Cortina Trail, molto più che una semplice corsa

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Il The North Face® Lavaredo Ultra Trail, meglio conosciuto come LUT, è un trail di lunga distanza che si svolge nel cuore delle dolomiti in uno scenario da favola che, giustamente, tutto il mondo ci invidia.  La prova è valida per classificarsi all’Ultra Trail del Monte Bianco, prova che corrisponde alla Mecca di tutti i Trail Runners.

La LUT prevedeva ben 5740 metri di dislivello positivo spalmati su di un percorso lungo 118 km (esatto, avete capito bene).  In occasione di tale, mostruosa, manifestazione, gli organizzatori hanno predisposto anche un giro decisamente più breve. Si trattava del Trail di Cortina, 46 km di lunghezza e 2500 metri di dislivello. Uno scherzo rispetto alla LUT ma comunque, per noi comuni mortali, pur sempre tantissima roba.
In questa estate arsa da Annibale prima e da Caronte poi, ho abbandonato la pianura per andare tra i monti e prendere parte a questo trail.
Era la prima volta che mi avventuravo in una distanza superiore a quella della maratona e devo dire che le due discipline sono molto distanti l’una dall’altra. Tanto tirata e tecnica è la maratona quanto più spensierato ed emozionante è il trail. Nella corsa in montagna non esistono passaggi kilometrici, si avanza meglio che si può e il più velocemente possibile. I ristori non sono un momento all’interno della corsa. Diventano anzi elemento fondamentale della competizione, punti di riferimento imprescindibili e, molto spesso, vengono ricordati tra i momenti migliori della gara. Vuoi per la simpatia e la disponibilità dei volontari e vuoi per l’importanza che la componente alimentare assume all’interno di una gara come questa.
Altro elemento molto importante è l’abbigliamento e l’equipaggiamento.

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I trail si svolgono in semi autonomia alimentare. Nei 46 km del trail di Cortina erano presenti 4 ristori in tutto e solamente in 2 di questi si poteva trovare del cibo, negli altri gli atleti avevano a disposizione solamente liquidi. Va da se che la presenza di uno zaino e di una riserva idrica assumono un’importanza tanto maggiore tanto più sono elevate le ore che si passano in gara.
Ma non è solo lo zaino ad essere importante. L’abbigliamento è una componente cui prestare particolare attenzione. I trail, per le lunghe salite e, soprattutto, per le ripide discese, sono delle gare che mettono a dura prova i nostri muscoli. Ecco che quindi spopolano indumenti o accessori a compressione per ridurre i dolori muscolari. Oltre a ciò vanno considerate anche le condizioni atmosferiche. L’estrema variabilità presente in montagna porta a dover fronteggiare in breve tempo condizioni climatiche molto diverse tra loro. Si può passare in breve tempo da un sole cocente ad una pioggia molto fredda se non addirittura alla neve.

Conscio di tutto ciò ecco come ho affrontato io il Trail di Cortina dal punto di vista dell’equipaggiamento.

Scarpe
Come recensito qualche tempo addietro, mi sono affidato alle mie La Sportiva Wild Cat. Scarpa robusta e versatile molto adatta a percorsi di lunga durata. Fin dalle prime prove le sensazioni sono state più che positive ed anche in questa prova le Wild Cat non hanno tradito. Ottima tenuta e confort più che soddisfacente. Quasi non mi sono accorto di averle tra i piedi. Meglio di così!

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Abbigliamento
Testa: un berretto tecnico Adidas, che uso anche per le corse su asfalto, per ripararmi dal sole e permettere comunque una certa traspirazione. Perchè la testa è uno dei massimi dispersori di calore del nostro corpo, meglio dunque lasciarlo sfogare.
Corpo: Canotta Montura Run Zip Sky. Pezzo forte del mio abbigliamento (assieme allo zaino), si tratta di uno smanicato tecnico dotato di Zip frontale fino a metà busto e di tasche posteriori per riporre delle riserve alimentari o idriche. Montura è un marchio noto a chi frequenta le montagne per l’alta qualità dei suoi prodotti. Ho usato questa canotta per la prima volta in occasione del Trail di Cortina e devo proprio dire che i commenti positivi erano decisamente meritati.
Gambe: Pantaloncini a compressione 2XU. Per i quadricipiti femorali, molto sollecitati durante le discese, è importante adottare alcuni accorgimenti. Soprattutto se, come me, siete soggetti a dolori muscolari in quella zona. Con questi pantaloncini aderenti mi sono trovato veramente bene alleviando notevolmente la sofferenza dei muscoli.
Polpacci: Per i polpacci vale lo stesso discorso dei quadricipiti. Avere delle calze a compressione può aiutare ad evitare problemi muscolari. Io ho utilizzato calze X-Socks, già testate in pianura. Hanno funzionato egregiamente anche in occasione del trail di Cortina.
Piedi: Il problema è sempre lo stesso, le vesciche. Per evitare questa eventualità ho usato un vecchio stratagemma: il doppio calzino. Sotto alla calza X-Socks ne ho utilizzata un’altra sottile in modo da evitare lo sfregamento tra la pelle del piede ed il calzino che lo ricopre. Ha funzionato alla grande.

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Zaino
Per lo zaino mi sono affidato a Salomon che è sicuramente tra i leader in questo settore. Ho optato per il modello Skin Pro 10+3 per la buona capacità e l’elevata vestibilità. In pratica lo zaino viene indossato come fosse un gilet, il vantaggio è che diventa un tutt’uno evitando di “ballare” sulle nostre spalle mentre si corre. Ottimo anche il CamelBack con riserva di 1,5 L.

Tanta attenzione dunque nell’approccio a questo trail ma devo dire che ne è valsa veramente la pena. Un trail del genere, vissuto in un ambiente di una bellezza indescrivibile, vale tutti gli sforzi fatti. E’ un’esperienza che rimane indelebile nella memoria e che fa provare emozioni vere e profonde come poche volte mi era capitato.

All’arrivo nessuna medaglia, non ce n’è bisogno, la consapevolezza di aver compiuto una piccola impresa è il premio più bello che ci possa essere.

Ma siccome noi runners siamo sboroni e l’organizzazione, che lo sa bene, ha pensato di regalare a partecipanti e a finisher due capi marchiati The North Face (sponsor ufficiale della gara). Maglietta bianca Lavaredo Ultra Trail a tutti i partecipanti e smanicato anti pioggia Hydrogen Vest (bellissimo) a tutti i finisher. Ho già avuto modo di indossare in pubblico la maglietta, ora non vedo l’ora arrivi la pioggia per poter sfoggiare lo smanicato e la scritta Finisher del Cortina Trail.

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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