossia, dopo che da  Masinutoscana sentii di Murakami, comprai il libro appena uscito sulla Corsa, lo lessi tutto d’un fiato, nell’edizione inglese, senza stare ad aspettare la versione tradotta, e proprio li’ trovai l’indicazione delle scarpe Mizuno. Essendo totalmente a digiuno di tutto,  decisi di seguire il consiglio indiretto. Andai in un capannone-negozio alla periferia di Firenze, mi raccolsi in adorazione  davanti all’esposizione kilometrica di “Runner Shoes”, iniziai a scannerizzare alla ricerca delle Mizuno, e appena inquadrate pensai: “Maremma, son brutte di nulla!” Poi giro lo sguardo anche verso le altre, e mi accorgo che e’ un difetto comune. Ovviamente si preferisce privilegiare/investire sullo studio ergonomico, sui materiali piuttosto che sull’estetica. Mi tornava. Pero’, cosi’ a pelle, la sensazione di totale mancanza di gusto nel metterle insieme e farle accettare all’occhio umano, insomma, era un qualcosa di tangibile.

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Pensando al budget, scelsi un paio di Wave Ultima 3, con uno forte sconto che alla fine me le fece pagare una 60ina di Euro. La prima sensazione, fortissima, fu di calzare scarpe molto confortevoli alla stregua di ciabatte: sostenute, comode ma non troppo, alloggio piu’ largo rispetto alle molte paia di Nike e Adidas portate a vita.

Usate per molte, molte corse, con ottimi risultati: mai sentito nessun tipo di dolore, di fastidio.

Poi, si sa, il bello e’ anche incuriosirsi, sperimentare: mi ritrovo a provare le Asics Gel Cumulus, e appena messe sento come se il piede fosse risucchiato, metabolizzato e fermato in quella posizione di profonda accoglienza morbidissima e iper-imbottita. Come quando non ci sono scarti, sensazioni di largheggiare quasi fastidiose: il piede era accolto, studiato e la scarpa sembrava modellarsi di conseguenza. Li’ per li’ pensai di aver trovato Shangri-La. Che da li’ non mi sarei certamente mossa. Dopo un paio di corse, invece, sento il piede surriscaldato, e non era certo per la temperatura esterna, alquanto fredda. Delusione. Mai sottovalutare il calore al piede. Da’ disagio.

E invece, parlando anche con Marco, prezioso dispensatore di consigli che ho conosciuto da poco, ecco che mi arriva all’orecchio un’altra marca: Saucony, il cui primo scoglio e’ proprio la pronuncia. Come si pronuncia? Cosa vuol dire? Che poi la scarpa non la devi chiamare, la devi indossare, uno puo’ pensare: cosa mai ti puo’ fregare di questi dettagli? Lo so. Questa e’ anche la differenza tra un Principiante e un Amatore/Professionista. Il perdersi in bischerate. L’aggettivo che sentivo usare di piu’ era “confortevole” con l’aggiunta “Ti da’ una grossa spinta”. Mi fiondo nello stesso capannone-negozio e provo solo un paio di Saucony, anche perche’ non c’era molta scelta sui modelli. Un azzurro elettrico mi attira senza pieta’ verso le Ride 3. Non e’ l’occhio che deve decidere il tipo di scarpa, lo so, saggie parole caro Big; eppure appena indossate ho provato l’inimmaginabile sensazione di trovarmi sollevata a qualche cm da terra, come essere su tacchi a propulsione. Ci cammino un po’, in su e in giu’ per il locale, saltello, sfreccio a idiota tra le varie persone che mi guardano di traverso. Scelte e comprate.

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Ancora oggi, a distanza di qualche mese, uso le Saucony. Ci sto cosi’ bene che, contravvenendo alla regola del “Le scarpe da corsa si usano solo per la corsa” pronunciata per la prima volta dal saggio Slocum67, ogni tanto, in giornate da Braveheart, quando ti senti di voler osare per il gusto di osare e di godere per il gusto di godere, me le metto a giornata intera, con quel blu elettrico che mi batte sugli occhi quando le ammiro piena d’orgoglio e affetto.

In sostanza, non riesco a dare consigli specifici, non riesco a fare una recensione seria e puntuale, ma so come battere la testa e imparare dai miei errori. Che un po’ sono utili, aldila’ del fatto che si riesca sempre a trovare qualche buonanima che prova a metterti sulla buona strada, facendoti scontare solo le mancanze piu’ leggere, evitandoti i danni veri e propri.

Una volta Reuven mi disse di quanto la corsa fosse per lui una sorta di meditazione, attraverso i gelidi boschi norvegesi, nel completo silenzio rotto solo dai passi ritmici sul terreno. Alla fine, anche per scegliere un paio di scarpe adatte, basta poco: meditare la scelta.

4 COMMENTI

  1. Grazie Bebo:-) La prossima volta che sbircio a negozio, le cerco sicuramente. Mai fermarsi nella scelta!:-)

  2. Ciao,
    visto che mi hanno rubato le asics cumulus mi trovo incerta tra gel cumulus 13 oppure mizuno wave ultima 3 e per caso mi spuntato sotto gli occhi il tuo articolo.Non conosco la marca saucony.Sono di firenze mi potresti dire dove le hai trovate? Ho visitato i due negozi di universo sport ma non le tengono.Grazie.Silvoa

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