Cose che mi stancano più di una corsa.

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minutiOk, allora il primo che vuole subito contraddirmi, si faccia avanti.

Perchè io in questi giorni di riposo, forzato, sto meditando parecchio (e già questo mi stanca). E oltre a meditare tanto, mi sono fatta una lista di cose  che terribilmente mi stancano, più che fare una corsa di 15-20km, e su cui vi sfido a provare il contrario.

Vado per ordine, da quelle che mi sdrenano, stancandomi “leggermente”, fino a quelle che proprio: “Oddio, che faticaaaa!”.

1 . Uscire in pausa pranzo a procacciare del cibo, in caso di mancata schiscetta da casa (schiscetta = cestino con il pranzo). Al di là del pensiero di uscire, trascinarmi tra il grigio dei palazzi e lo smog delle trafficate vie della città, ciò che mi uccide è la mia collega, quando la giornata è soleggiata e si lancia in un: “Perchè non facciamo 2 passi a piedi?!”. Ecco: quella è veramente la morte mentale. Il cervello di Homer si accende, e torno automaticamente indietro in ufficio. Afflitta da un pensiero di me ottantenne con il bastone che mi faccio la passeggiatina post pranzo.

2. Classica scena, a tavola o mentre mi sto facendo improbabili impacchi di argilla. E poi c’è lei: quell’esigenza assoluta, incontenibile di qualcosa che è esattamente dal lato opposto della stanza o addirittura in un’altra stanza e la traiettoria che ce ne separa. Che noia. Nessuno mi ha ancora inviato il cv per candidarsi a portatore di oggetti, ma spesso me lo visualizzo già, pronto a sbattersi facendo su e giù ad ogni “clap-clap” di mani. E secondo me potrebbe avere pure un futuro, coi tempi che corrono …

3. Portare via la spazzatura/la carta/la plastica/il vetro. La distanza tra me e il cassonetto è presto misurata: 4 rampe di scale, di circa una decina di scalini l’una + 12 passi a piedi + 50m di puro e duro asfalto. Ma spesso quella distanza è un vero muro che si erge fra me ed il mondo esterno. Ogni volta stringo fortissimo gli occhi, e penso che i sacchi si teletrasportino fuori. Oppure grazie a questo mio infortunio, millanto con le coinquiline vari problemi di disabilità motoria, e il gioco è fatto. Almeno fino a che non riprendo a correre.

4. Fare la spesa. In generale, odio fare la spesa. Ancora di più odio farla se devo girare come un pesce rosso su e giù per le corsie, con gente che mi spintona a destra e a manca senza trovare quello che sto maledettamente cercando (dovremmo inventare qualcosa tipo “le partenze intelligenti” della spesa, stile spostamenti di massa delle ferie estive). A volte rifletto, e penso davvero che forse percorro meno strada quando mi alleno che quando faccio la spesa, soprattutto in certi Super – Mega – Giga – Iper mercati. Senza contare poi il simpatico tragitto casa – Supermercato, e viceversa. Qui si inizia a parlare di distanze importanti.

5. Lui. Quello sport, quell’attività che mi stanca anche al solo mettere in fila le 5 lettere che ne formano la parola: il nuoto. Penso sempre che sono nata con il naso e le narici, cavolo, non con le branchie. E anche ora da infortunata, al pensiero che è l’unico modo che ho per preparare una maratona, mi sento già stanca. Nonostante tutto, 4 mattine alla settimana, inforco la mia bici e pedalando con gli occhi pesti … arrivo al luogo dell’estrema fatica … la piscina comunale.

Ecco, tutto questo per dirvi: prima di lamentarvi della vostra prossima fatica di 5km, 10km, 20km (ehi, non esagerate ora!) pensate solo, che ci sono altre 5 cose che sono assai peggio.

E godetevi la vostra meritata corsa!

 

PS: avrei voluto inserire in cima alla top 5 “depilarsi” (o voi tutte, donne! lo so, sì, solidarietà perpetua!) ma poi per par condicio ho lasciato perdere.

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